Il mio primo Camilleri

Camilleri è uno di quegli autori di cui ho sempre sentito parlar bene ma che non mi Andrea Camilleri ero mai deciso di leggere per una sorta di doppia repulsione verso i romanzi gialli, in specie quelli che hanno per protagonista un Commissario (come il celebre Montalbano ideato da questo autore), e verso i libri scritti in dialetto.
Scrivere in dialetto mi pare un’assurdità: perché usare una lingua che solo in pochi capiscono? La sola risposta logica mi è sempre parsa: per non esser letti altro che da chi quella lingua la conosce. Una scelta elitaria e snobistica che già mi rende antipatico l’autore, senza neanche averlo letto.
Se poi il dialetto è uno di quelli “estremi”, tipo il siciliano o il bergamasco, allora preferisco leggere un libro in spagnolo, che non ho mai studiato: il mio grado di comprensione è simile.
Oggi poi che anche l’italiano rischia di morire, sostituito dall’inglese o magari dal cinese, usare i dialetti, mi pare un po’ un modo per scavargli la fossa, per togliergli terreno sotto i piedi e far vacillare di più la nostra lingua madre sotto le spinte sempre più violente dei nuovi idiomi della globalizzazione.
Detto ciò però, siccome sono convinto che, se un autore piace a tanti, deve avere qualcosa percui merita leggerlo, approfittando del fatto di avere in casa una copia de Andrea Camilleri  - La pensione EvaLa pensione Eva” di Andrea Camilleri, mi sono infine fatto forza e ho deciso di leggerlo.
Se non altro non era uno della serie con Montalbano!
Come speravo, per fortuna, la lettura si è rivelata piacevole e agevole. Innanzitutto perché il dialetto usato non era poi così difficile da comprendere e, soprattutto, perché, in effetti, Camilleri è uno che sa scrivere.
La prima parte del romanzo ci racconta la scoperta dell’amore e del sesso (soprattutto di questo) da parte del protagonista Nené. Questa scoperta è legata ai misteri (per un ragazzino) che si celano in una casa d’appuntamenti come la Pensione Eva. Ho trovato queste prime pagine molto vivaci e intense.
Il romanzo poi, verso la metà, lascia un po’ in disparte Nené per occuparsi di altri avventori del bordello. Si trasforma quindi, purtroppo, in una raccolta di racconti (gradevoli e simpatici ma pur sempre racconti), facendo perdere al romanzo la sua unità narrativa.
È vero che il titolo del libro è “La pensione Eva” e non “Nenè” e che quindi la vera protagonista della storia è questa casa di piacere, ma dirottare una storia su personaggi secondari non mi è parsa una gran prova di stile. Questo però è un po’ un giudizio da addetto ai lavori, perché il libro, nel complesso, mi è piaciuto e l’ho divorato in poco tempo, sempre con il desiderio di riprenderlo in mano ogni volta che lo lasciavo.

Firenze 25/02/2010

 

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4 responses to this post.

  1. Posted by dreca on 12 ottobre 2011 at 08:50

    Qualche anno fa provai anch'io un Camilleri, per le tue stesse ragioni: se piace a tanti qualcosa di buono deve pur averlo, tra l'altro una mia carissima amica con cui condivido l'amore per moltissimi autori, non ne perde uno. Quindi provai anch'io, anch'io provai un libro che non fosse della serie di Montalbano (Il corso delle cose)…solo che per me sono state 145 pagine lunghissime, non ho approfittato del diritto di non finirlo solo per affetto verso la mia amica. Dovrei dargli un'altra possibilità, ma…

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  2. Posted by Wolfghost on 12 ottobre 2011 at 09:33

    La tua e' stata un'azione molto intelligente: conoscere prima di esprimere un giudizio

    Rispondi

  3. Posted by carolinam on 17 ottobre 2011 at 08:11

    anche io ho letto " Il ladro di merendine" se devo essere sincera…non ne ho cercati altri, sicuramente sarà il genere che non è quello mio più gradito…chissà

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  4. […] La pensione Eva – Andrea Camilleri – Mondadori […]

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