L'Aleph di Borges

L'aleph - Jorge Luis BorgesQuello che mi affascina maggiormente in Jorge Luis Borges e, in particolare, nella raccolta di racconti “L’Aleph” è la costruzione apparentemente Jorge Luis Borges“scientifica” di mondi, personaggi e letterature immaginarie. Processo che sento particolarmente vicino al mio modo di percepire la scrittura, soprattutto in rapporto all’ucronia, che reinventando la Storia, segue un processo similare.
Incanta in Borges la ricchezza di riferimenti culturali, che sono però un abile miscela di realtà e fantasia. Elenchi di citazioni che alternano nomi veri e talora immortali a nomi semi sconosciuti e spesso inesistenti, confondendo e disorientando volutamente il lettore che stenta a riconoscere la verità e persino il pensiero dell’autore.
Non stupisce che nel libro più volte compaia il tema del labirinto, perché se puòAleph esserci una metafora di questo tipo di scrittura questa è proprio il labirinto, uno spazio in cui è bello, spaventoso e spesso divertente perdersi, per provare il gusto, poi, di ritrovarsi. La ricostruzione del mito del Minotauro, vista dalla parte del mostro, mi pare, in effetti, uno dei racconti più felici della raccolta.
Alcune intuizioni sono geniali e folgoranti, come, ad esempio: “nulla è meno materiale del denaro, giacché qualsiasi moneta (una moneta da venti centesimi, ad esempio) è, a rigore, un repertorio di futuri possibili. Il denaro è un ente astratto, ripetei, è tempo futuro”. Il denaro è tempo futuro! Quale definizione del denaro è più precisa e nel contempo profonda di questa?
Vi sono poi riflessioni che racchiudono complesse filosofie, bruciate con poche parole come “Secondo la dottrina idealista, i verbi vivere e sognare sono rigorosamente sinonimi”.
 
Leggi anche:
§ L’ucronia di Borges
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Origini e significato dell’Aleph

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3 responses to this post.

  1. […] – Giovanni Frenda 28) Il gioco dell’angelo – Carlos Ruiz Zafòn 29) Haiku – AA.VV. 30) L’Aleph – Jorge Luis Borges 31) Il mondo perduto – Arthur Conan Doyle 32) Gomorra – Roberto Saviano 33) Saper scrivere […]

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  2. […] C’è, poi, vero la fine, un imperdibile articolo del curatore della rivista Carlo Bordoni sull’immenso J.L. Borges. […]

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  3. […] L’opera non ha certo la leggerezza de “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”, né l’umorismo de “La vita è bella”, il film di Roberto Benigni, ma i racconti dal manicomio del nano ex-treenne danno una levità ai fatti della Seconda Guerra Mondiale che, pur non togliendo nulla alla loro gravità, li condiscono di una magia che diventa anche magia narrativa e pur leggendo un autore tedesco-polacco, pare a volte di leggere qualche sudamericano, Marquez, Amado o, addirittura Borges. […]

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