LA PRE-UCRONIA DEGLI YILANÉ

Il Libro degli Ylané di Harry HarrisonQualche tempo fa ho letto l’immenso volume (1.100 pagine a carattere minuto) che riunisce i tre libri della saga nota sotto l’improprio nome “Il Libro degli Yilané” di Harry Harrison, giacché più correttamente l’avrei chiamato “I Libri delle Yilané”, essendo, appunto, i libri tre e le protagoniste femminili. Il volume è pubblicato da Editrice Nord e non è stato facile trovarlo.
Quello che rende singolare questo libro è, innanzitutto, il fatto di essere un raro esempio di ucronia preistorica.
 
La miglior definizione di ucronia è, infatti, per me, la seguente: “L’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale, è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico in cui la storia si differenzia dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi immaginari”.
Si parla, dunque, di Storia e non di Preistoria. Ricordo di aver discusso con alcuni amici interessati al genere se potesse esserci ucronia qualora la divergenza avvenga nella preistoria. Devo dire che i pareri erano contrastanti.
Harry HarrisonDopo aver letto questo libro, mi sono quasi convinto che, in date condizioni, possiamo parlare di ucronia anche in presenza di una divergenza “preistorica”. Certo il mondo che ne deriva (come in questo caso) tende ad essere così fantasioso che si sconfina davvero nella fantascienza ma il lasso temporale, tutto giustifica.
Harrison, infatti, ci narra di un mondo ancora preistorico, ma grosso modo corrispondente al periodo di passaggio dall’età della pietra all’età dei metalli ma dissimile da quello reale, in quanto, in un passato ben più lontano è avvenuto qualcosa che ha fatto sì che i dinosauri non si estinguessero.
Si tratta, dunque, per quanto io sappia, del romanzo in cui il lasso temporale tra la divergenza ucronica e gli eventi narrati è il più ampio mai immaginato, trattandosi di ben 75 milioni di anni.
Ed in un simile incredibile lasso di tempo l’autore ha ben potuto sbizzarrirsi immaginando un mondo assai diverso, un mondo divergente estremamente fantasioso. Se nelle ucronie “storiche” vediamo che una minima divergenza può alterare il passato ed il presente in modo eclatante, immaginate cosa potrebbe succedere se la divergenza proseguisse per milioni di anni.
Questo è possibile che si verifichi solo collocando la divergenza nella preistoria, altrimenti, avanzando di milioni di anni, andremmo a descrivere mondi futuri e saremmo quindi in territorio fantascientifico e non ucronico.
Il presupposto di questo romanzo è che una razza di dinosauri si sia evoluta al punto di creare una Return to Edencomplessa società, molto gerarchica, che basa il proprio dominio sulle altre specie non sulla capacità di dominare il fuoco e costruire manufatti (poiché non dominano il primo e realizzano manufatti solo per fini artistici) bensì, nientemeno che sulla genetica e sulla capacità di modificare ed adattare le altre forme viventi alle proprie esigenze.
E se l’uomo ha creato centinaia di razze canine, feline, bovine e di altro genere in assai meno di un milione di anni, Harrison immagina che le scienziate di questa razza di sauri bipedi di nome Yilané abbia saputo ricreare gran parte delle comodità della vita moderna adattando la genetica degli altri animali.
Quello che rende piacevole la lettura di questo volume è l’alternarsi delle vicende delle protagoniste Yilané, tanto diverse da noi ma a volte con difetti così tristemente simili ai nostri, con quelle dei protagonisti umani.
Harrison ha, infatti, immaginato che le Yilané (si tratta di una civiltà dominata dalle femmine in cui i maschi sono poco più che animali) dominino solo una parte del mondo, mente gli ustuzou (i mammiferi, in lingua Yilané), vivano in un’altra parte del mondo e tra questi vivano degli esseri umani.
Il ciclo è stato scritto tra il 1984 e il 1987, dunque, l’autore certo già conosceva alcune delle preoccupazioni attuali sul clima. Leggere oggi dell’approssimarsi dell’era glaciale, che facendo gelare le città Yilané e allontanando la selvaggina dai monti frequentati dai Tanu (gli umani), costringe i due popoli a scontrarsi, fa riflettere su quanto il clima possa essere importante per la sopravvivenza di una civiltà. Non mi sorprenderebbe che un simile messaggio sia stato lasciato intenzionalmente dall’autore nel libro.
Un altro messaggio lasciato da Harrison e l’ucronia sessuale, tema non certo ignoto agli autori ucronici, ma qui presentato come base di uno scontro di civiltà. Spesso nell’ucronia ci si chiede come sarebbe un mondo in cui le donne abbiano la supremazia. Harrison porta all’estremo questo quesito ucronico e dipinge un’intera civiltà totalmente femminile. Forse lo fa in modo un po’ maschilista, giacché il mondo che dipinge è quantomai distopico e le femmine Yilané appaiono quasi tutte come dei mostri, mentre il protagonista umano Kerrick trova l’amicizia, guarda caso solo trai maschi della specie nemica.

