JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE: una nuova frontiera per la fantascienza

“JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE”, scritto a Firenze tra il  20.11.05 e il 14.06.07, illustrato poi dai bravissimi Niccolò PizzornGruhum, l'intelliraptor. Illustrazione di Niccolò Pizzorno per JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALEo e Ludwig Brunetti, è stato pubblicato dalla genovese Liberodiscrivere nel Novembre 2010. Di fatto, però, è entrato in distribuzione nel 2011.
È un tentativo di realizzare una forma di scrittura meno sofisticata di quella dei precedenti “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” e che sia accessibile a un pubblico più ampio e giovane, rispetto al thriller-pulp “Ansia assassina”. Si pone dunque sulla scia del recente “Il Settimo Plenilunio”, la galery novel, che già si rivolgeva a un pubblico adolescenziale, abbassando ancora l’età minima dei lettori a 8 / 9 anni.
È un romanzo di fantascienza in cui si ritrovano i temi ucronici già presenti ne “Il Colombo divergente”, in “Giovanna e l’angelo” e in “Ucronie per il terzo millennio”, qui però alienati da un contesto storico e inseriti in un Viaggio nel Tempo nella preistoria. Una vera preistoria di 750.000 anni fa, popolata da uomini primitivi, in cui però appaiono esseri provenienti, attraverso le Porte del Tempo, da universi divergenti in cui la Storia, ucronicamente, ha avuto un diverso sviluppo. Anzi, qui a mutare più che la Storia è stata la Preistoria, dato che ad apparire sono i discendenti tecnologici dai velociraptor.
In letteratura non mancano precedenti di dinosauri sopravvissuti fino ai giorni nostri, basti pensare a “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne, a “Il Mondo Perduto” di Arthur Conan Doyle (proprio l’autore di Sherlock Holmes!) o al più recente “Darwinia” di Robert Wilson. Per trovare però un altro esempio di civiltà costruita da discendenti di dinosauri bisogna pensare a “Il Libro degli Yilané” di Harry Harrison. Il genere non vanta dunque molti esempi (se ne avete altri segnalatemeli).
Quello che trovo affascinante di queste ucronie preistoriche (le chiamerei “preucronie”) sono le infinite possibilità narrative offerte.
La fantascienza è sempre stata affascinata dall’incontro con civiltà diverse. La scoperta che Marte e gli altri pianeti dMarco Mazzanti con la sua copia di Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdaleel Sistema Solare sono deserti e che le altre stelle sono troppo lontane per esser raggiunte con la tecnologia attuale ha frustrato però la verosimiglianza e plausibilità di questa parte della fantascienza.
La preucronia potrebbe ridarle nuova linfa. Basta immaginare che di volta in volta si sia evoluta, fino a dominare la Terra, invece della scimmia,  una razza diversa: velociraptor, formiche, suricati, orsi, delfini, polpi…
Se poi immaginiamo, come in “JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE”, l’esistenza di Porte dell’Ucronia, che ci facciano spostare da un universo divergente all’altro, ecco che l’incontro tra civiltà ritorna possibile. Certo è un artificio, come lo è immaginare viaggi che superino la velocità della luce, ma consente di immaginare nuovi mondi, assai più simili al nostro e quindi dal raffronto più stimolante, che non i viaggi interstellari.
Per questo, immodestamente credo, che “JACOPO FLAMMER” nel suo piccolo possa rappresentare, pur con gli illustri antecedenti citati, un primo passo avanti verso nuove frontiere della fantascienza, in un campo dove non è difficile trovareAnnalisa Fracasso con la sua copia di Jacopo Fammer e il Popolo delle Amigdale l’occasione per far combaciare il genere con il fantasy, immaginando che in qualche universo esistano davvero animali parlanti, elfi e gnomi.
 
Il volume può essere acquistato sul sito di Liberodiscrivere, ordinato in qualunque libreria, anche su IBSo richiesto all’autore scrivendo a menzin@virgilio.it, se se ne vuole una copia con dedica.
 
