LA GRAN CUOCA ROWLING E I MAGICI INGREDIENTI DI HARRY POTTER

Il mese scorso ho letto anche il settimo libro della serie di Harry Potter (Harry Potter e i doni della morte) e non posso non interrogarmi su quale sia la formula magica che ha portato J.K. Rowling a diventare la scrittrice di maggior successo di questi nostri tempi (e non solo) nel giro di pochissimi anni. Ne sono passati, infatti, solo undici da quel 1997 in cui partorì il primo libro, che la portò subito alla ribalta, partendo dal nulla.
Io credo che la storia di questa geniale autrice non possa che essere presa ad esempio da qualunque scrittore sconosciuto che ambisca ad emergere dalla folla degli autori da dieci copie.
Dire che il successo di J. K. Rowling sia stato determinato solo dal marketing, dalla pubblicità, dai bei film girati sui suoi libri, sarebbe ingeneroso nei suoi confronti. Non si fanno cinque film di gran successo su dei libri scadenti, non si vendono milioni di copie con delle storie che non funzionano.
Altrettanto ingeneroso sarebbe considerare un’autrice che vende più copie della Bibbia (bestseller mondiale e secolare) come un’autrice di seconda categoria.
Ovviamente il successo “economico” di un libro non è tutto e non si valuta un libro sulla base delle copie vendute (altrimenti i miei sarebbero da considerare delle schifezze!), ma, certamente, se un autore riesce a trovare il consenso di milioni di lettori che le comprano non un libro ma sette, che la seguono in un’avventura lunga ormai undici anni (come l’età del suo personaggio nel primo libro), che leggono avidamente migliaia di pagine, quest’autore non può non essere considerato un genio, perché la genialità, a volte, sta anche nel saper capire la gente, nel saperne riconoscere i gusti, nel dare alle persone ciò che vogliono. Per questo dunque io qui proclamo che Joanne Kathleen Rowling è un genio.

 

Cosa ha capito, allora mi chiedo, questa donna che noi bricoleur della letteratura non abbiamo compreso? Cosa la rende differente da noi

Rowling

sconosciuti della tastiera? Io non leggo tanto quanto vorrei, ma posso dire di aver letto libri di autori molto differenti tra loro, compresi alcuni di autori che i più definiscono “emergenti”. Quello che, talora, ho riscontrato nei libri che non emergono è, innanzitutto, la mancanza di una storia, di una trama. Parrà banale, ma, cari colleghi bricoleur, alcuni di noi a volte scrivono dei libri in cui non si parla di nulla. Ebbene, nei libri della somma Rowling, la trama c’è sempre ed è ricca, articolata, ben sviluppata, colma di richiami al passato (il settimo volume in particolare) e di annunci per il futuro. Ogni volume ha una sua trama che lo rende unico e leggibilissimo in sé stesso, ma tutti sono connessi da una trama comune che li lega bene tra loro.La mia impressione è che questa trama si sia delineata nella mente dell’autrice progressivamente, man mano che scriveva, direi soprattutto dal quarto libro in poi, dopo che il successo l’aveva ormai resa un’icona vivente e che aveva la certezza di poter scrivere con tranquillità tutte le centinaia di pagine che voleva. I primi due volumi e forse anche il terzo, sono, infatti, un po’ più chiusi in sé, più unitari. Il sesto è decisamente proiettato in avanti. Non è concepibile senza il settimo, che, a sua volta, chiude magistralmente il tutto. Quello che credo dovrebbe lasciare un po’ perplessi i fan di questo ciclo è l’improvviso salto temporale dell’ultimo capitolo, che sembra volerci dire: ok, è veramente finita, almeno per qualche anno non succederà più nulla. Probabilmente sarà così. Una trama vuol dire anche struttura. Certo la Rowling non è Dante e non divide i suoi libri pesandone le parti e bilanciandole in modo ossessivo, ma ogni suo libro ha una struttura di massima che si ripete. Questo dà tranquillità al lettore, gli fa sentire i libri come qualcosa di familiare. Per struttura mi riferisco qui al fatto che iniziano tutti a casa degli zii, c’è poi l’anno scolastico che segue il suo corso, secondo una tempistica ben nota ad ogni scolaro (quali sono la maggior parte dei lettori) e si chiude con una vittoria parziale del nostro eroe. Solo il settimo libro, rompe gli schemi. Sembra quasi un modo per aiutarci al congedo. Fin dall’inizio si capisce che tutto è cambiato. Anche l’ambientazione, altro aspetto tranquillizzante e che porta il lettore ad identificarsi con i libri, nel settimo improvvisamente muta, non è più nella scuola, la scuola c’è sempre, compare, ma è diventata uno spazio secondario. Tutto ciò sembra volerci preparare al cambiamento (che potrebbe essere la fine effettiva della serie o un suo nuovo inizio su altre basi).Questi tre aspetti (trama, strutturazione e ambientazione) già spiegano buona parte dell’affezione dei lettori verso il ciclo, lettori, in genere, giovanili, che quindi ricercano la sicurezza della ripetitività, del rito. Il rito. Ecco un altro aspetto. I libri sono rituali non solo per i tempi che si ripetono, ma anche per la componente magica, che ne costituisce la “religiosità”, quella che dà un senso al rito.

La magia viene spesso indicata semplicisticamente come la componente che fa di questi libri dei libri di successo. In effetti, ha la sua importanza, anche se, come stiamo vedendo, non è l’unica. Perché piace la magia? Innanzitutto perché ci rende capaci di fare cose che nel mondo reale non sappiamo fare, perché, quindi, ci fa sognare un mondo diverso dal nostro. I libri di HP sono colmi di magia. Il suo universo è pervaso di magia. Molte delle cose che nel nostro mondo fa la tecnologia, lì vengono realizzate con la magia. È un mondo alternativo, quasi ucronico. In un certo senso potrebbe essere davvero ucronico se immaginassimo la domanda “se la magia esistesse e i maghi vivessero nascosti in mezzo a noi, come sarebbe il mondo?” Non è un mondo ucronico, però, perché l’esistenza della magia non porta effetti sul mondo reale, non modifica la storia come la conosciamo, si limita a creare un universo parallelo (non uno divergente). Il successo dei libri di magia (considerate anche il Signore degli Anelli o le Cronache di Narnia, solo per citare i più famosi) nasce, a mio avviso, dal medesimo desiderio di mondi alternativi che è alla base dei romanzi ucronici (che quindi potrebbero meritare un successo almeno confrontabile, se solo l’editoria se ne rendesse conto!). La magia sostituisce, in questo scorcio di terzo millennio, la tecnologia nell’immaginario letterario. Solo pochi decenni fa era la fantascienza a svolgere questa funzione. Ormai, però, la tecnologia è andata troppo avanti, nulla più di essa ci stupisce, ci pare che abbia raggiunto i suoi limiti, i viaggi nello spazio non ci paiono realizzabili. La tecnologia non ci basta per sognare. Vogliamo la magia. La fantascienza ci faceva sperare in futuri migliori e diversi. L’ucronia ci fa sognare un diverso passato (e di conseguenza un diverso presente). La magia ci fa sognare solo un presente diverso. L’orizzonte temporale del sogno si restringe. Non osiamo sognare più in là. Non osiamo sognare sogni che potrebbero diventare reali. Il virtuale prevale. Il sogno domina il nostro tempo. Viviamo schizofrenicamente, come HP, in universi paralleli, nascosti dietro impossibili avatar e nickname. HP quando è a casa degli zii non può esercitare la magia. Sono due mondi paralleli. In ognuno siamo diversi, abbiamo poteri diversi. Per questo HP e il mondo di Hogwarth sono lo specchio del nostro tempo. Per questo ci riconosciamo in loro. Sono il virtuale.

