IL SERIAL KILLER DELLE ROSE

16 rose arancioni - Michele Ciardelli 16 rose arancioni”, il romanzo di Michele Ciardelli, letto nella nuova edizione GDS, si apre con un gioco di sguardi cinematografico, che lega con maestria persone e storie lontane in viaggio, preannunciando con stile legami che il seguito della storia rivelerà.
Ed ecco che ci troviamo sulla scena di un delitto agghiacciante, che ricorda subito certe scene alla Dan Brown, con riferimenti mistici e rituali: un uomo crocifisso a testa in giù, con dei versi impressi nel ventre e un camino acceso nonostante sia estate.
Da qui però lo sviluppo della narrazione non è quello tipico dell’autore de “Il Codice da Vinci”, anche se ritroveremo altri delitti e altri simili rituali. I riferimenti sono però più immediati e non necessitano indagini complesse per essere interpretati, basta conoscere un po’ la Bibbia. Difatti, l’autore non si perde nel cercare di spiegarceli ma sviluppa invece un racconto intorno ai vivi, più che ai morti, a quell’Antonio che, il giorno del suo diciottesimo compleanno, torna a casa trova il padre crocifisso e la madre impazzita, ad Altero l’amico di famiglia che svolge le indagini, alle loro donne e al piccolo Sergio, il figlio di otto anni di Altero. Il tutto con i toni familiari e spesso rilassati delle fiction televisive, come viene fatto notare all’interno del libro stesso.
La storia comincia in terza persona e verso la metà vira bruscamente assumendo la prima persona. Sarà l’assassino a continuare la narrazione, rivolgendosi direttamente e confidenzialmente al lettore, e questo ci farà capire come mai la sua conoscenza della famiglia sia molto approfondita ma non precisa. Come mai ad esempio quel ragazzino di otto anni si comporti con la saggezza di un adulto e stia sempre nel mezzo anche quando qualunque genitore assennato avrebbe cercato di tenerlo un po’ in disparte. Perché il padre lo coinvolge, dopo che ha da poco perso la mamma, in una storia d’amore appena iniziata e incerta? Anche la parte iniziale, infatti, scopriamo essere la sua versione, quella dell’assassino. Non dobbiamo allora stupirci che certe ricostruzioni psicologiche non siano perfette, del resto un serial killer non può che avere una visione un po’ “strana” della psicologia.
Poi il killer torna a scrivere in terza persona e infine a parlare è l’investigatore.
Gioco questo del cambio del punto di vista non facile, originale ma non nuovo (ne ho appena letto una prova magistrale nelle pagine de “La Trilogia della Città di K.”) ma che impreziosisce il volume, rendendolo un po’ più articolato.
La spettacolarità dei delitti descritti (e, come detto, l’incipit) ben si presterebbe a una resa cinematografica… ma solo per chi non è debole di stomaco, soprattutto per la violenza dell’ultimo.

Firenze, 26/04/2011

INTERVISTA A MICHELE CIARDELLI

Dopo aver letto il suo romanzo, ho avuto l’opportunità di fare qualche domanda a Michele Ciardelli, ecco cosa gli ho chiesto e cosa mi ha risposto.

D – Leggendo il tuo romanzo “16 rose arancioni” ho notato delle somiglianze con Dan Brown, ad esempio nella scena del padre crocifisso a testa in giù, o con Agota Kristof o Kundera per i ripetuti cambi di punto di vista. Ti sei in qualche modo ispirato a loro? C’è qualche autore che ti ha influenzato maggiormente?

R- Devo dire che ho letto il libro di Dan Brown a cui fai riferimento (presumo intendessi Il codice da Vinci nella rappresentazione dell’uomo vitruviano!) alcuni anni dopo aver scritto il mio libro. Di Milan Kundera ho letto l’insostenibile leggerezza dell’essere e non ricordo dei passaggi fra la terza e la prima persona, mentre Agota Kristof confesso di non averla mai letta. Quindi, ti rispondo semplicemente dicendoti: no non mi ha influenzato nessuno. Non a caso non ho un genere preferito né di lettura, né di scrittura e nemmeno un autore preferito.

D- Alcune scene di “16 rose arancioni” mi sono parse molto cinematografiche. Quando scrivi pensi “per immagini”? Quanto ti influenza il cinema? Se il tuo romanzo fosse trasformato in un film a quale regista ti vorresti affidare? Quali interpreti preferiresti?

Micaela RamazzottiSì, hai centrato il punto. Penso per immagini. Ovvero chiudo gli occhi e descrivo ciò che “vedo”.
Come per i libri, anche il cinema non mi ha mai influenzato. Anche perché la vedo dura che un film animato come Il Grinch, oppure Jumanji, La fabbrica di cioccolato o Edward mani di forbice (i miei film in assoluto preferiti) possano influenzarmi tanto da creare delle scene così cruente.
Il regista può essere chiunque… non saprei scegliere. Come interpreti vedrei benissimo: nella parte del pazzo Marco, Raoul Bova (così dimostrerebbe d’essere bravo, oltre che bello!), di Altero, Tirabassi, di Monica , la mia donna preferita: Micaela Ramazzotti. Io vorrei partecipare attivamente alla stesura della scenografia, perché modificherei il libro in un certo modo, e devo dirti che saprei anche come!

