GLI EMERSI

Difficile è il mestiere di scrittore, direi anzi che è così difficile che sono davvero pochi quelli che riescono a farne davvero un mestiere, nonostante che quelli che scrivono siano una moltitudine.
Gli ostacoli che un aspirante scrittore deve superare sono, semplificando:
  1. farsi venire un’idea,
  2. realizzarla scrivendo un libro,
  3. riscrivere tutto da capo in modo da renderlo un prodotto leggibile e apprezzabile,
  4. trovare un editore,
  5. farsi conoscere.
Forse l’ultimo aspetto è il più difficile e lo è tanto più, quanto meno bene sono stati affrontati i passi precedenti. Sulla diffusione dell’opera incide grandemente proprio il passaggio precedente: la scelta dell’editore. Riuscire a farsi pubblicare da un editore importante può considerarsi quasi condizione necessaria ma non sufficiente per il successo.
Dico “quasi” perché qualcuno (rarissimo) riesce a raggiungere una certa notorietà anche con il sostegno di un editore minore (una casistica in merito, ahimè, mi sfugge!). E dico che non è condizione “sufficiente”, perché anche autori editi da grandi editori spesso restano degli emeriti sconosciuti.
Farsi pubblicare da uno dei primi 5 o 10 editori nazionali, rimane dunque una meta ambita e fondamentale per la maggior parte degli esordienti e degli altri autori “poco noti”.
A riuscirci sono talmente in pochi che si è diffuso uno strano mito secondo il quale non sia assolutamente possibile per un esordiente farsi pubblicare da un editore maggiore.
Questa assoluta impossibilità andrebbe però sfatata: alcuni che ce l’hanno fatta esistono e personalmente mi sono imbattuto di recente in alcuni di questi “misteriosi e strani fenomeni”: Alessandro Soprani (edito da Mondadori), Vanni Santoni (Feltrinelli), Francesco Barbi (Dalai) e Cinzia Collu (Mondadori).
Non è dunque vero che i grandi editori non pubblichino mai esordienti. Qualche volta, a quanto pare lo fanno, e se lo fanno è a ragion veduta.
 
Di Vanni Santoni ho già scritto abbondantemente in passato. Qui vorrei parlare di Soprani e Barbi, di cui ho appena letto i romanzi.
 
L’ULTIMA ESTATE CHE GIOCAMMO AI PIRATI
 
L'ultima estate che giocammo ai pirati - Alessandro Soprani - MondadoriL’ultima estate che giocammo ai pirati”, l’opera prima di Alessandro Soprani (edizioni Mondadori), è uno di quei romanzi di qualità che non possono essere definiti con una sola etichetta.
Come si intuisce dal titolo questo è soprattutto un romanzo sulla fine dell’infanzia, ma è anche un giallo in cui a investigare sono tre ragazzi, e verrebbe da pensare che allora sia un romanzo per ragazzi e forse è anche questo (mi piacerebbe, in effetti, che mia figlia di dodici anni lo leggesse) ma è anche qualcosa di più, perché la realtà che affrontano i protagonisti è una realtà dura. Questo è anche un romanzo che ci parla della nostra Storia quotidiana, degli anni del secondo dopoguerra. L’investigazione poi si svolge in maniera avventurosa, avventura dilatata dai sensi infantili dei protagonisti e quindi resa ancor più meravigliosa e sorprendente.
Basterebbe dir ciò per consigliarne la lettura, eppure la ricchezza di questa storia non finisce qui, perché queste sono anche pagine ricche di vita e di emozioni vere. È una storia che ti cattura subito, ma che più vai avanti e più ti emoziona e più non riesci a staccartene. Le ultime cento pagine mi hanno tenuto incollato fino alla fine e mi hanno commosso.
Più volte mi sono immaginato il finale, ma ogni volta la trama ha preso un percorso leggermente diverso, segno anche questo della bravura dell’autore, che per tutto il romanzo riesce a creare sempre situAlessandro Sopraniazioni nuove che arricchiscono la narrazione, che porta avanti con piccoli scarti, piccole invenzioni che non segnano una rottura ma che ravvivano l’attenzione.
Dunque un ottimo esordio per Soprani.
 
Come già detto, questo è un volume edito da “Mondadori”. La differenza tra un libro edito da una grande casa o da una piccola la si capisce leggendo i ringraziamenti finali di questo romanzo. Soprani ringrazia sei persone, alcuni autori di bestseller ne ringraziano anche alcune decine: per scrivere un libro di qualità l’autore non può esser lasciato da solo e questo i grandi editori lo sanno. Probabilmente lo sanno anche i piccoli, ma non hanno i mezzi per sostenere adeguatamente i propri autori con editing e altro. A questi, così, non rimane che da ringraziare se stessi, augurandosi che il vecchio proverbio “chi fa da sé, fa per tre” sia vero.
 