Ed ogni mondo parallelo che si rispetti, come ci insegnano il fantasy e la fantascienza, ha il suo linguaggio. Parlare di Babbani, Dissennatori, Horcrux e altre simili parole inventate aggiunge sicuramente fascino alla narrazione e stimola il desisderio di conoscere e di arricchire il proprio linguaggio che è, io credo, innato in ciascuno di noi e particolarmente sviluppato nei ragazzi.
Cos’altro c’è in questi libri?
C’è l’amicizia. L’amicizia tre ragazzi, un’amicizia solida, indistruttibile, nonostante i vacillamenti, i litigi, un’amicizia che si estende al gruppo, ai Grifondoro, all’Esercito di Silente, all’Ordine della Fenice, un’amicizia concentrica, dilatabile, in cui c’è un centro ma in cui c’è posto per chiunque abbia un cuore da offrire. Un’amicizia che resiste per sette anni e oltre (come ci fa capire l’ultimo capitolo).
C’è, però, anche il suo opposto. Un bambino isolato, che vive con una famiglia che lo odia. Un ragazzo che a volte viene sospettato e accusato, che deve difendersi dall’invidia e dalla maldicenza. Ci sono nemici. Piccoli nemici, come quelli che ogni bambino e ragazzo e uomo hanno, ma anche grandi nemici, nemici personali, nemici giurati, nemici spietati. Ci sono falsi amici e falsi nemici. Nemici che si rivelano grandi amici e amici che nascondono dentro di sé il Male, quel Voldermort che si insinua dentro di loro, che muta aspetto, che ha un’anima spezzata per propria stessa folle volontà.
Voldermort è il male assoluto ma la Rowling ha la grande capacità di descrivercelo non come uno stereotipo del male. Ci fa vedere come e perché è diventato tale. Persino lui ha la sua umanità.
Questi sono libri in cui il Bene ed il Male si fronteggiano continuamente, ma non sono libri manichiesti. Bene e Male non sono sempre tutti dalla stessa parte, sono compenetrati. Lo stesso HP è un po’ Voldermort, ha un po’ di Tom Riddle in sé.
Streghe e lupi mannari non sono più simboli del male, come eravamo abituati a considerarli. Anche loro si dividono in buoni e cattivi.
C’è poi il personaggio. HP è un ragazzo, come dicevamo, che vive in un mondo di gente normale (Babbani) conducendo una vita sventurata con una famiglia che non lo ama e lo disprezza. Improvvisamente scopre di essere speciale. Un mago. Non solo: un mago speciale.
Non è mai convinto della sua eccezionalità, che però, libro dopo libro, anno dopo anno, appare sempre più evidente. È un personaggio in cui è facile per ogni adolescente (e non solo) identificarsi.
Tutti sognano di essere migliori di quelli che sono, speciali. È questo il sogno che ci regala HP.Cos’altro c’è? Ovviamente quello che più si apprezza al cinema, ciò che rende questi libri così adatti per trasformarsi in film da alto budget e dagli effetti speciali mirabolanti: la spettacolarità.
Fantasmi, giganti, draghi, magie, elfi, basilischi, ippogrifi, fenici e ogni altra sorta di mostri, un castello animato da scale mobili e ritratti parlanti. Come se non bastasse, la Rowling si è persino inventata il Quiddich e il Torneo Tre Maghi: anche gli amanti dello sport sono accontentati.
La competizione è, infatti, un ennesimo elemento, le quattro Case competono tra loro all’interno della scuola, le scuole competono nel Torneo Tre Maghi, i ragazzi delle Case si affrontano in strane partite a palla volando sulle scope.
In HP troviamo, poi, il mistero, molto mistero. Ci sono sempre molte cose poco chiare e che vanno scoperte. Non manca la suspance. C’è attesa per gli sviluppi successivi.
C’è paura. Non certo terrore, ma sufficiente a fare un film in cui il pubblico più giovane chiude gli occhi o sobbalza sulla sedia.
C’è anche un po’ di horror, dato che Voldermort non si può certo dire una bellezza, i Dissennatori sono inquietanti e i mostri non mancano.
C’è avventura. Tanta avventura, con lotte tra buoni e cattivi, peripezie, ostacoli da superare, percorsi di iniziazione. È, infatti, anche un ciclo di libri sulla crescita, sul passaggio dall’infanzia all’età adulta e contiene quindi anche piccole riflessioni sulla vita.

E c’è, infine, la morte, che nell’ultimo volume fa da padrona.
Abbiamo, dunque, incontrato i principali elementi di molti libri. Certo si possono fare buone torte e buone minestre usando ingredienti molto diversi, quindi, sarebbe naturale che anche qui qualche elemento, che è la forza di altri libri, manchi. Mancano, in effetti, l’amore e il romanticismo, anche se negli ultimi libri la Rowling cerca di darne una spolverata. Manca quasi del tutto la satira, anche se quel mondo alternativo con i suoi ministeri, le sue scuole e le su banche potrebbe esser considerato una sorta di satira del mondo reale. L’umorismo è presente in dosi moderate e non manca una blanda ironia. La metafora della vita e della politica mi pare secondaria o inesistente. L’introspezione e la psicologia ci sono ma in giusta dose. E così via. Non si sente la mancanza di quello che non c’è. Non si desidera che questa storia sia diversa. Certo anche questi libri hanno i loro difetti, ma sono peccati veniali (mi viene in mente,ad esempio, l’estrema lunghezza della parte sul campionato mondiale di Quidditch).
Del resto, in alcune migliaia di pagine c’è posto un po’ per tutto e, comunque, in ogni ricetta ci devono essere ingredienti principali ed ingredienti di cui occorre solo un pizzico. La maestria nel cuoco non sta solo negli ingredienti ma anche nelle loro dosi, nei tempi di cottura e nella presentazione del piatto. Quest’ultima l’hanno fornita il marketing e, in primis, i film realizzati.Lasciamo alla Rowling il segreto delle dosi e dei tempi di cottura, ma cerchiamo qui di riepilogare gli ingredienti:
– trama;
– strutturazione;
– ambientazione costante;
– ripetitività e ritualità;
– magia come estraneamento dalla realtà;
– mondo magico come mondo parallelo, specchio della nostra schizofrenia;
– linguaggio inventato;