I primi lettori hanno cominciato a lasciare i loro commenti su anobii e qualcuno ci ha anche inviato la sua foto con il libro.
 
Ecco qui il primo commento ricevuto (da Old_Glory) che ringrazio ancora:
 

  • E' sempre un piacere leggere romanzi di persone che in un certo qual modo abbiamo conosciuto. Anche se il tipo di rapporto avuto, non è mai stato il classico faccia a faccia, ma il più moderno "chat to chat" di Anobiiana memoria. Carlo Menzinger, l'autore, è possibile incontrarlo in uno dei social network più amato dagli italiani: Anobii. Con orgoglio posso dire di avere anche questa copia (era già capitato per "Il Colombo divergente") con tanto di dedica ed autografio. Non posso farne a meno mi spiace!

 Ma arriviamo a parlare del libro. Fin dalla copertina che dalle prime pagine (arricchite dai disegni di Ludwig Brunetti e Niccolò Pizzorno) si capisce che il pubblico verso cui è orientato il romanzo è un po' più vasto rispetto a quello dell'altra opera. Il modo di scrivere è decisamente semplice e scorrevole: una grande dote di spiegare concetti complicati attraverso parole che possono essere capite anche dai più giovani. Impossibile non fare un Jacopo Flammer e Elisa Russo - Illustrazione di Ludwig Brunetti per "JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE"paragone con l'ucronia su Colombo che era di per sé un'opera d'arte anche solo per lo stile di scrittura. Qui, il protagonista è un ragazzino di soli nove anni, che pensa come una bambino di quell'età e si trova catapultato in un'avventura fantastica in un mondo che non è certo simile al suo. La preistoria vista con occhi ucronici non è particolarmente interessante, ma l'autore non si limita a scaraventare i personaggi in un passato lontanissimo. Crea delle divergenze temporali, in cui ora l'una ora l'altra specie si è evoluta. La trama è veloce ed avvincente, ma la fine è decisamente troppo secca: ci sarà un continuo, e non ci resta che attendere che la penna di Menzinger si metta all'opera. Il romanzo fortunatamente, seppur leggibile anche da ragazzi più giovani, non scade in sviolinate inutili su quanto sia bella la natura, su quanto sia buono porgere l'altra guancia e così via. Ci sono morti e feriti, ci sono paure ed avventure. E' realistico insomma, nella sua semplicità di storia di fantasia. Il tocco decisamente in più è rappresentato dalle epoche differenti da cui provengono Jacopo ed Elisa. Un tocco di ironia ed alcune simpatiche incomprensioni lo rendono ancora più vivace.

(Leggi tutto il commento su aNobii).

È vero, è previsto un seguito (già scritto)! 

Chi lo volesse prendere in prestito, può iscriversi alla catena di lettura su aNobii.

Pensate che si possa ancora innovare la fantascienza? Secondo voi l'ucronia applicata nella preistoria, potrebbe aprire nuovi spazi narrativi che avvicinino la fantascienza al fantasy?

Leggi anche:
    §    Jacopo Flammer sta arrivando!
     § L'ucronia fantascientifica di Arthur Conan Doyle
     § 
Ucronie preistoriche – Il Libro degli Yilané
 
     § Parliamo di ucronia

 Nelle foto con le loro copie di Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale:
– Marco Mazzanti, autore de L'uomo che dipingeva con i coltelli, di Demetrio dai capelli verdi e di Asja, la nave del Destino.
– Annalisa fracasso, autrice di Bucce d'acino e Cuor di Briosssh.

Le illustrazioni sono di Niccolò Pizzorno (Gruhum l'intelliraptor) e Ludwig Brunetti (Jacopo Flammer e Elisa Russo.

