SCRIVERE A PIÚ MANI: la mia collaborazione con Sergio Calamandrei

24 - 25 maggio 2008 Carlo Menzinger e Sergio CalamandreiSono arrivato a scrivere a quattro mani con Sergio Calamandrei, dopo aver fatto quest’esperienza già in diverse occasioni. Mi riferisco in particolare alla stesura del romanzo “Se sarà maschio lo chiameremo Aida” con Andrea Didato e dell’e-tragicommedia in versi “Cybernetic love”, quasi un soggetto teatrale in più atti, scritto con Simonetta Bumbi. Entrambi i lavori sono stati pubblicati da Liberodiscrivere nel volume “Parole nel web”. Un altro tentativo interessante, ma fallito, era stato la scrittura di un romanzo da scrivere in venti autori, sulla comparsa ai giorni d’oggi di un gruppo di personaggi famosi del XV secolo (ognuno ne “gestiva” uno).
 
Con Sergio, dapprima, ragionammo sulla possibilità di scrivere un romanzo assieme e ne delineammo scenari, ambientazione, personaggi, trama, target di lettori, poi decidemmo che l’impresa era troppo impegnativa e che ognuno aveva i propri progetti da portare avanti e non ne facemmo niente. Forse avevamo programmato troppo e, alla fine, ci siamo un po’ spaventati per la mole di lavoro che c’aspettava.
In effetti, sia con Andrea, sia con Simonetta avevamo scritto dei lavori piuttosto lunghi, ma partendo semplicemente dall’idea di scrivere un racconto (con Andrea) e una poesia (con Simonetta), poi la cosa c’aveva preso la mano e eravamo arrivati a scrivere cose molto più complesse di quanto pensassimo all’inizio.
 
Con Sergio pensammo, allora, di scrivere un racconto ed è così che è nato “Lei si sveglierà”. Questa volta la cosa non si è trasformata in un romanzo, sebbene il finale aperto sarebbe tale da consentirne almeno un sequel ma anche, sicuramente di svilupparlo in un romanzo. Chissà!
L’idea base era di Sergio. Voleva descrivere una storia vista dalla parte del “cattivo”. Se non ricordo male, anche l’idea che si trattasse di una storia d’amore fu sua, poi, cominciammo a scrivere, passandoci il file avanti e indietro per e-mail.
Sebbene si sia trattato solo di poche pagine, comunque le e-mail attorno a questo racconto non furono poche. Perché, sebbene si viva nella stessa città, questa storia l’abbiamo scritta tutta usando la posta elettronica.
Un giorno poi, decisi di mettere su carta le cose principali che avevo scritto “a quattro mani”.
Realizzammo così il volume “Parole nel web”, che, come detto sopra, è stato pubblicato nel 2007 da 24 marzo 2010 - Simonetta Bumbi, Carlo Menzinger e Sergio CalamandreiLiberodiscrivere e riuniva tre testi scritti a quattro mani da me con, rispettivamente, Andrea Didato, Simonetta Bumbi e Sergio Calamandrei.
Per completarlo pensai potesse essere carino scrivere tutti assieme un racconto. Avrei voluto cioè che potesse essere scritto da Sergio, Andrea, Simonetta e me. Scoprii però, con mio grande dispiacere, che Andrea Didato era morto!
Decidemmo di andare avanti lo stesso e così cominciammo a scrivere il racconto a sei mani. Come già era successo le altre volte il racconto diventò un romanzo! Credo che sia quasi inevitabile per le opere scritte da più autori. È qualcosa che deriva dalla tecnica stessa di scrittura: ognuno aggiunge sempre qualcosa, corregge sempre qualcosa e il lavoro stenta a vedere una fine e cresce. È solo nella dimensione del romanzo breve, che si riesce a dire: bene, qui c’è abbastanza di tutti noi, qui tutti noi siamo riusciti a dire quello che volevamo.
Il romanzo che abbiamo scritto si chiama “Il Settimo Plenilunio”. Come sempre avviene avremmo potuto continuare a lavorarci ancora molto, ma ad un certo punto ci parve di aver scritto tutto quello che volevamo. Scrivere in tre, comunque, è ancora più complesso che scrivere in due, perché ognuno vorrebbe portare la storia in una certa direzione. Nel “Settimo Plenilunio”, Simonetta era più orientata agli aspetti descrittivi e sensuali, Sergio alla satira di costume ed io al mito e agli aspetti fantastici della trama. Questo è stato sicuramente motivo di arricchimento per il libro, ma ha reso, ovviamente, più difficile seguire una trama comune.
24 - 25 maggio 2008 Sergio CalamandreiSebbene Sergio abbia lavorato moltissimo sul volume, dando grandi apporti di razionalità, analisi, studi di approfondimento linguistico e grammaticale, alla fine non si è riconosciuto totalmente nel lavoro e c’ha chiesto di poter figurare solo come collaboratore esterno.
Indubbiamente, credo che nessuno possa riconoscersi mai totalmente in un lavoro collettivo. È questo l’ovvio risultato della mediazione continua che occorre fare per realizzarlo. Più sono gli autori e meno di noi stessi ritroviamo nell’opera. Del resto, molti autori (forse tutti), me compreso, non sono mai pienamente soddisfatti del proprio lavoro. Questo aspetto aumenta se il 50% o, come in questo caso, il 66% del libro è frutto della fantasia altrui.
Credo, comunque, che l’esperienza di scrittura collettiva sia qualcosa che ti arricchisce molto, perché ti consente di confrontarti con diversi approcci e diverse idee di scrittura. Scrivere con Calamandrei, poi, è un’esperienza particolarmente arricchente per la grande cura che presta ai suoi scritti, per l’attenzione al dettaglio, per la capacità di organizzare e strutturare il lavoro, per la correttezza formale e per la sua disponibilità ad accettare i punti di vista altrui.
 