– amicizia;
– lotta tra Bene e Male senza manicheismo assoluto;
– compenetrazione tra il Bene e il Male;
– tanti nemici, grandi e piccoli;
– un personaggio che si sente debole ma che scopre di essere forte e speciale;
– spettacolarità;
– competizione;
– mistero;
– suspense;
– paura;
– avventura;
– iniziazione e crescita verso l’età adulta;

– morte.Ho dimenticato qualcosa? Certamente, ma esaminate i libri che avete letto e ditemi in quanti trovate tutti questi elementi. Magari ne hanno altri. Elencateli. Sono pochi? Un buon piatto può anche avere uno solo, ma deve essere molto buono, però la mancanza di ingredienti può essere un indizio del perché i clienti lasciano il ristorante. Se vi chiedete perché non hanno il successo di HP, forse la riposta è tutta lì: gli autori sono stati un po’ tirchi con qualche ingrediente. Oppure non li hanno saputi dosare.
Joanne Rowling, invece, è una gran cuoca. Una curiosità

Visto che si parla di HP, vorrei fare una domanda a chi conosce meglio di me tutti i retroscena di questo libro? Come mai se solleviamo la sovracoperta del settimo libro in edizione italiana, sulla costa non si legge il titolo del libro ma una misteriosa parola: LANDUS? È, forse, mi chiedo, un segnale per dirci che questo libro è l’ultimo di questa serie ma il primo di un’altra, uno in cui su ogni libro scopriremo una piccola parola, per arrivare a ricostruire una frase misteriosa? Ho letto, però, che l’editore ha cambiato la nuova edizione di tutti i libri e, pertanto, ora, su ciascun volume si legge una parola simile, unendo tutti i libri della nuova edizione dovrebbe venire fuori il motto di hogwarts “draco dormiens nunquam titillandus”.

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76 responses to this post.

  1. Posted by anonimo on 7 febbraio 2008 at 22:11

    Si, effettivamente è una bella favola pensare di riuscire come la Rowling nella vita.
    Anche a me piacerebbe trovare il mio Harry Potter nella vita.
    Ti aspetto sul mio blog.

    Alessio

    Rispondi

  2. Posted by madDreamer on 7 febbraio 2008 at 23:32

    eh si! è decisamente un genio questa donna!
    quando c’è stato il boom del primo libro, che ovunque ti giravi, vedevi qualcuno che leggeva harry potter, mi dicevo: ma nooo, non li leggo che sono storie per bambini!

    e invece, mi son dovuta ricredere…wow….tutti bellissimi!
    a un certo punto ti prende così tanto, che non puoi fare a meno di sapere come va a finire!!!! :p
    (sigh…peccato abbia finito…)

    Rispondi

  3. Posted by FraAngel82 on 8 febbraio 2008 at 09:31

    Un’analisi centrata e interessante, di certo più generosa della mia (vagando nella tag “libri” del mio blog trovi qualche post su HP più o meno recente).
    Quello che dei libri di HP mi disturba e mi fa porre continue domande a me stessa come autrice è che lei è partita con un libro per ragazzi che poi è diventato “altro”. Un altro indefinito. Non più libro per bambini, non ancora libro per adulti, ma uno strano testo per adolescenti che però secondo me tradisce le premesse dei primi libri. Un bambino di oggi che si trova a leggere il primo volume lo puà seguire e capire, ma può quello stesso lettore affrontare il 5°, il 6° e il 7° volume?
    Io ho delle idee un pò rigide sulla letteratura per ragazzi perchè credo che sia un tipo di narrativa molto difficile da scrivere e per la quale bisogna prestare molta attenzione proprio per il pubblico a cui si rivolge.
    Gli ibridi in genere non mi piacciono infatti.
    E proprio per questo ontinuo a rimuginare su ciò che voglio fare del mio primo romanzo per ragazzi.

    Rispondi

  4. Posted by Menzinger on 8 febbraio 2008 at 10:00

    @FraAngel82: Ottima riflessione. In effetti questo ciclo di romanzi è una storia che cresce con i personaggi ma anche con i lettori.
    Il fatto che il protagonista abbia un anno in più in ogni libro, rende la storia progressivamente più adulta.
    Non per questo, però, non siamo davanti ad un romanzo per ragazzi.
    Lo è, ma è scritto talmente bene e ha talmente tanti “ingredienti” che ognuno riesce a trovarne qualcuno di suo gusto, anche gli adulti.
    Credo, poi, che gli adulti si facciano un’idea sbagliata di ciò che piace ai bambini e ai ragazzi. Ad esempio, si potrebbe pensare che gli utlimi romanzi siano troppo cupi e spaventosi per un bambino. Eppure piaciono! I milioni di lettori che continuano ad adorare HP ne sono la prova!
    I grandi autori per bambini questo l’hanno sempre saputo: un po’ di paura, un po’ di orrore e un po’ di suspance piaciono sempre ai bambini. Fin da piccoli amano essere spaventati un pochino da cose che sanno non essere veramente pericolose. Questo li fortifica, li fa crescere, li aiuta ad affrontare le vere paure.
    Nel mio piccolo, posso vedere l’esperienza di mia figlia a cui ho letto i primi HP fin dall’asilo e che ora sta leggendosi con piacere il settimo, a dieci anni. Le sono sempre piaciuti tutti, anche i film. Da anni si addormenta, contenta, leggendo HP!

    Rispondi

  5. Posted by scriverecala on 8 febbraio 2008 at 10:03

    Una analisi stupenda, Carlo, che condivido in pieno.

    Bisogna avere sempre il massimo rispetto per gli autori che vendono molto. A leggerli con attenzione, qualcosa si impara sempre.

    Rispondi

  6. Posted by April15 on 8 febbraio 2008 at 11:06

    In effetti nn hai dimenticato nulla, hai fatto un’ottima scheda “tecnica” e un’analisi reale e precisa del “fenomeno” che, alla luce di quanto sostieni così efficacemente, nn ha nulla di arcano. Ingredienti ben dosati per rendere la “pietanza “appetitosa. Il punto è che, grosso modo, qst “ingredienti” sono noti a molti ma sono pochi qlli che riescono a dosarli nel modo opportuno. Complimenti per la tua riflessione, un ottimo spunto su cui discutere e riflettere.

