Il Tempo ucronico di Lost

Evangeline Lilly, Kate in Lost

 Non amo la televisione e non amo i telefilm. Credo che siano passati anni da quando ne ho seguito una serie in TV.
Di LOST però mi avevano parlato molto bene e ho voluto provare. Sono partito dalla Prima Stagione e sono arrivato alla Sesta e Ultima senza stancarmi, perché la storia è davvero ben congegnata e riesce sempre a sorprendere, cambiando punti di vista.
Ma Lost in realtà non è un telefilm. E non è neppure uno sceneggiato, sebbene la sua trama si dipani lungo tutte le puntate delle varie Stagioni che lo compongono. LOST è una rivoluzione letteraria. LOST è qualcosa che sta cambiando non solo il modo di fare telefilm ma anche di fare letteratura, di scrivere romanzi.
Non tenere conto della sua lezione sarebbe un errore per qualunque autore, di romanzi o di cinema, che volesse considerarsi figlio del XXI secolo.
LOST è innanzitutto un’opera complessa. Come nelle soap opera abbiamo, infatti, varie storie che si intrecciano, vari personaggi da seguire per numerose puntate, ma qui l’intreccio è più sofisticato. I protagonisti sono effettivamente un gruppo e hanno una  storia comune ma i punti di vista della storia cambiano continuamente (ricordate l’occhio che compariva nelle prime puntate a introdurre, con un certo senso d’angoscia, un nuovo personaggio e un nuovo punto di vista?).
Un po’ come in “Roma eterna” di Silverberg anche qui c’è un vero protagonista non umano che tutti sovrasta. In Roma Eterna era l’impero romano. Il meccanismo è noto in letteratura. Di recente ne ha abusato anche Follett nel suo “La caduta dei Giganti” in cui protagonista è l’Europa o forse il Mondo. Qui protagonista è l’Isola, che ha un suo carattere e una sua personalità. E un suo mistero!
Non è però Il Protagonista ma uno dei tanti, perché ciascuno lo è a modo suo.

Jack, Kate e John in LostMoltissimo ci sarebbe da dire di LOST, della sua filosofia (avete notato che i protagonisti portano i nomi di filosofi e fisici? Hume, Locke, Rousseau, Faraday, Hawking), della sua mistica, della logica continuamente rovesciata, dei suoi misteri, della doppiezza di molti personaggi, ma qui vorrei parlare di una sola cosa: il tempo. O meglio del geniale uso del Tempo fatto dai creatori di questa storia.

Innanzitutto LOST ci affascina grazie al sapiente uso del flashback. Prima di cominicare a vederlo mi chiedevo: come si possono fare tante puntate su un gruppo di naufraghi? Alla fine le loro vicende diventeranno ripetitive, pensavo. Avevo in mente Robinson Crusoe e le sue peripezie per la sopravvivenza e tutti i suoi emuli. Le difficoltà dell’uomo moderno in un mondo selvaggio, invece, sono un elemento quasi assente in Lost.
Ebbene il meccanismo del flashback rende subito vana questa riflessione: abbiamo tanti personaggi e di ognuno scopriamo oltre al suo presente anche il suo passato, dilatando all’infinito il piano narrativo.
E siamo solo alla Prima Stagione. Nella Quarta Stagione (se non ricordo male) la gestione del tempo narrativo fa un nuovo salto in avanti introducendo un meccnismo più originale del flashback, che del resto è antico come la letteratura, dato che c’era persino nell’Odissea: il flashforward. Certo non è una novità, ma è sicuramente uno strumento più raro. Ecco dunque che la storia si svolge su tre piani temporali distinti contemporaneamente: passato, presente e futuro.

Ma fino alla fine della Quarta Stagione il movimento attraverso il tempo rimane un artificio narrativo, con la Quinta Stagione abbiamo una vera e propria rivoluzione nell’impostazione della storia e il Tempo diventa esso stesso protagonista della narrazione: i personaggi cominciano a muoversi avanti e indietro nel tempo, con veri e propri viaggi alla Wells.
Si dovrebbero allora verificare i paradossi classici della fantascienza sui viaggi nel  Kate (Evangeline Lilly) in Losttempo. Lo stesso Daniel Faraday (il fisico, il suo omonimo è famoso per la “costante”) afferma che quel che è stato è stato e che quindi il passato non può essere modificato ma poi scopre di essersi sbagliato, di non aver considerato le variabili (“le variabili siamo noi”), dunque il presente può essere modificato agendo sul passato. Sarà questo che vedremo nella Sesta Stagione, mi chiedevo alla fine della Quinta? È questo che spiega come John Locke fosse morto e poi sia tornato in vita?
Se così fosse, anche la concezione fisica del tempo in LOST sarebbe innovativa, considerando il tempo non più come lineare (come è comunemente inteso) ma magari come un frattale dalle infinite divergenze e possibilità.
Proprio come immaginavo i primi episodi della Sesta Serie hanno confermato quest’impostazione e Lost, magicamente, si è trasformato in una sorta di ucronia.