Dopo la stesura de “Il Settimo Plenilunio”, ho, infine, avuto il piacere di poter ospitare un racconto di Sergio (Caput mundi) nell’antologia di allostorie “Ucronie per il terzo millennio” da me curata (Ed. Liberodiscrivere – 2007).
Sergio e Carlo a Castel dell'Ovo a Napoli nel 2006L’avventura de “Il Settimo Plenilunio”, però non si era ancora conclusa, infatti, dato che la storia era molto “visiva”, quasi un grande fumetto, pensai che potesse essere bello illustrarla.
Venendo dall’esperienza di “Ucronie per il terzo millennio”, in cui avevo messo assieme diciotto autori, mi parve possibile riunire nella pallida luce de “Il Settimo Plenilunio” altrettanti illustratori. La cosa non è stata ne facile, né veloce, ma alla fine abbiamo ricevuto numerosissime immagini (foto rielaborate, dipinti, disegni, schizzi) e di queste ne abbiamo selezionate ben 117, di 17 autori, trasformando così “Il Settimo Plenilunio” in qualcosa di veramente nuovo e originale: un romanzo collettivo (tre autori), illustrato da una vera e propria galleria di immagini. Per definire questo genere di libro ho pensato a due nomi “visual group book” e “gallery novel”, ma alla fine ho optato per la seconda definizione, che accosta il prodotto alle “graphic novel”, cui è in qualche (vago) modo imparentato.
 
Sono, dunque, assai lieto di aver potuto scrivere assieme a Sergio Calamandrei, perché penso che assieme abbiamo realizzato alcune cose interessanti e spero che questa nostra collaborazione possa avere ulteriori sviluppi.
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3 responses to this post.

  1. Posted by scriverecala on 5 luglio 2010 at 12:58

    Anch'io sono ben lieto di avere scritto diverse cose insieme a Carlo. Lavorare in comune è un'esperienza che arricchisce e fa crescere la consapevolezza di come funzioni la scrittura e dei suoi meccanismi nascosti. Carlo, poi, ha una vitalità meravigliosa e una immensa capacità di trainare gli altri. Questo aiuta molto a superare quei momenti di stanchezza e di voglia di dedicare magari le proprie ore libere a occupazioni più semplici che spesso capitano a chi non scrive in maniera professionale. Dunque grazie a Carlo e a Simonetta e buon lavoro, da soli o accompagnati, a tutti quelli che amano scrivere.

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  2. […] –          “Sangue gratis e altri favolosi racconti” – di Sergio Calamandrei […]

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  3. […] ormai da vari anni Sergio Calamandrei, di cui mi considero amico e con cui ho collaborato, con mia grande soddisfazione e piacere, in alcune iniziative editoriali […]

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