    Rispondi

  7. Posted by FraAngel82 on 8 febbraio 2008 at 11:51

    Ma certo Carlo, è assolutamente come dici. E in fondo è questo il motivo per cui anche io continuo a leggerli. Perc cercare di capirne i meccanismi. Come lettrice forse ne sarei rimasta maggiormente affascinata, come autrice purtroppo mi sono arenata su alcuni punti che non condivido, ma l’utilità dei romanzi di HP per me è stata quella di spingermi a pormi domande. il fatto che da 3 anni ormai stia ragionando sull’idea che ho avuto per il mio primo romanzo per ragazzi, ma ancora non mi sia decisa a metterci mano è dovuto proprio al fatto che, con un target di lettori così delicato, ritengo sia importante essere consapevoli di quello che si sta facendo. e per questo oltre a HP sto leggendo molti libri per ragazzi, per capire e imparare e anche per smussare un pò gli angoli delle mie idee su questo tipo di libri. Idee che, temo, siano dovute moltissimo al fatto di essere italiana e di sapere di avere a che fare con editori italiani. In realtà non sono i giovani lettori a preoccuparmi, ma gli adulti attraverso cui il testo dovrà inevitabilmente passare. Quindi studio, per ora mi limito a questo… tanto di romanzi non per ragazzi ne ho diversi da finire, per cui posso concedermi di valutare il mondo della narrativa per ragazzi e di prepararmi al momento in cui deciderò di passare all’azione

    Rispondi

  8. Posted by puc19 on 8 febbraio 2008 at 12:27

    Ciao,
    scusa, ieri era tardi così quando mi hai chiesto “il segreto del suo successo” pensavo ti riferissi a Lerici…scusa stavo già dormento 😛
    Per il mio modesto e profano parere, Harry ha vauto tantissimo successo sia per il target molto vario, ma soprattutto, lo che è banale, perchè è una genialata.
    c’è poco da fare, inventare quei personaggi e quella scuola è una genialata assolutamente innovativa.

    ciao 🙂

    Rispondi

  9. Posted by ambradorata on 8 febbraio 2008 at 12:28

    Questo post è di una lungimiranza incredibile.
    Sei riuscito ad analizzare
    l’effetto HP alla grande, hai scovato i cavilli elencandoli in modo esauriente.
    Hai ragione HP è un libro che anche noi leggiamo, ma un tuo commento mi è rimasto impresso e mi ha dato modo di pensare, perdona se qui riporto le tue parole, ma penso che stia lì il fulcro del successo ( con le giuste dosi degli ingredienti da te elencati)
    ” Credo, poi, che gli adulti si facciano un’idea sbagliata di ciò che piace ai bambini e ai ragazzi. Ad esempio, si potrebbe pensare che gli utlimi romanzi siano troppo cupi e spaventosi per un bambino. Eppure piaciono! I milioni di lettori che continuano ad adorare HP ne sono la prova!
    I grandi autori per bambini questo l’hanno sempre saputo: un po’ di paura, un po’ di orrore e un po’ di suspance piaciono sempre ai bambini. Fin da piccoli amano essere spaventati un pochino da cose che sanno non essere veramente pericolose. Questo li fortifica, li fa crescere, li aiuta ad affrontare le vere paure.
    Nel mio piccolo, posso vedere l’esperienza di mia figlia a cui ho letto i primi HP fin dall’asilo e che ora sta leggendosi con piacere il settimo, a dieci anni. Le sono sempre piaciuti tutti, anche i film. Da anni si addormenta, contenta, leggendo HP! ”

    Grazie per questo tuo post molto
    interessante

    Rispondi

  10. Posted by crisalide82 on 8 febbraio 2008 at 13:01

    nonostante possa cadere nella banalità, io ti rispondo che la Rowling ti fa battere il cuore.
    ma non è un talento innato, il primo libro non è così intenso;
    per questo probabilmente avevano ragione coloro che mi prendevano in giro otto o nove anni fa, quando HP non lo conosceva nessuno e io ero quella “che ancora si legge le favolette”. eh …
    ha probabilmente acquisito collaboratori (e traduttori) di un certo talento, e anche lei è probabilmente cresciuta.

    in generale, posso dirti che la storia di HP attrae perchè lui è un ragazzo sufficientemente normale, come altri, ma con quel coraggio e quella magia in più che tutti i peterpan di oggi vorrebbero.
    e la rowling ha trovato la sua via, e l’ha seguita come doveva; speriamo solo non esageri oltre …

    Rispondi

  11. Posted by Valvulux on 8 febbraio 2008 at 13:17

    come hai letto nel mio blog…vorrei aver scritto harry potter…peccato che non ne ho letto nemmeno uno…
    pura questione di soldi + che di creatività…

    Rispondi

  12. Posted by Mixx on 8 febbraio 2008 at 14:31

    Ciao Carlo, grazie dell’invito.
    Devo ammettere che la tua analisi del fenomeno Harry Potter è veramente attenta e precisa e non posso che dichiararmi d’accordo.
    Scrivi che “Non si sente la mancanza di quello che non c’è. Non si desidera che questa storia sia diversa.“, e credo che il punto sia proprio questo: la Rowling ha dato voce ai sogni dei ragazzi (e degli adulti che lo sono ancora un po’). Si è messa dalla nostra parte e si è chiesta: che cosa voglio leggere?
    La saga è nata principalmente come serie per ragazzi, e cosa c’era di più geniale che ambientarla in una scuola? Una scuola di magia, zeppa di segreti, di oggetti magici, di creature buffe o pericolose… quale ragazzo non vorrebbe una scuola così? Io l’avrei voluta! 🙂
    Poi le vicende vanno da Hogwards a Londra… nel NOSTRO mondo… una Londra misteriosa, oltretutto, dove si trovano ingressi per il mondo magico che noi Babbani non possiamo vedere… cosa c’è di più stuzzicante? E se anche la cabina telefonica fuori casa mia portasse al Ministero della Magia?
    E poi la costruzione del mondo magico è veramente superba. Un Ministero che controlla l’operato di ogni singolo mago, un ufficio dedicato all’Uso Improprio dei Manufatti Babbani! Il Dipartimento delle Catastrofi e degli Incidenti Magici!
    E poi, diciamocelo… chi non si è fatto una sonora risata di fronte all’incredulità di papà Weasley mentre ammira estasiato alcuni oggetti di uso comune per noi Babbani? Questo, ma non solo, è secondo me un vero colpo di genio…

    Sì, anche secondo me J.K. Rowling è un genio.

    Ha surclassato persino Nicolas Flamel, inventando una Storia ben più straordinaria di qualsiasi Pietra Filosofale…

    Rispondi

  13. Posted by JACKALTWOBIS on 8 febbraio 2008 at 15:25

    credo che dopo la tua splendida recensione venderà ancora di più Carlo!
    in effetti un’autrice completa. Non manca nulla, nulla è lasciato al caso!
    Descrizioni, richiami, passato presente e futuro. Una magica alchimia di parole che si compone sotto la vista leggendo i libri. Certo il marketing accompagna come vendere i libir di notte nelle librerie aperte ma se la trama fosse stata aria fritta di sicuro la gente passava le notti a dormire anzichè far le file in libreria.