IL MEDIOEVO FANTASY DELL’ACCHIAPPARATTI
 
 L'acchiapparatti - Francesco BarbiFrancesco Barbi (pisano, classe 1975) esordisce nel 2007 con la casa editrice Campanila, pubblicando il volume “L’acchiapparatti di Tilos”.
Dopo appena tre anni (febbraio 2010) esce con una nuova edizione, questa volta pubblicata nientemeno che da Baldini Castoldi Dalai, a dimostrare che alcuni autori emergenti, se valgono, a volte, riescono davvero a emergere.
Da alcuni commenti in rete, lasciati da chi ha letto entrambe le edizioni mi pare di capire che questa seconda sia decisamente superiore alla prima (pur valida): l’editore evidentemente fa la sua differenza (oltre, immagino al lavoro di rivisitazione del libro che può aver realizzato lo stesso autore). Il nuovo titolo del romanzo è semplicemente “L’acchiapparatti”.
In quarta di copertina si legge “un romanzo innovativo che trascende i canoni del genere fantasy”.
In effetti, qui di fantasy ci sono solo alcuni elementi, innanzitutto l’ambientazione in un cupo e violento medioevo immaginario, con luoghi che portano i classici nomi “Terre di confine”, “Selva antica”, “Asco Bosco”, “Fontecheta” e una certa dose di magia.
Per il resto, però, mancano i tipici personaggi del fantasy come elfi, gnomi, gobbi e troll. Ci sono però un gigante e un demone infernale.
Come nel fantasy, comunque, i personaggi sono fortemente caratterizzati, dal becchino gobbo e storpio, all’acchiapparatti pazzo e ispirato, allo speziale mafioso, alla vecchia fattucchiera, al cacciatore di taglie dal volto deforme. Insom Francesco Barbi come Zaccariama difficile confondere l’uno con l’altro o dimenticarli. Questo in un romanzo d’avventura è già un pregio.
Il rischio dei romanzi fantasy (quelli di seconda scelta) è che l’autore si perda in inutili descrizioni di personaggi, luoghi e fatti che poco riguardano la trama e ancor meno interessano al lettore. Questo nell’acchiapparatti non succede e la storia (abbastanza semplice e lineare) corre diritta alla meta, nonostante le 466 pagine che compongono il libro, che scorrono via leggere e piacevoli.
Certo di sangue ne scorre molto, ma sulla carta si nota poco. Se fosse stato un film, sarebbe stata un’altra cosa e forse tanta violenza avrebbe dato fastidio, ma qui rientra nel senso della storia, che è cupa e sanguinolenta ma non manca di tocchi leggeri e divertenti, in un abile bilanciamento delle parti.
Insomma, questo Barbi è sicuramente un’altra bella scoperta. Il romanzo, pur non essendo un vero fantasy, trova nei lettori del genere i suoi naturali estimatori. L’autore però ha buone capacità narrative e chissà che prima o poi non ci regali un romanzo adatto anche a un pubblico più ampio.
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4 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 7 giugno 2010 at 16:05

    Sono contento che il libro ti sia piaciuto. Ti ringrazio per la bella recensione. Tra l'altro, l'ho trovata piuttosto originale e ho gradito che tu abbia sottolineato l'atipicità de "L'acchiapparatti" nel suo genere. Riguardo alla tua ultima frase, l'intenzione e la voglia di cimentarmi anche in altri generi ci sono…Francesco Barbi.

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  2. […] L’ultima estate che giocammo ai pirati – Alessandro Soprani – Mondadori […]

    Rispondi

  3. […] Indubbiamente è un romanzo quanto mai denso e corposo, come si deduce dalle 1.238 pagine che lo compongono. La densità non è data solo dal numero di pagine, ma anche dal sovrapporsi delle vicende dei numerosi protagonisti, descritte in due diversi periodi temporali e dalla mescolanza di generi. Definirlo un horror mi pare infatti quanto mai riduttivo. La descrizione dell’infanzia dei protagonisti è parte rilevante della storia e ci fa pensare a “Stand By Me” (il bellissimo film tratto dal suo “Il corpo”) o a “L’ultima estate che giocammo ai pirati” di Alessandro Soprani. […]

    Rispondi

  4. […] che riescono ancora a stimolarmi. Penso, per esempio, a “It” di Stephen King o al nostrano “L’ultima estate che giocammo ai pirati” di Alessandro Soprani o magari persino a “Harry Potter” della […]

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