Winter in Eden

Leggere queste pagine, soprattutto nei capitoli dedicati a Kerrick e agli altri uomini preistorici mi ha fatto rivivere con piacere molte delle atmosfere che già avevo vissuto leggendo il ciclo di Ayla e dei Figli della Terra della Auel, anche se si tratta di opere assai diverse, per il desiderio di ricostruzione antropologica della Auel, che in Harrison, pur esistente, è certo superata dalla volontà di creare un mondo immaginario, assai ricco e strutturato.

A tal fine l’autore inventa anche numerosi termini nuovi e dota i West of Edenpersonaggi di vari linguaggi di cui ci offre qua e là svariati esempi.
Aldilà dell’interesse per la singolarità di ucronia “preistorica” o “pre-ucronia”, se vogliamo dir così, questo romanzo è comunque una bella avventura, uno scontro di civiltà tanto diverse, una lezione sulla convivenza e la stupidità della guerra, un allegro lunapark di esseri fantastici e fantasiosi, che le odierne tecniche cinematografiche assai bene potrebbero rendere in uno spettacolare film ricchissimo di effetti speciali, quale quello che si delinea già da solo nella mente del lettore.

 

 

Leggi anche:


§ Preucronie
§ Il mondo perduto di Conan Doyle
§ L'ucronia evolutiva di Wilson
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Jacopo Flammer e il Popolo delle amigdale
§ Ucronie preistoriche di Harrison
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Parliamo di ucronia
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§ Una rivista sull’Ucronia
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Ucronie per il terzo millennio
§ Ucronie sul fascismo
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§ Ucronie sul nazismo – La svastica sul sole
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§ L’ucronia sul Vangelo di Saramago
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§ L’ucronia di Borges 

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15 responses to this post.

  1. Posted by lauraetlory on 14 settembre 2008 at 14:43

    Non lo conoscevo. Toccherà leggerlo. Ho parlato di te sul mio blog e credo che entro oggi finirò il tuo Colombo.
    Laura

    Rispondi

  2. Posted by anonimo on 14 settembre 2008 at 21:17

    Buona sera Carlo, sempre interessante venire alla tua casa.Piano piano comprendo sempre di più.Una felice notte franca

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  3. Posted by byronofrochdale on 15 settembre 2008 at 06:57

    la Nord è un’ottima casa editrice. le ucronie “estreme” un po’ mi turbano, ma questo libro sembra quantomai interessante.

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  4. Posted by vampyr8 on 15 settembre 2008 at 17:39

    mamma mia quante pagine, mi stanco all’idea :p

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  5. Posted by weirde on 29 settembre 2008 at 12:43

    molto interessante, spero di trovare in giro questo libro. Ho letto un romanzo di Alswiss, il merifggio della terra, e mi era piaciuto

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  6. […] classica, forse, avrebbe immaginato un dominio totale sulla Terra dei dinosauri (come ne “Il Libro degli Ylané” che vedremo più avanti) o da parte degli uomini-scimmia. La scelta di Conan Doyle è stata […]

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  7. […] Harris (“Fatherland”), Philiph Roth (“Il complotto contro l’America”), Harry Harrison (“Il Libro degli Yilané”, “Gli Dei di Asgard”, “Tunnel negli abissi”, “A Rebel in Time”) e addirittura un […]

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  8. […] –          Il Libro degli Yilané […]

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  9. […] –          Il Libro degli Yilané […]

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  12. […] –          Il Libro degli Yilané […]

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  13. […] al centro della Terra” di Jules Verne, “Il mondo perduto” di Arthur Conan Doyle, “Il libro degli Ylané” di Harry Harrison, “Il pianeta delle scimmie” di Pierre Boulle, “Darwinia” di Robert C. […]

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  14. […] Harris (“Fatherland”), Philiph Roth (“Il complotto contro l’America”), Harry Harrison (“Il Libro degli Yilané”, “Gli Dei di Asgard”, “Tunnel negli abissi”, “A Rebel in Time”) e addirittura un […]

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