    Rispondi

  14. Posted by anneheche on 8 febbraio 2008 at 15:33

    Che stupenda recensione!
    (Se ti offro una grossa cifra la fai anche per me? 😉 Scherzo…ma non troppo).

    Rispondi

  15. Posted by TheLeananSidhe on 8 febbraio 2008 at 16:38

    Dunque, cosa mi piace di questi libri? Bella domanda, diciamo che sono un po’ cresciuta con loro. Mi piace la trama, in linea di massima, e il modo in cui sono scritti. Trovo che la Rowling sia brava ad intrecciare vicende e personaggi, senza mai essere scontata ma sorprendendo continuamente il lettore! Mi hanno sempre tenuta con il fiato sospeso, ecco!
    Più di così, sinceramente, non saprei cosa dire! ^_^

    Rispondi

  16. Posted by StefanoRomagna on 8 febbraio 2008 at 17:42

    La Rowling è una visionaria. Ha avuto un’idea bellissima e l’ha saputa ampliare, migliorare e dilatare di volta in volta. C’è poco altro da aggiungere. HP è la Mary Poppins del nostro secolo.

    Complimenti per il blog. 🙂

    Rispondi

  17. Posted by greenGlow on 8 febbraio 2008 at 18:12

    mmm quello ke mi ha colpito di più della rowling, oltre al fatto ke riesce a trasmetterti le emozioni in modo semplice e diretto, è il fatto ke c’è un attenzione ai particolari ke mi ha lasciato così O_O cavolo è riuscita a collegare 7 libri l’uno con l’altro riprendendosi a dettagli ke nei libri precedenti erano poco importanti.. I

    Rispondi

  18. Posted by AzureStrawberry on 8 febbraio 2008 at 19:32

    Grazie per avermi fatto conoscere il tuo blog. Il tuo modo di studiare e sviscerare il “fenomeno” HP è veramente intenso. Mi hai fatto pensare a cose su cui non mi ero soffermata al momento della lettura.
    Mi è nuova sopratutto la parte sulla copertina, che effettivamente avevo notato fosse diversa da tutte le altre…chiedendomi per l’appunto il perchè.
    Per quanto mi riguarda mi sono accostata al libro perchè ero (e sono!) affascinata dai mondi fantasy. Io leggo principalmente per estraniarmi dalla realtà, per ritagliarmi pezzettini di magia nella vita quotidiana. HP e la Rowling mi hanno dato tutto questo. (“19 anni dopo” compreso^_^).
    Grazie ancora

    Rispondi

  19. Posted by Menzinger on 8 febbraio 2008 at 20:36

    Scrive AzureStrawberry “Io leggo principalmente per estraniarmi dalla realtà, per ritagliarmi pezzettini di magia nella vita quotidiana. HP e la Rowling mi hanno dato tutto questo. (“19 anni dopo” compreso^_^). ”

    Allora ti consiglio di provare anche le ucronie: descrivono mondi in cui il nostro passato è stato cambiato, rispetto a come lo conosciamo.

    Rispondi

  20. Posted by bassotuba on 8 febbraio 2008 at 20:37

    è vero
    molti libri degli scrittori italiani non hanno trama
    sono romanzi di formazione e comunque si fermano lì

    Rispondi

  21. Posted by Menzinger on 8 febbraio 2008 at 21:18

    @MadDreamer: sì sono libri che ti prendono. Per quanto lunghi si divorano in poco tempo.

    @scriverecala: si impara molto leggendo i classici, i best seller e anche i brutti libri. E’ confrontando un brutto libro con uno bello che capiamo cosa manca al primo e cosa dà quella marcia in più al secondo.

    @April15: certo gli “ingredienti” sono importanti ma non sono tutto, ci devono essere anche la capacità di “gestirli”, la capacità di scrivere in genere e la fantasia, l’inventiva, il colpo di genio. Questa che sto facendo è un’analisi ad uso e consumo degli scrittori: capire che alcune cose sono importanti, ci aiuta ascrivere meglio, a non dimenticarcene.

    @FraAngel82: scrivere per sé stessi è relativamente facile, scrivere per chi ci somiglia, quasi altrettanto. Scrivere per un “target” diverso da noi stessi, richiede un vero sforzo, ma un buono scrittore deve riuscirci.
    Personalmente mi piace cimentarmi con generi diversi. Il tempo però è poco. Per ora ho scritto due romanzi ucronici, due thriller, due romanzi per ragazzi, un romanzo surreale. Vorei cimentarmi presto con la fantascienza. Vedremo.

    @Puc19: sì, l’ambientazione e i personaggi sono molto ben costruiti. Non so se del tutto originali, dato che i mondi paralleli non sono certo una novità, ma resi con grande capacità e, in effetti, una certa genialità.

    @crisalide82: indubbiamente HP sa emozionare. Il sogno di ciascuno di noi di essere migliori di quello che siamo realmente è un pensiero che la letteratura, le favole e il cinema hanno sfruttato spesso. HP è come Spiderman, un ragazzo normale che acquista poteri speciali, è come i quattro ragazzi che quando entrano nel mondo di Narnia si trasformano in re, è come Cenerentola o Biancaneve che sposano il principe, ecc.

    @valvulux: devi leggerli!

    @Mixx: far convivere la magia con il mondo ordinario è certo una grande trovata.

    @Jackaltwobis: Joanne mi ha già telefonato per ringraziarmi! 😉
    Certo il marketing è importante. Lo sò. Avessi io i milioni che ha lei per promuovere i miei libri….

    @anneheche: La Rowling mi ha pagato un milione di euro. A te posso fare uno sconto!

    @TheLeananSidhe: Sì, c’è un’intera generazione che è cresciuta ad HP, come la mia è cresciuta a Salgari, Verne e London.
    E’ vero che ha una grande inventiva e che riesce sempre a trovare qualcosa per tenere alta l’attenzione.
    Un’autore di besteseller (King? Follett? non ricordo) scrisse che per fare un buon libro in ogni pagina dovrebbe esserci qualcosa d’interessante. Immaginate quanto sia difficile scrivere alcune migliaia di pagine tutte interessanti! Pazzesco, no? C’è chi non riuscirebbe e a scriverne una!

    @StefanoRomagna: è vero.

    @greenGlow: tanti particolari, sì, tanti dettagli, tanti collegamenti, tanti richiami, tante connessioni. Un gran lavoro.

    @bassotuba: purtroppo ci sono libri che non comunicano nulla, puri esercizi di scrittura, senza nulla da raccontare, senza nessun sogno da regalare, senza nessuna lagrima da versare o risata da fare.