Durante la Prima Stagione immaginavo che il senso e la ragione di tutto quel che accadeva, il motivo percui i naufraghi erano lì fosse perché in realtà erano tutti morti e si trovavano in una sorta di limbo in cui attendevano di passare nell’Oltretomba, con gli Altri che parevano una sorta di razza di demoni/ angeli incaricati di vegliare su di loro, idea confermata più avanti dalla scoperta di notizie provenienti dal mondo esterno che parlavano del loro volo aereo come sprofondato in mare e senza superstiti.
La meraviglia di Lost però è che, appena hai una teoria sui suoi perché, gli episodi successivi la contraddicono, pur mantenendo una logica possibile. Si scopre, ad esempio, che l’aereo affondato è solo un trucco.

  Evangeline Lily, Kate in LostEd eccoci alla Sesta Serie. I primi episodi ci fanno capire che è tutto vero. Tutto quello che abbiamo visto e immaginato succede ed è veramente successo. È vero che il volo Oceanic è naufragato sull’isola e che i passeggeri si sono quasi tutti salvati, è vero che i passeggeri dell’Oceanic sono tutti morti, forse è vero che solo sei di loro si sono salvati e sono riusciti a tornare a casa ed è vero che l’aereo non ha mai avuto incidenti ed è atterato regolarmente.
Come può esserre tutto vero?

Lo è se immaginiamo che il tempo, come scrivevo, non sia una linea retta, ma che esistano tanti tempi alternativi, un tempo per ogni “se”, un tempo in cui siamo morti e un tempo in cui siamo vivi, tempi che scorrono “assieme”, ognuno in una direzione divergente.
È esattamente la stessa concezione del Tempo che sta alla base del ciclo di romanzi “I Guardiani dell’Ucronia” di cui ho appena pubblicato il primo volume “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, la stessa idea alla base dei miei precedenti romanzi “Il Colombo divergente” (2001) e “Giovanna e l’angelo” (2007). Per questo Lost sembra quasi un’ucronia, anche se non lo è del tutto dato che quella che muta una storia inventata, non la Stroria dell’umanità. Siamo dunque dalle parti di “Slidding Dors” e di “Ricomincio da capo”.

Questo, però, è vero solo fino a un certo punto. Se si fossero fermati lì, gli autori di questi telefilm, avrebbero trovato la via per un finale più aperto e, per me, più soddisfacente.
Probabilmente devono aver ritenuto che far accettare una simile visione del Tempo fosse troppo difficile e che il pubblico avrebbe potuto rimanerne deluso e, soprattutto, confuso.
Così negli ultimi episodi hanno dato una nuova sterzata alla trama, deludendomi per la prima volta, e hanno cercato un finale che potesse spiegare tutto, ma che fosse anche semplice e rientrasse nella visione comune delle cose (immagino possano essere queste le loro motivazioni). Sono dunque tornati indietro nella trama e hanno preso quello che già all’inizio sembrava il senso della vicenda, quasi dimenticandosi della ricchezza delle vicende narrate, delle incredibili svolte del racconto a e hanno trovato un finale in cui

(ATTENZIONE: STO PER RIVELARVI IL FINALE, SE NON LO VOLETE CONOSCERE NON ANDATE AVANTI)

 

tutti scoprono di vivere in una sorta di limbo, di essere lì perché hanno delle questioni in sospeso (questo lo sapevamo già nella Prima Stagione!) e che potranno andarsene quando saranno pronti. Alla fine si ritroveranno tutti assieme in una Chiesa (!!!!!!) e si preparenno al grande passaggio. Tutti assieme! Possibile che un simile momento arrivi per tutti nello stesso momento? Le vie del Signore sono misteriose! Possibile, però che un telefilm così debba finire in modo così banale e melenso?
Non era meglio se c’avessero lasciato capire, come sembrava, che tutto è possibile, che per ogni Vita ci sono infinite Vite alternative, per ogni Scelta diverse conseguenze, diverse Vite?
Tutto avrebbe avuto un senso.
Così ogni vicenda dei protagonisti si riduce a un inutile delirio. Certo tutto serve per espiare i propri peccati terreni e per sentirsi pronti al trapasso, ma le loro avventure sembrano eccessive per uno scopo simile.
Peccato! Speriamo solo che si pentano di questo finale e ci dicano che è solo un sogno di Jack o un’altra delle sue possibili Vite, ma che un Finale, uno solo, per una storia così non c’è, non può esserci.
Hanno detto, però, che la Sesta Serie è l’ultima e, in effetti, rimediare al danno, ormai è difficile.

Leggi anche:
La FIlosofia di Lost

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21 responses to this post.

  1. Posted by Menzinger on 12 marzo 2011 at 16:39

    P.S. Indovinate chi è la mia interprete preferita?

    Rispondi

  2. Posted by raffapiccinni on 16 marzo 2011 at 01:58

    ciao carlo, sai che non ho mai visto un episodio. eppure mi han detto che "prende" tantissimo..