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14 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 5 febbraio 2011 at 15:26

    In qualche modo, io credo che il fascino dell'uomo verso l'idea che esistano mondi/dimensioni divergenti sia un po' l'esatto opposto della sua paura per l'ignoto, un modo per sconfiggere quest'ultima =)

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on 5 febbraio 2011 at 16:11

    Sono d'accordissimo con Carlo.
    L'Ucronia, a cominciare da La svastica sul sole, a Fatherland, ecc. è un punto di vista assolutamente affascinante…. occhio a non abusarne però, non si deve cadere nel paradossale grottesco ( o meglio, ognuno poi fa quello che crede, l'arte è pura libertà, non ci sono regole, io odio le regole imposte di tanti critici appena nati dall'uovo!).
    Io ho appena scritto, a 4 mani col mio amico Giuseppe marrone, un ultimo romanzo dal titolo UFOLLIA.

    Carlo, che l'ha letto, mi suggeriva genialmente l'interpretazione U-FOLLIA….
    geniale..

    Ciao a tutti.
    Gianluca Mancini, Ravenna, Italy

    Rispondi

  3. Posted by zoon on 5 febbraio 2011 at 17:39

    il fatto che la sf sia nell'immaginario italiano popolare spade laser e ufo_alieni fa solo male alla fantascienza e più estesamente, al fantastico.
    un tentativo – uno dei tanti – che abbiamo sortito col connettivismo è quello di avvicinare i vari generi del fantstico stravolgendo le regole, aprendo prospettive prima inimmagginabili. ovviamente, non è l'unica strada possibile, quantisticamente ce ne sono infinite, tutte vere tutte false, con una pletora di valiri intermedi da valutare.

    Rispondi

  4. Posted by lauraetlory on 5 febbraio 2011 at 17:44

    La fantascienza, secondo me, è un genere che non ammette limiti di sorta. Io e Lory ci siamo cimentate un paio di volte con la fantascienza più classica (astronavi e nuovi mondi uno, un futuro lontano dalla Terra l'altro) e non sono d'accordo con l'affermazione che la consapevolezza dei nostri oggettivi limiti tecnologici possa creare intoppi alla fantasia. Star Trek resta un capolavoro, sebbene si sappia che viaggiare a velocità di curvatura è un tantinello irrealistico. Detto questo, immaginare una fantascienza tutta terrestre basata sulle ucronie è un esperimento affascinante. Ricordo una serie televisiva dedicata ai bambini dove si immaginava che ad evolversi fossero stati i dinosauri che, ovviamente, vivevano nel nostro stesso modo, con automobili, consumismo, televisione e quant'altro. Il genere ucronico è però riservato a scrittori che abbiano la maestria che tu, Carlo, hai dimostrato nel creare alternative alla storia come la conosciamo. Scrivere un romanzo storico, noi lo sappiamo bene, è già impresa difficile. Creare una storia ex-novo ma che sia al tempo stesso plausibile è missione che pochi hanno il coraggio di affrontare. Tu tra questi e te ne rendiamo merito. Il tuo Colombo divergente resta un capolavoro che avrebbe meritato, e merita, una ben più ampia fama.

    Rispondi

  5. Posted by anonimo on 5 febbraio 2011 at 18:05

    Più che consono alla fantascienza ritengo che  il genere ucronico sia adatto al fantasy. Considero la fantascienza legata a situazioni che hanno a che vedere con la tecnologia futurista, lo spazio extraterrestre, i viaggi nel tempo, gli alieni…. Mentre il fantasy lo trovo maggiormente legato a situazioni "vicine" alla realtà storica dell'umanità e, pertanto, un racconto ucronico ben si adatta, secondo me, a questo secondo genere anche perchè un racconto ucronico dovrebbe essere in qualche modo plausibile con la realtà, ciò che si racconta non è accaduto….ma poteva accadere!
     Non credi?  

    Flavio
    (Flaviocrem)

    Rispondi

  6. Posted by Menzinger on 5 febbraio 2011 at 18:32

    @primo utente anonimo: certo. Credo che tutto ciò che ci affascina, ci spaventa sempre un po’. Quello che comprendiamo a fondo ci suona banale. La magia è nell’ignoto.

    @Gianluca: a volte l’ucronia classica si mescola con la fantascienza (è abusarne?), basta pensare al bel ciclo di Invasione & Colonizzazione di Turtledove, dove la Seconda Guerra Mondiale è interrotta da un’invasione aliena!