D- Ho notato che cambi spesso editore. Persino  “16 rose arancioni” prima l’avevi pubblicato con SBC Communication  e ora con GDS Edizioni. “Due giorni in più” invece l’hai pubblicato con Demian. Come mai? Cosa cerchi in un editore? Che opinione hai del mercato editoriale attuale?

 Raul Bova Qui tocchiamo un tasto molto dolente. Ho cambiato tre case editrici, per motivi differenti. La SBC Communication, la mia prima casa editrice, l’ho cambiata perché mi ha chiesto e ottenuto soldi per pubblicare. L’ho fatto la prima volta perché non sapevo che esistessero anche quelle non a pagamento. La seconda, la Demian, pubblica gratuitamente, ma non fa, come quasi tutte le case editrici pubblicità. Quindi è inutile pubblicare se nessuno sa che è uscito. Le oltre 6000 case editrici che ci sono in Italia pubblicano i libri, facendo a tutti gli effetti dei tipografi, ma non si preoccupano di promuovere. Perché sanno che la richiesta, noi autori, è alta e non si preoccupano di far fare pubblicità, perché ci pensano gli autori stessi.
Cerco due cose: la pubblicazione gratuita e l’aiuto promozionale. Ovviamente non sono Dan Brown e non posso permettermi di dettare le regole; ma niente mi obbliga ad accettarle! Quindi o trovo tutto o smetto di pubblicare… non è un problema. Io scrivo per divertimento, passione, non per far guadagnare le case editrici. Probabilmente il prossimo libro te lo spedirò per mail… tanto il mio obiettivo non è diventare ricco, ma far leggere a quante persone possibili i miei scritti! Non a caso i proventi della vendita di 16 rose arancioni vanno all’Associazione ONLUS Domenico Marco Verdigi, che si occupa di dare un futuro migliore ai bambini che ne hanno bisogno. Se vendessi un milione di copie, quasi interamente la somma andrebbe a loro… ergo: mi interessa farmi conoscere, non guadagnarci.

D- Come è cambiata, se lo è, la tua scrittura tra “La Falena”, “16 rose arancioni” e “Due giorni in più”?

R – E’ cambiata moltissimo. Il libro La falena l’ho finito di scrivere nel 2002, Due giorni in più Michele Ciardellinel 2010. In questi otto anni di differenza ci sono stati molti mesi di vero e proprio studio sui libri di grammatica e di analisi logica per colmare le molte lacune, retaggi dei miei 4 scolastici. Oltre alle ore perse dal professore che mi ha dato un sacco di ripetizioni in Italiano… Perché volevo essere capito da tutti. E, come dico sempre, per rispettare il lettore.
Ho mantenuto, però, uno stesso modus scrivendi. Ovvero del cambio di prospettiva, che è la peculiarità del mio scrivere.
I generi sono totalmente differenti. La falena è un noir, 16 rose arancioni è un giallo, Due giorni in più un romanzo. Il quarto che, ovviamente non sai, La vita che vorrei per te, terminato a settembre del 2010, è una favola per adulti. Oltre ad aver scritto 3 racconti brevi: due fantasy storici (La stele di Aker e Il calice della bellezza) e una fiaba (La spiga di grano). E 5 racconti brevissimi, fra cui uno è stato edito nell’antologia 365 storie cattive, dove hanno pubblicato anche Buticchi e Roversi.

D- Ora parliamo un po’ di te. Che peso ha la scrittura nella tua vita? Ho letto che hai preso la maturità tecnico-nautica ma in “16 rose arancioni” non si parla di mare o di navi. C’è qualche connessione tra quello che scrivi e la tua vita di tutti i giorni?

R – Generalmente no. Io scrivo tutto ciò che la mia mente partorisce… e la mia fantasia mi permette di inventare tutto. Mi sento d’avere la stessa fantasia di un bambino che gioca con i soldatini e a cui fa fare tutto quello che vuole, anche morire. Io sono cresciuto e quei soldatini sono diventati i miei personaggi… a cui faccio fare di tutto! Poi tutto inizia con un nuovo gioco… e quindi con un nuovo libro.

D-“16 rose arancioni” è un noir con tinte quasi horror. Percepisci il mondo come un luogo in cui simili delitti siano possibili e frequenti o consideri i mondi che descrivi come fantastici?