    Rispondi

  3. Posted by anonimo on 20 marzo 2011 at 20:02

    carlo, io sto guardando lost e, mi piace troppo…. non ho letto il finale ma…… lo posso intuire, grazie Mary

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  4. Posted by aatt2005 on 29 aprile 2011 at 21:39

    Fantastica serie! (almeno da come l'hai descritta tu) Un vero peccato che io segua poco la tv e quindi non ne sapevo nulla e non ne ho visto neppure una puntata, mannaggia!

    Se ti va dai un'occhiata al mio blog, forse puoi trovare nuovi spunti al confine tra scienza e fantasia.

    Rispondi

  5. Posted by anonimo on 8 maggio 2011 at 15:07

    guarda che in realtà l'isola era ed è sempre stata reale…loro non sono morti nell'incidente! Il limbo in cui dovevano risolvere le questioni in sospeso era la realtà alternativa che si vede in tutta la sesta stagione dove l'aereo non precipita e quello non è altro che un luogo post-morte! Quando tutti i superstiti muoiono nella loro vera vita (ovvero quella vissuta sull'isola che ripeto essere reale) le loro anime decidono di crearsi questo limbo in modo da ritrovarsi e andare in paradiso tutti insieme…si trovano tutti li contemporaneamente nonostante siano morti in epoche diverse perchè come dice Christian a Jack nell'ultimo episodio "qui non esiste il tempo". Nel purgatorio non sono presenti le anime di Walt, Mr Eko e Michael perchè i primi due non consideravano gli altri superstiti le persone più importanti della loro vita (il limbo è stato creato proprio dalle anime dei superstiti che si amano fra loro e chi non prova questo sentimento non c'è ma è andato direttamente in paradiso dopo la morte senza fermarsi ad aspettare tutti gli altri nel limbo) mentre Michael perchè ha l'anima bloccata per sempre sull'isola a causa delle sue brutte azioni, dove è costretto a sussurrare per il resto dell'eternità (ecco spiegato il mistero dei sussurri nella giungla). Infine non tutti entrano in chiesa e vanno in paradiso alla fine perchè coem dicevi te hanno ancora delle cose in sospeso (Ben vuole ricostruire un rapporto con la Rousseau e Alex) oppure ancora non hanno rircordato la loro vita precedente (per poter passare oltre dovevano prima ricordare la loro vita e per riuscirci dovevano incontrare le persone che avevano amato di più o rivivere le esperienze più importanti della loro vita…la Rousseau, Alex, Daniel e Charlotte, Ana Lucia e Miles non hanno ancora ricordato nulla della loro vita e non sanno neanche di essere in un limbo e quindi ancora non sono pronti per passare oltre)…fine! 🙂 Comunque ti assicuro che la maggioranza dei misteri sono stati risolti e se vuoi te li posso spiegare senza problemi, chiedi pure!

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  6. Posted by Menzinger on 9 maggio 2011 at 07:40

    Certo, questa è la spiegazione che emerge dal finale adottato nella Sesta Stagione. Mi chiedo solo se non fosse possibile trovare un diverso epilogo. L’idea dei tempi parelleli mi sarebbe parsa più originale.

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  7. Posted by anonimo on 9 maggio 2011 at 16:32

    si su questo concordo…anche se a me il finale in sé è piaciuto molto, la cosa che mi ha deluso parecchio è stata la gestione della sesta stagione: personaggi annullati e ridotti a delle semplici marionette (se non completamente snaturati-vedi Sayid e Claire-) nelle mani di MIB e Jacob nonostante sia sempre stato chiaro, persino nel finale, che il vero cuore di Lost erano proprio i nostri Losties e non quelle due "divinità"! Per non parlare delle puntate noiosissime che ci hanno propianto durante il corso di quest'ultima stagione…la storia del tappo poi è ridicola! -.-'' Quindi secondo me: finale stupendo, sesta stagione orribile!

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  8. […] e trascinante come la saga di Ayla della Aulen, come gli infiniti episodi delle sei stagioni di Lost, come Darwinia di Wilson, come le grandi storie che parlano dell’uomo nella sua essenza […]

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  9. […] è persino più giovane), “Darwinia” di Wilson o gli infiniti episodi delle sei stagioni di Lost, per non parlare di classici per ragazzi come “Robinson Crusoe” di Defoe, “L’Isola […]

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  10. […] di rado telefilm. Negli ultimi anni le uniche due serie che ho visto per intero sono state “Lost” e “The Walking Dead”. Di quest’ultima ho appena finito di vedere la terza serie e leggo […]

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  11. […] successivi ricorda anche la più bella e affascinante delle serie televisive di tutti i tempi: “Lost”. Anche questa una storia […]

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  12. […] moderno non ha più. È per questo che ci affascinano telefilm come “The walking dead” o “Lost”, romanzi come “La strada” di Cormac Mc Carthy, “Robinson Crusoe” di Defoe, “Io sono […]

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  13. […] conosciuto dal Chuck Noland di “Cast Away”, ai sopravvissuti soprannaturali del telefilm “Lost”, ai ragazzini de “Il signore delle mosche”, anche perché in questi ultimi manca la […]

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  14. […] interpretati di Benigni e Troisi si ritrovano nel Rinascimento, per non parlare della serie TV “Lost” in cui tempo passato, presente e futuro si mescolano a tempi […]

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