    Rispondi

  22. Posted by Menzinger on 8 febbraio 2008 at 21:48

    Vorrei aggiungere una piccola riflessione sul Settimo Libro: questo libro è assolutamente diverso da tutti gli altri. Cominicia in modo del tutto diverso: niente casa degli zii ma subito i Mangiamorte e poi non si svolge quasi mai nella mitica Hogwart, inoltre, muoiono così tanti personaggi quanti non ne erano morti mai (e si resta senza!).
    Sembrava già tanto la morte di Cedric durante il torneo Tre Maghi o di Sirius nella battaglia al Ministero o la più recente scomparsa di Silente. Qui invece c’è un’autentica carneficina. Però è il libro che lega tutto, che riconduce il ciclo ad unità. Indispensabile. Non si può non leggere.

    Rispondi

  23. Posted by BALOTH on 8 febbraio 2008 at 22:37

    bell’analisi davvero , hai ragione la trama è essenziale , lo stesso concetto è applicabile anche nei film se non c’è la trama ,che deve essere il cuore di tutto , le storie non sono belle sopratutto quelle che sono affogate negli effetti speciali .

    Rispondi

  24. Posted by Menzinger on 8 febbraio 2008 at 22:39

    Sembra banale, ma a volte manca.

    Rispondi

  25. Posted by th3alien on 8 febbraio 2008 at 22:56

    bellissima descrizine

    Rispondi

  26. Posted by VelphinxShadow on 9 febbraio 2008 at 01:47

    Descrizione impeccabile, complimenti! Sì, anche a me piacerebbe riuscire nella vita come ci è riuscita la Rowling… è proprio un genio quella donna! Anche io avevo pensato a cos’era quel “landus” e penso tu abbia ragione.. io ho molti libri della vecchia edizione quindi nn saprei dire se si formerà il motto di Hogwarts.. ma secondo me sì…. comunque c’è una cosa del libro che mi è dispiaciuta molto .. la Rowling ha messo delle date un po’ a casaccio: harry sconfigge voldemort 17 anni dopo la morte dei suoi genitori i quali sono morti nel 1981… sicchè facendo i conti Harry sconfigge Voldemort nel 1998. Ma allora com’è possibile che si racconti la vita di Harry 19 anni dopo la sconfitta di Voldemort? per conoscere la sua vita 19 anni dopo dovremmo essere almeno nel 2017!… Dall’ultimo capitolo in poi, per questo piccolo particolare ho smesso di identificarmi nella storia.. che peccato… cmq sia resta sempre la mia saga preferita!

    Rispondi

  27. Posted by Merlino93 on 9 febbraio 2008 at 08:51

    Spargo parole
    nella polvere.
    Ogni momento, sotto i piedi,
    sono ridotte in polvere.

    Rabindranath Tagore

    Rispondi

  28. Posted by Merlino93 on 9 febbraio 2008 at 08:52

    Buon fine settimana
    Tony

    Rispondi

  29. Posted by ilPiccoloElfo on 9 febbraio 2008 at 12:46

    Complimenti per l’analisi ben approfondita! Sono molto d’accordo con quanto è stato scritto e concordo pienamente nel dire che la Rowling è una gran scrittrice, è difficile trovar qualcuno che scriva non un libro ma sette che tengano col fiato sospeso! Detto questo anch’io credo che J.K. sia cresciuta nella scrittura dei 7 libri e che la storia sai cresciuta con lei, portando ad un magnifico risultato. Ci sarebbero molti libri da leggere, ma per me, che adoro il fantasy perchè mi permette di evadere un pochino dal reale, HP è stata un gran bella saga e credo si sia meritato il successo che ne è derivato…anche se penso che i film non siano così belli come i libri!I libri fanno viaggiare con l’immaginazione ed ognuno ha la propria, ovviamente anche regista e sceneggiatore hanno la loro e quello che ne risulta è una loro interpretazione. Per qeusto motivo e per la maestria della Rowling penso che a breve rileggerò l’intera saga, per cogliere al meglio i dettagli che hanno reso questa storia così interessante. Chissà magari troverò delle nuove analogie di cui prima non mi ero resa conto!
    Alcuni spunti li continuerò a metere sul mio neonato blog, sperando che pian piano qualcuno si appassioni ancor più ad HP!
    Grazie per il tuo commento, che mi ha dato la possibiltià di legere il tuo bellissimo intervento! Complimenti!

    Rispondi

  30. Posted by jumpOnBoard... on 9 febbraio 2008 at 14:05

    La Rowling è un genio. Stamattina mia sorella mi ha regalato i Doni,e sto comparando la traduzioni ufficiali alle mie. Che figata!! SIETE TUTTI INVITATI AL SONDAGGIO,COMUNQUE.

    Rispondi

  31. Posted by jumpOnBoard... on 9 febbraio 2008 at 15:16

    Io non sono d’accordo.
    Il nick è una cosa simpatica,devi pure calcolare che molte persone che si registrano su splinder trovano il loro nome già “occupato” da un altro utente,quindi il nick diventa d’obbligo.
    L’anonimia è un’altra cosa.
    C’è gente che non si firma e offende altri bloggers in modo gratuito,e questo è scorretto…usare un nick non equivale a nascondersi,tanto nel profilo si può scrivere tranquillamente scrivere il proprio nome. Tu sei stato fortunato a poter usare il tuo cognome,perchè è un pò insolito…è forse di origine tedesca?

    Rispondi

  32. Posted by VioVyB on 10 febbraio 2008 at 15:57

    concordo pienamente su tutti i gli ingredienti che hai elencato e non sto qui a commentarli ulteriormente eprché sarebbe solo una ripetizione.
    Ho solo da dissentire sulla parte finale, pur premettendo che è solo la mia opinione.
    La Rowling è tanto pessima a parlare d’amore che meno ce n’è meglio è, un pizzico in più rischiava di rovinare tutto.
    Di esame psicologico ce n’è fin troppo, tanto che il quinto e il settimo ma soprattutto il sesto libro sono praticamente il diario segreto di un adolescente mooolto disadattato con dei rigurgiti esistenziali davvero pazzeschi. Uno dei più grandi difetti di HP.
    Infine credo che in HP la satira e l’humor inglese sia molto presente, quasi preponderante, anche se va un po’ scemando nel corso dei libri. Un Ministero della Magia che tenta di insabbiare e negare, la corruzione, l’intromettersi negli affari di Hogwarts, potremmo quasi vederci il confronto Stato-Chiesa che ha luogo oggi in Italia. E dà quel tocco in più che rende HP un libro da leggere su più livelli, tutti godibilissimi.

    Rispondi

  33. Posted by Menzinger on 11 febbraio 2008 at 08:58

    @Vyovib: ho scrtto “Mancano, in effetti, l’amore e il romanticismo, anche se negli ultimi libri la Rowling cerca di darne una spolverata. Manca quasi del tutto la satira, anche se quel mondo alternativo con i suoi ministeri, le sue scuole e le sue banche potrebbe esser considerato una sorta di satira del mondo reale. L’umorismo è presente in dosi moderate e non manca una blanda ironia. La metafora della vita e della politica mi pare secondaria o inesistente. L’introspezione e la psicologia ci sono ma in giusta dose. E così via. Non si sente la mancanza di quello che non c’è. Non si desidera che questa storia sia diversa. ”
    Sono d’accordo con te che la Rowling abbiamo messo la dose giusta di sesso e amore e che se ne avesse messo di più avrebbe rischiato di sbagliare. Non dico che non ne sappia scrivere (magari il suo prossimo libro sarà una splendida storia d’amore) ma qui non sono elementi essenziali. Ho scritto che non mancano l’introspezione e la psicologia, personalmente non lì trovo però gli elementi fondamentali dei libri. Se dovessi definire queste storie non direi “si tratta di romanzi psicologici”. Comunque, hai ragione: la Rowling, a modo suo e con le finalità della storia, lavora anche sulla psiche dei personaggi.
    Che vi sia dello humor e delle parti divertenti è innegabile.
    L’unica cosa su cui non sono d’accordo e nel vedere nel conflitto tra Hogwart e il Ministero una satira dei rapporti Stato- Chiesa. Si tratta di qualcosa che riguarda più la ns. cultura che non quella inglese e comunque, in un certo senso scuola e Ministero sono due organi “laici” e, anzi, la prima dipende dalla seconda.
    Se satira c’è, casomai, riguarderebbe più semplicemente proprio una certa invedenza del governo nella gestione delle scuole inglesei, credo.

    Oggi, poi, ho letto su La Repubblica un’intervista alla Rowling, in cui conferma l’idea che avevo espresso nel post che i romanzi sono pensati per target diversi, progressivamente crescenti. Joanne Rowling dice che il primo è adatto per bambini di sei anni, ma non gli ultimi tre e conferma quello che dicevo in merito al fatto che il sesto libro sia quello che riconduce ad unità gli altri sei.

    @JumOnBoard: verrò a risponderti sul tuo blog. Comunque il mio nome è austriaco.
    Ciao

    Rispondi

  34. Posted by Luna70 on 12 febbraio 2008 at 15:40

    Molto interessante e articolata la tua analisi. Di sicuro c’è da prendere esempio dalla bravura di questa autrice!

    Rispondi

  35. Posted by scriverecala on 14 febbraio 2008 at 08:30

    Il maghetto e la maga[..] Segnalo un’analisi molto articolata e approfondita sulle ragioni del successo di Harry Potter, pubblicata da Carlo Menzinger in questo post. Nella annosa controversia sulla “rispettabilità letteraria” degli autori di grande [..]

    Rispondi

  36. Posted by jumpOnBoard... on 14 febbraio 2008 at 19:32

    Stavo rileggendo questo post che avevo già trovato molto interessante… Trovo la tua analisi davvero fantastica,complimenti. La frase finale ha anche ispirato l’inizio del mio ultimo post! Comunque ti do ragione sul fatto che molti usino i nick a casaccio e a volte non ci rendiamo conto di stare scrivendo allo stesso utente che usa più di un nick,ma questa è una scelta personale… io purtroppo ne ho solo uno da anni ,non mi piace molto ed ero curiosa di sapere cosa si nascondesse dietro tanti nomi. E ,tornando a Harry Potter,tu (se leggerai il mio post) quale pensi che sia il fulcro della saga: la salvezza dell’anima,o l’immortalità?

    Rispondi

  37. Posted by MaxWeb on 14 febbraio 2008 at 22:34

    …ti hanno già detto tutto, quindi io ti dico solo: fantastico.

    Rispondi

  38. Posted by Menzinger on 15 febbraio 2008 at 09:14

    @JumpOnBoard: mi chiedi quale “pensi che sia il fulcro della saga: la salvezza dell’anima,o l’immortalità?”
    Io non credo sia nessuno dei due. Caso mai è la morte in se stessa. vera grande protagonista di queste storie e soprattutto dell’ultimo episodio.
    Diciamo piuttosto che la “morale” della storia è nella conclusione: HP è capace di un Amore così grande che, come Cristo, si sacrifica per l’umanità (magica), donando la propria vita, per salvarla.
    Il fulcro della storia mi pare quindi sia il messaggio spesso ripetuto da Silente: è l’Amore (l’amore “Coraggioso” per essere precisi) che vince sempre, anche sulle magie più spietate, anche sulla morte. E’ l’amore di sua madre che salva Harry prima che la saga inizi. E’ l’amore di Harry a salvare se stesso e a sconfiggere per sempre il male. E’amore-amicizia che aiuta Harry a superare le prove più difficili. L’amcizia dei suoi coetanei, da Ron e Hermione a tutto l’ES, ai Grifondoro, a molti compagni di scuola; l’amicizia degli adulti, da Silente, a Sirius, ai Weasley allo stesso Piton.
    Amore e Amicizia contro il Male e la Morte. Questo mi pare il fulcro.

    Rispondi

  39. Posted by jumpOnBoard... on 15 febbraio 2008 at 14:58

    Ho risp sul mio. Adesso ti aggiungo ai link!!

    Rispondi

  40. Posted by Menzinger on 26 marzo 2008 at 22:36

    LA GRAN CUOCA ROWLING E I MAGICI INGREDIENTI DI HARRY POTTER[..] Vorrei riallacciarmi al post con l’intervista a Marina Lenti su Harry Potter. Il mese scorso ho letto anche il settimo libro della serie di Harry Potter (Harry Potter e i doni della morte) e non posso non interrogarmi su quale sia la formula magica c [..]

    Rispondi

  41. Posted by Ipanema on 31 marzo 2008 at 07:02

    grazie carlo per aver pubblicato anche su fiae questa tua interessantissima analisi!
    ciao!
    I.

    Rispondi

  42. Posted by Menzinger on 3 aprile 2008 at 22:46

    La guerra vinta da Licia Troisi[..] Incuriosito dal successo di questa autrice, donna e, per giunta, italiana, Licia Troisi, ho acquistato “La Setta degli Assassini”, il primo volume del ciclo “Le guerre del Mondo Emerso”. Solo dopo aver finito di leggerlo son [..]

