ZAFON COLPISCE ANCORA

ZafonCome mai i sequel sono spesso più lunghi dell’originale?
A volte perché l’autore ha finalmente raggiunto la fama e può permettersi di scrivere tranquillamente, senza eccessive distrazioni e, soprattutto l’editore è disposto a pubblicare un volume più corposo e i lettori a leggerlo.

Non saprei se questo sia il caso di due libri di Carlos Ruiz Zafòn (autore che la fama ha certo già raggiunto, meritatamente, con opere tradotte in quaranta lingue e milioni di lettori). Sto parlando, ovviamente delle 439 pagine in paperback de “L’ombra del vento” (di cui dico qui) e delle 676 pagine in copertina rigida de “Il gioco dell’angelo”.
Non saprei se questo sia il caso, perché, in realtà “Il gioco dell’angelo” non è affatto un sequel, ma piuttosto un nuovo libro ambientato negli stessi luoghi (una Barcellona barocca e fumosa come una Londra ottocentesca degna di Jack lo Squartatore) e con alcuni personaggi in comune (i librai Sempere, padre e figlio).
Anche nelle atmosfere e nei personaggi ci sono delle somiglianze, dato che dietro a tutto (ne “Il gioco dell’angelo” maggiormente) c’è, oltre al mistero, un tocco di magia soprannaturale e dato che si parla sempre di scrittori e di libri.
Il gioco dell'angelo - Carlos Ruiz ZafònLe due storie sono però perfettamente autonome e si può scegliere di cominciare la lettura da quella che si preferisce. Non appare neanche poi così scontato capire quale delle due sia stata scritta prima, anche se “Il gioco dell’angelo” è comunque ambientato in un arco temporale successivo a “L’ombra del vento”.
Leggendo il primo avevo avuto la sensazione che Zafòn fosse particolarmente innamorato della Barcellona - Parc Guell di Gaudì - Foto Carlo Menzingerscrittura e che questa fosse un momento centrale della sua vita, al punto dal farne il cuore di un romanzo e questo mi aveva (erroneamente) fatto pensare si trattasse di una di quelle opere prime con cui un autore racconta le proprie tribolazioni sulla via del successo letterario.
Questo libro trasmette la medesima sensazione (ma ormai l’inganno non è più possibile!), anche se forse si vede una maggior maturazione non dico dell’autore (già maturo ed efficace ne “l’Ombra del vento”) ma della struttura dell’opera che ricalca quella della precedente, consentendo quindi all’autore di dilungarsi su aspetti che nel precedente non aveva sviluppato. Ed ecco che l’atmosfera di Barcellona sembra farsi ancor più cupa e barocca, ecco che la magia assume sempre maggior sostanza e si sente il respiro della letteratura sudamericana che emerge dalle stratificazioni culturali europee, ecco che il linguaggio si arricchisce di fantasiose creazioni stilistiche e di riflessioni lasciate lì, en passant, pronte per trasformarsi in citazioni.
Ne vorrei riportare alcune, tanto per rendere l’idea:
Un ragazzo è il soldato perfettoBarcellona - Casa Battlò -Gaudì - Foto C. Menzinger. Possiede un grande potenziale di aggressività e una scarsa o nulla capacità critica per analizzarlo e decidere come incanalarlo”.
La maggior parte delle grandi religioni ha tratto origine, o ha raggiunto il proprio punto critico di espansione e influenza, nei momenti storici in cui le società che le adottavano avevano una base demografica più giovane e impoverita”.
A mano a mano che la vita avanza e che bisogna rinunciare alle illusioni, ai sogni e ai desideri della gioventù, aumenta la sensazione di essere vittime del mondo e degli altri”.
Ogni religione organizzata, con scarse eccezioni, ha come pilastro fondamentale il soggiogamento, la repressione e l’annullamento  della donna nel gruppo”.
Gli esseri umani imparano e assorbono idee e concetti attraverso narrazioni, storie, non attraverso lezioni magistrali o discorsi teorici”.
Voglio che impari la grammatica, non la morale della favola”.
 
Un bel libro, comunque, che si legge bene, velocemente, con interesse e piacere, nonostante le dimensioni quasi da volume enciclopedico.

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3 responses to this post.

  1. Posted by Menzinger on 10 aprile 2010 at 19:08

    A fine Aprile uscirà il nuovo romanzo di Zafòn "Il palazzo della mezzanotte".

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on 16 giugno 2010 at 15:18

    Ho letto per caso questa tua recensione ai libri di Zafon. Sai che non avevo neanche fatto caso che Il gioco dell'angelo fosse così  lungo? La lettura è stata così piacevole che non me ne sono accorta per nulla. E' che io adoro questo suo modo di scrivere, questo suo tocco di paranormale e sovrannaturale senza essere eccessivo. Ora che sto leggendo Il palazzo della mezzanotte trovo conferma alla mia sensazione. Su di me le sue storie avevano lo stesso fascino delle storie di fantasmi che ci raccontavamo da piccoli nelle sere tempestose…ed in questo libro i ragazzi si riuniscon proprio per raccontare storie…

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  3. Posted by Menzinger on 16 giugno 2010 at 15:26

    In questo tocco di sovrannaturale, i miei romanzi hanno qualcosa in comune con quelli di Zafon anche se casulmente (perché i miei libri li ho scritti prima di leggere i suoi) . Mi riferisco, in particolare, al finale di ANSIA ASSASSINA, e de IL COLOMBO DIVERGENTE, ma anche a (per intero) GIOVANNA E L'ANGELO.

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