Quando la fantasia anticipa la realtà

 Su "La Repubblica" di oggi (1611/2010) c'è un articolo intitolato "Tutti i Mohammed d'Europa" che comincia così:
"<<Pronto sono Mohammed, anzi volevo dire Alexandre>>. La crisi di identità è un effetto collaterale da mettere in conto  quando sei un ragazzo francese con un nome strano e lavori in un call center. <<Per vendere al telefono, il tuo nome non va be>> gli aveva detto il direttore dell'azienda. Mohammed, 19 anni, nato a Parigi da genitori marocchini, ha accettato di fingersi Alexandre per qualche settimana."

Qualcosa del genere avevamo immaginato già qualche anno fa scrivendo il romanzo collettivo  "Il Settimo Plenilunio",  pubblicato poi a febbraio da Liberodiscrivere.
A dir il vero, se non ricordo male, la situazione del call center l'aveva pensata Sergio Calamandrei, anche se poi sul capitolo ciascuno aveva messo del suo.

Ecco qui alcune parole tratte dal capitolo intitolato appunto "Call center":
 Piero De Mastris - illustrazione di Niccolò Pizzorno per Il Settimo Plenilunio - Cap. 3  "Call center"

 – Silvio, Lei mi pare un bravo ragazzo – lo blandì spudoratamente il cliente.
– La ringrazio – rispose l’addetto. “Dove vuole arrivare, questo?” si chiese.
– Ha un accento romano.
– Sì, sono di Trastevere.
– Ah. Un romano verace? Romano de’ Roma, eh?
– Beh…sì. In un certo senso.
– E da quale zona viene? EUR, Prati…
– A metà strada… – azzardò il ragazzo.
– A metà strada? Ma a quale zona abita più vicino?
– Prati – tentò.
– Davvero? Proprio davanti all’Isola Tiberina, bello!
– Eh sì. Da casa vedo il mare.
– E anche il Monte Bianco, magari? Ragazzo, tu sei romano come Abramo Lincoln. A Roma non ci sei neanche mai stato. I Prati non sono a Trastevere e non stanno certo davanti all’Isola Tiberina e, soprattutto, questa non sta in mezzo al mare, ma sul fiume. Dimmi la verità, Silvio, di che nazionalità sei? E da dove parli? – l’aIl Settimo Plenilunio - Menzinger, Bumbi, Calamandreiverlo colto in castagna sembrava autorizzare il De Mastris a passare da quell’ostentato “Lei” ad un confidenziale “tu”.
– Questi sono segreti aziendali, Signore. Non posso dirglielo.
– Dimmelo.
– Non so perché glielo dico, Signore, ma mi chiamo Borat Vinokourov, sono kazako e lavoro ad Aktau.
– Bene, Borat. Tu sai che se questo maledetto tecnico non viene da me entro stasera, io ti raggiungo lì sul Mar Caspio e ti squarcio la gola… Lo sai che lo farò, vero?
– Sì, Signore. Ho perfettamente compreso la situazione. Contatterò subito, di persona, il tecnico, solo che è un italiano, e ci ha dato parecchi problemi negli ultimi tempi…
– Questo non mi interessa. HO BISOGNO del collegamento psycoweb immediatamente. NON POSSO attendere oltre.
– Sì, Signore.
 
Borat Vinokourov riattaccò, si tolse la cuffia e si mise la testa tra le mani, curvo sul suo banco di sessanta centimetri per quaranta. Dopo un paio di minuti rialzò il capo e osservò attorno l’immenso capannone dove lavorava con i suoi tremilaseicento colleghi. Compose poi un numero italiano e, mentre attendeva che il tecnico rispondesse, alcune lacrime gli scorsero lungo le gote. E non erano di nostalgia per il ponentino di Roma.

Advertisements

One response to this post.

  1. Posted by scriverecala on 17 novembre 2010 at 07:36

    Davvero, in quel libro ci sono diverse idee paradossali che nel 2006/2007, quando lo scrivemmo, parevano assurde, e ora si stanno tutte verificando.

    Rispondi

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: