HAIKU DALLE ORIGINI AD OGGI

Anni fa, quando, scoprii gli haiku e rimasi affascinatopittura giapponese  dalla loro profondissima semplicità, cercai di capire quali ne fossero le caratteristiche fondamentali e le individuai in questa breve descrizione, che già allora mi parve una forte semplificazione, ma comunque sufficiente per un neofita.
Un haiku è un brevissimo ma intensissimo componimento poetico giapponese.
Una regola che sarebbe fondamentale rispettare, qualora si volessero scrivere haiku è che la poesia sia di tre versi, di complessive 17 sillabe (5-7-5 sillabe ciascuno).

Alcuni autori importanti, però, come Hosai e Hekigodo, non ritengono la regola fondamentale.
Oltre a ciò sarebbe bene riuscire ad includere il kigo, cioè il riferimento a una delle quattro stagioni dell’anno.
I due principali approcci mi pare siano:

  • presentare il tema della composizione in un verso, sviluppandolo negli altri due;
  • presentare due temi che possono essere in armonia o in contrasto.

Credo si possa anche usarne un terzo: presentare il tema nei primi due versi e ribaltarlo o farlo “esplodere” nel terzo (di fatto è un sottocaso del secondo).
 
La terza regola dovrebbe essere quella di inserire i quattro elementi (ma ci accontentiamo anche di un paio, no?) chiamati sabi, wabi, mono no aware, yugen.
Cosa sono?
L'haiku è un kata, cioè una via, con propri percorsi e specifiche caratteristiche.
Dentro il kata dell'haiku c'è il naturalismo lirico dell'animo giapponese, ma anche il furyu, ovvero"il gusto proprio dello zen nella sua percezione dei momenti senza calcolo della vita", nel quale sono ravvisabili, come elementi strutturali,"quattro stati d'animo fondamentali": sabi, wabi, mono no aware, yugen, tra loro strettamente legati, separati solo da sfumature sottili.
 
Sabi = quieta, intensa solitudine (ma non c'è tristezza in essa, bensì un non attaccamento, una non sovrapposizione del proprio ego agli eventi).
Wabi= il rivelarsi dell'inatteso e profondo senso dell'essere dei gesti più modesti, di ogni piccolo evento.
Aware  = il momento del rimpianto e della nostalgia, il senso della transitorietà del tempo e del dileguarsi del mondo però, non è sofferenza cieca, e non va confusa con un senso irreparabile di perdita.
Yugen= il mistero, l'ineffabile, l'inafferrabile.
 
Il pregio di “
Haiku” (Pillole BUR- RCS Libri), il volume curato con sobrietà orientale da Leonardo Vittorio Arena, è di mostrarci una carrellata dei principali autori (giapponesi) di haiku, dalla nascita di questo genere nel XVII secolo con Onitsura e, soprattutto, con Basho, fino alla metà del XX secolo con Kakyo e Bosha. Di ciascuno si possono leggere alcune poesie in giapponese con testo a fronte in italiano e una brevissima biografia.
  
  pittura giapponese Nella breve introduzione non si fa riferimento a sabi, wabi e mono no aware ma solo allo yugen, che ci viene spiegato essere un termine composto da due caratteri yu egen, il primo significa “vago”, “confiuso”, “nebbioso”, il secondo “occulto”, “misterioso”, “oscuro” e yugen potrebbe quindi essere tradotto come “profondità misteriosa”.
Il termine si riferisce  al carattere stesso della realtà, a una semplicità naturale che non sarà mai colta, finché la si cercherà attraverso la razionalità occidentale. Chi si riferisce allo yugen, scrive Suzuki, non perde di vista la concretezza della vita quotidiana.
Dalla prefazione apprendiamo poi anche che la struttura di 17 sillabe deriva da quella di altre due forme poetiche giapponesi, il waka e il renga. Il primo ha un a struttura di 5 versi, l’altro una sequenza reiterata di 5, 7, 5, 7, 7 sillabe per verso. Il renga era una correlazione di waka, con la differenza che due sequenze consecutive non potevano essere composte dalla stessa persona.
I primi tre versi del renga portarono all’haiku.
L’espressività dell’haiku, scrive Arena, è lapidaria. L’haiku non sintetizza una marea di espressioni, ma traduce quel momento e quella impressione nell’immediatezza dell’attimo.
Il più grave errore che possa fare un lettore leggendo queste poesie è quello di credere che siano banali: ogni haiku nasce (o dovrebbe nascere) da una profonda percezione della vita.
 
E ora qualche esempio preso da quest’antologia: 
 

Nella rugiada del mattino
Si rinfresca, sporcandosi,
un melone tra il fango.

(Basho)
 Haiku - a cura di Arena 

Ammalandosi, in viaggio,
i sogni vagano, sospesi
in una landa desolata

(Basho)
 

Ancora vivo,
e il viaggio è finito!
Sera d’autunno.

(Basho)
 

I fiori sono stupendi
E ignorano
Che sono vecchia

(Chigetsu)
 

Farfalle –
Sul cammino di una fanciulla,
davanti e dietro di lei.

(Chiyo Jo)
 

Che splendida luna!
La guardo da solo
E vado a letto

(Hosai)
 

Il serpente che muore:
lì vicino
i bimbi che parlano.

(Hosha)
 
Firenze, 09/07/09 

 

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4 responses to this post.

  1. Posted by ceglieterrestre on 14 febbraio 2011 at 08:44

    Ciao carlo, quante cose ci insegni grazie.serena giornata
    http://www.splinder.com/mediablog/Tristano/media/23701250
     

    Rispondi

  2. Posted by Ligeia666 on 14 febbraio 2011 at 17:44

    sì li trovo anch'io affascinanti…
    ma tu sai anche come si considerano le preposizioni articolate apostrofate? per es. dell'anima, sono 5 sillabe in tutto?
    un sorriso, grazie,
    g.

    Rispondi

  3. Posted by Vagabonda2 on 16 febbraio 2011 at 15:52

    Impossibile considerarle banali, le trovo geniali, sarà che mi piace togliere invece che aggiungere.
    Grazie per l'approfondimento molto chiaro, tante cose non le sapevo.

    Rispondi

  4. […] da poterlo toccare – Giovanni Frenda 28) Il gioco dell’angelo – Carlos Ruiz Zafòn 29) Haiku – AA.VV. 30) L’Aleph – Jorge Luis Borges 31) Il mondo perduto – Arthur Conan Doyle 32) Gomorra – […]

    Rispondi

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