La morte non è sempre la fine di qualcosa, ma spesso è l’inizio di altro. Ecco come ho concepito i delitti. Purtroppo la realtà che scopriamo dai telegiornali è di gran lunga più lugubre della fantasia più sfrenata. Il libro vuol essere un’accusa alla famiglia e alla società che spesso per fretta non si accorge di ciò che gli gira intorno fino a che non si trova davanti a fatti violenti…

D- E per il futuro? Che progetti hai? Quale Ciardelli incontreremo domani?

A livello di opere… vedo un domani sterminato. Ho talmente tante idee e storie da raccontare che dovrei diventare un moderno Asimov… Ma io preferisco anche e soprattutto vivere una vita “normale”, e scrivere quando ho voglia di giocare, non perché “devo”. Ogni storia dovrà aspettare… il suo turno.
Vuoi degli esempi? Ho in mente un on-the-road: una storia che si svolge durante un viaggio. La  sceneggiatura di un’opera teatrale: una sorta di 6 personaggi in cerca d’autore al contrario… classico di noi autori emergenti che ci sbattiamo tanto per trovare un nostro pubblico. Il continuo di 16 rose arancioni, che sarà intitolato “L’amore della morte”. Un fantasy che sto scrivendo “Tra le righe di un desiderio”, i cui lettori che prenderanno un libro dalla libreria appena aperta, si troveranno a leggere la storia che hanno sempre sognato di leggere, tanto da viverla realmente! Un fantasy intitolato “L’O.D.I.O”. (L’odio dona irrimediabilmente odio) dove i personaggi (Oliandro, Danilo, Ilaria e Olga… O.D.I.O. appunto) che sono figlio, padre, madre e figlia di una stessa famiglia, proveranno lo stesso tremendo sentimento: l’odio. Finché non finiranno nel castello della loro anima. Continuo?
A livello di pubblicazioni, come ti ho detto non lo so. Se trovo quello che cerco, bene, altrimenti li manderò in PDF agli amici.
Personalmente lo vedo perfetto. Con tutte le bellezze (mia moglie, la mia gatta) che spero percorrano come me il futuro e con tutte le bruttezze (morte di mio padre, di mio fratello e di mi zio) annesse. La vita non è sempre perfetta e da fiaba. Spesso ti mette di fronte agli orrori della vita: mio fratello è morto che pesava 26 kg.
Voglio farmi un auspicio da solo: spero di rimanere operaio a vita e scrittore per passione, che diventare scrittore per lavoro. Perché vorrebbe dire che ho ucciso tutti i miei soldatini… e che non mi divertirei più, dato che inizierei ad avere scadenze e quant’altro!
Caro Carlo ti ringrazio d’avermi dato modo di avermi fatto questa bella intervista. Ha  solo un difetto… è corta!

Lo so, si vorrebbe dire sempre di più! Lascio però qui un link alla tua scheda su Apostrofando, con cui collabori, nel caso qualcuno volesse sapere ancora qualcosa di te.
Ciao e grazie a te.

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7 responses to this post.

  1. Posted by sorgentediluce on 5 giugno 2011 at 14:02

    Oddio!Troppo spettacolareeee!!!Ma sei bravissimo!

    Complimenti!

    Rispondi

  2. Posted by passeggio on 5 giugno 2011 at 14:14

    Beh che dire… a parte alcuni errori sintattici, figli della scrittura sincera e non riletta, mi sembra tutto perfetto.
    Carlo ti ringrazio veramente tanto… Spero di aver fatto anch'io qualcosa per te, con le mie domande e le tue risposte su Apostrofando.

    Rispondi

  3. Posted by michelazan on 6 giugno 2011 at 21:39

    Un' intervista interessante che scandaglia a fondo non solo l'anima di Michele autore…complimenti all'intervistatore e all'intervistato, è stato un piacere fermarmi a leggere.

    Rispondi

  4. Posted by egle1967 on 7 giugno 2011 at 11:04

    Le tue recensioni e la tua intervista sono molto interessanti, ma sono veramente tanti i libri di cui parli che non conosco. In ogni caso sono scettica a leggere qualcosa di chi dice non c'e' connessione tra quello che scrive a la sua vita "di tutti i giorni". Credo che ci sia un mondo interiore che non puo' essere mai consioderato a se stante rispetto alla vita che si fa, anche se a volte i due aspetti stridono. Non possono rimanere staccati, ma sono sicura che non è cosi' per nessuno, quindi neanche per questo autore. Complimenti a te.

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  5. […] 16 rose arancioni – Michele Ciardelli […]

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  6. […] emuli di Dan  Brown non mancano certo (penso ad esempio al nostro Michele Ciardelli con il suo “16 Rose Arancioni” o al modesto Jorge Molist, con “L’Anello del Tempio”), G.L. Barone ha tutte le carte in […]

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  7. […] Michele Ciardelli avevo già letto il giallo-noir (arancione?) “16 rose arancioni”. Leggo ora la sua fiaba “Michele e il soldatino”, prodotto del tutto diverso dal precedente, […]

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