    @zoon: hai ragione, è un vero peccato che si confonda la fantascienza con le battaglie d’astronavi. La fantascienza è e può essere riflessione sul senso profondo della vita, dell’essere, della natura e del rapporto dell’Uomo con l’Universo.
    I generi letterari sono una bella invenzione perché aiutano i lettori a orientarsi, ma è dovere dei buoni autori saperli contaminare e crearne di nuovi o superarne le regole.

    @Lauraetlory: certamente la fantascienza può tutto, basta immaginare il giusto “se” e le conseguenze coerenti. I “se” del’ucronia possono mutare la Storia, ma se vanno oltre possono mutare anche qualcosa di più.
    Ti ringrazio per gli apprezzamenti che rivolgi a me e al mio IL COLOMBO DIVERGENTE, il mio primo approccio all’ucronia. All’epoca non sapevo neppure che questo genere esistesse, anche questo libro, quindi è qualcosa di più e di diverso da una semplice allostoria.

    @Flaviocrem: è vero, il fantasy descrive mondi immaginari fingendo siano reali, fingendo che aprendo la porta di un armadio (Narnia), prendendo un treno su un improbabile binario (Potter) o comunque girando l’angolo del nostro mondo quotidiano sia possibile incontrare fate, elfi e gnomi.
    E se questi esistessero davvero? Se una qualche strana ucronia avesse popolato il mondo di troll e orchi?
    Il fantasy è la magia dietro la porta della camera da letto.

    Rispondi

  7. Posted by anonimo on 5 febbraio 2011 at 20:57

    Il primo utente anonimo ero io, Marco Mazzanti… mi ero dimenticato di firmarmi! Scusate.

    Rispondi

  8. Posted by pietroatzeni on 6 febbraio 2011 at 19:37

    E' una domanda d un milione di dollari, tutto è possibile, messere il tempo darà risposta. Bene hai fatto comunque tu a scandagliare un settore praticamente, salvo rari esempi, vergine. Complimenti, anche perché il libro si presenta molto bene. Un abbraccio e buona serata. Pietro. 

    Rispondi

  9. Posted by Vagabonda2 on 7 febbraio 2011 at 17:43

    Pensate che si possa ancora innovare la fantascienza? Secondo voi l'ucronia applicata nella preistoria, potrebbe aprire nuovi spazi narrativi che avvicinino la fantascienza al fantasy?

    Benchè io non conoscessi questo genere e neppure abbia mai letto fantasy nè fantascienza, nel mio piccolo ti posso confermare  che potrebbe essere molto gradito da un pubblico giovane e giovanissimo, soprattutto maschile. Ho un nipotino di 9 anni che adora i dinosauri e come lui molti altri bambini, non è una moda del momento. Comunque per la creatività c'è sempre spazio, non è vero che tutto è stato inventato, con le scoperte scientifiche si aprono continuamente  nuovi mondi e chi ha capacità ed idee può applicarle nella scrittura.
    p.s. visto che ci siamo puoi consigliarmi un libro tra i tuoi adatto  a mio nipote, tra poco sarà il suo compleanno.
    Grazie e ciao.

    Rispondi

  10. Posted by Menzinger on 8 febbraio 2011 at 08:03

    Sì, il fascino dei dinosauri è "duraturo". In effetti, ne ero "affetto" anch'io da bambino!
    Un libro per tuo nipote di nove anni? Ovviamente "Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale". L'ho pensato per mia figlia proprio quando aveva quell'età. E' perfetto per i bambini che hanno appena fatto la terza o la stanno per fare, perché a storia studiano la preistoria e, anche se unita con molta fantasia, ci sono ricostruzioni piuttosto attendibili sulla vita dell'Uomo di Isernia 750.000 anni fa. Il libro è corredato anche di alcune schede didattiche in cui si parla degli uomini primitivi, delle amigdale, dei velociraptor…
    Ci sono poi tante belle illustrazioni, che a quell'età non guastano.
    Spero però lo possa leggere anche chi è più grande!
    Posso fartene avere una copia con dedica e un po' di sconto.

    Rispondi

  11. Posted by kikmaster on 9 febbraio 2011 at 17:45

    Ciao Carlo! Per risponderti: certo che sì! Un incorocio col fantasy è già in atto ma sono ancora pochissimi gli scrittori bravi a ricreare ambientazioni decenti, che non siano solo frutto di fantasia. L'Europa comunque sta sfornando una fantascienza diversa dalla classica americana. Vi consiglio di approfondire gli autori dell'Est… polacchi o russi

    Qua da noi… beh, siamo ancora al COTTO E MANGIATO 1° in classifica……………………

    Ciao a tutti!

    Rispondi

  12. Posted by anonimo on 21 febbraio 2011 at 10:51

    Ciao, a mio avviso l'ucronia si fonde meglio con il "romanzo storico" piuttosto che con la fantascienza o il fantasy. Faccio dei paragoni solo relativamente ai miei gusti personali ed alle mie letture. Se confrontiamo Fatherland con La svastica sul sole, il primo secondo me ha una marcia in più in quanto più accurato e più studiato dal punto di vista storico. il socondo (tralasciando che per me Dick è un pessimo scrittore) lo vedo come una forzatura fantascientifica, in cui per fortuna il tema ucronico non passa in secondo piano.
    Un'ucronia con le palle, deve stare in piedi dal punto di vista storico e da quello scientifico. Altro paragone: Romanitas Vs La macchian della realtà. Nel primo si ha (oibò) un presente sporcato dal fantasy e che non tiene conto di un'evoluzione umana realistica. Il secondo, pur essendo scritto da due scrittori di fantascienza (che non amo particolarmente: Gibson e Sterling) dal punto di vista stoirico è colmo di interessanti riferimenti che lo rendono appetibile e funzionale.
    Il Colombo divergente (lo avrei scritto anche altrove, mi piace la sincerità) è un'opera magna, un capolavoro dal punto di vista storico. Le avventure di jacopo invece sono rivolte ad un pubblico più semplice, e questo lo si nota forse anche per il periodo (pre)storico  scelto, di cui basta un'infarinatura per cogliere l'interesse del lettore.

    Una volta ho letto alcune storie che potevano essere interessanti e mischiavano una specie di ucronia al fantasy (occhio, io sono uno di quelli che il fantasy proprio non lo digerisce, neanche Il Signore degli Anelli eh…) e che non era male. Non ricordo il titolo, ma erano dei fumetti che uscivano in edizione speciale con Martyn Mystere. In pratica un mondo divergente, controllato dalla magia invece che dala fisica, che veniva in contatto con il nostro mondo reale. Quello era ganzo, anche se avrò letto un paio di puntate sole.

    Rispondi

  13. Posted by anonimo on 21 febbraio 2011 at 10:52

    Scusate, non mi ero firmato (sono sempre quello di sopra):
    Old_Glory

    Rispondi

  14. Posted by Menzinger on 21 febbraio 2011 at 12:53

    L'ucronia è a metà strada tra fantascienza e romanzo storico e ha elementi di entrambi i generi. Certo quando i riferimenti storici sono approfonditi la lettura è un'altra cosa.
    Con buona pace dei fan di DIck, anch'io ho apprezzato di più Fatherland.
    Però ho trovato affascinanti anche ucronie decisamente più fantascientifiche come Invasione (l'arrivo degli alieni interrompe la seconda guerra mondiale) o Il Libro degli Yilanè (dinosauri evoluti).
    Ti ringrazio per gli apprezzamenti per IL COLOMBO DIVERGENTE. Non c'è dubbio che sia opera assai più complessa di JACOPO FLAMMER, che è pensato per un pubblico prevalentemente di bambini (target 8-14 anni). Gli elementi di fantasia qui prevalgono, immaginando "civiltà animali",  e questo lo rende più vicino a un fantasy, anche se con la base "fantascientifica" di una possibile evoluzione alternativa.

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