    Rispondi

  43. Posted by ElisabettaM on 15 aprile 2008 at 11:14

    Ciao, ti scopro solo adesso, ti linko perchè mi interessa il tuo blog, sono anch’io scrittrice (esordiente…). Ho cercato di leggere tutto il tuo lungo post e i commenti. Sono d’accordo, ovviamente, hai scritto tutto con grande precisione e capacità di analisi. Secondo me un altro elemento di successo della Rowling è l’ambiguità con cui ha saputo giocare in campo morale: parlare di amore, morte, sacrificio va benissimo: è proprio lì che si costruisce la densità di un personaggio. Ma la Rowling è attentissima a non dire a quale morale si ispira, fa un bel calderone in modo che tutti si riconoscano in un modo o nell’altro. Nell’ultimo libro è evidentisismo: Harry non si sacrifica come Cristo (lo spiego nel mio blog, se hai la pazienza di andare a vedere, sotto la voce Harry Potter), si sacrifica e basta. Per un nobile ideale, certo. Ma il suo sacrificio è più simile al gesto di Socrate che a quello di Cristo perchè HARRY NON CREDE NELLA VITA ETERNA in senso cristiano.
    Che ne dici?
    Questa è la mia opinione.
    Per il resto sono d’accordissimo con te, ma non mi sento di invidiarla. Sono felicissima di quello che scrivo io, anche se non riuscirò mai a pubblicarlo. Ma almeno sono onesta con me stessa.

    Rispondi

  44. Posted by Menzinger on 15 aprile 2008 at 16:50

    Certo, Harry non si sacrifica per la viata eterna. Il paragone ha i suoi limiti. Non è certo Cristo e neppure Aslan, il leone di Narnia. Però il suo sacrificio è per il Bene del mondo magico. E’ dunque sacrificio altruistico.

    Rispondi

  45. Posted by Alessandro105 on 5 dicembre 2008 at 14:18

    Grazie del tuo commento sulla mia recensione ma cmq anche la tua è molto bella!!Complimenti

    Rispondi

  46. Posted by anonimo on 23 novembre 2010 at 14:14

    in molti parlano del fatto che il successo sia dato dai soldi.. ma non dimentichiamo che la Rowling era una donna molto povera quando scrisse HP, e che per anni e anni ha girato di casa editrice in casa editrice senza che nessuno volesse pubblicarle il libro…il quale era già famoso fra i bambini già prima che se ne facessero dei film!
    Marta
    ps condivido in pieno la tua recensione 🙂

    Rispondi

  47. Posted by Menzinger on 23 novembre 2010 at 16:12

    @ Marta: Sono d'accordo con te, nel dire che non sia impossibile per un "povero sconosciuto" emergere, ma certo è più difficile che per altri. ALlo stesso modo penso che il successo di un libro non sia solo una questione di marketing (anche se aiuta e molto).
    In cosa non ti ho convinto?

    Rispondi

  48. […] rapporti parentali irrisolti, crescita (qui uscita dall’autismo). Certo mancano altri aspetti, che avevo individuato in besteseller “maggiori” come i romanzi della Rowlings: una struttura articolata, […]

    Rispondi

  49. […] che si tratta di un bestseller vorrei fare anche qui la mia solita analisi degli ingredienti tipici dei libri di […]

    Rispondi

  50. […] bestseller mondiali. Vorrei allora applicare lo stesso tipo di analisi che avevo seguito per i sette romanzi della Rowling, individuando alcuni “ingredienti” che facevano di Harry Potter un best-seller e vedere come […]

    Rispondi

  51. […] nostrano “L’ultima estate che giocammo ai pirati” di Alessandro Soprani o magari persino a “Harry Potter” della […]

    Rispondi

  52. […] onirici o futuristici di Ian McEwan, al recente successo planetario di autrici fantastiche come J.K. Rowling o fantascientifiche come  Suzanne Collins (quanti dei loro lettori pensano a queste etichette?), […]

    Rispondi

  53. […] avuto modo di leggere in precedenza tutti e sette i romanzi del ciclo di Harry Potter e di averne apprezzato la grande qualità. Di fatto, però, finora la Rowling aveva scritto un unico, lungo romanzo, diviso in sette […]

    Rispondi

  54. […] scritto allora questo libro? Essendo delle fiabe direi per dei bambini. Essendo i riferimenti al ciclo di Harry Potter quanto mai insistenti, direi, invece che il libro è dedicato ai lettori delle avventure del mago […]

    Rispondi

  55. […] scatenano una magia, come ben hanno scoperto anche i grandi narratori fantasy come Tolkien o la Rowlings. Non solo i nomi dei luoghi, di cui ho dato un esempio nell’incipit citato, ma anche di tutto […]

    Rispondi

  56. […] e incuriosisce. Se questo è uno dei punti di forza dei grandi autori fantasy da Tolkien alla Rowlings, non sempre farlo, però, suona corretto e in linea con la […]

    Rispondi

  57. […] di analizzare alcuni best-seller (il primo fu la serie di Harry Potter), avevo individuato alcuni ingredienti fondamentali per il successo di un romanzo d’avventura: […]

    Rispondi

  58. […] amore, competizione, conflitto, ritualità, crescita, morte (insomma quelli che ho chiamato gli “ingredienti magici” commentando i romanzi di Harry […]

    Rispondi

  59. […] fa avevo esaminato gli elementi presenti in un moderno bestseller fantasy (il ciclo di Harry Potter). Quando leggo un romanzo avvincente, mi chiedo se queste componenti ci […]

    Rispondi

  60. […] il fantastico, uno gnomo dai poteri quasi magici, un Oskar che si muove nella Storia come un Harry Potter per la Gran Bretagna. Il fantasy contamina il romanzo […]

    Rispondi

  61. […] grande autrice del nostro secolo, che si ritrova nel nome delle bombe volanti intelligenti dette “Harry Potter”, in ricordo del famoso boccino da Qidditch inventato dalla Rowling, a quello a “2001 Odissea […]

    Rispondi

  62. […] filone dei romanzi fantastici che vedono come protagonisti dei ragazzi, accanto al ciclo di “Harry Potter” della Rowling, a quello di “Hunger games” della Collins, alla serie di “Twilight” della […]

    Rispondi

  63. […] l’intera costruzione di questa saga, che potrebbe essere una di quelle, assieme, a quella di Harry Potter, meglio realizzate che io abbia mai […]

    Rispondi

  64. […] una serie sarebbe bene (ottimo esempio è il ciclo di Harry Potter) che, tra tanti cattivi minori, il Cattivo principale rimanga presente e imbattuto fino alla […]

    Rispondi

  65. […] King come la Rowling cedono alla tentazione del lieto […]

    Rispondi

  66. […] che le due più grandi eptalogie scritte a cavallo del cambio di millennio siano la saga di Harry Potter e quella Roland Deschain di Gilead, la prima realizzata da J.K. Rowling, la seconda da Stephen […]

    Rispondi

  67. […] i possibili ingredienti l’ho già scritto più volte (si legga per esempio la mia recensione del ciclo di Harry Potter o la più recente della saga della Torre Nera) e non mi vorrei ripetere […]

    Rispondi

  68. […] il mio giudizio, ma l’investigatore privato Cormoran Strike non solo non è capace delle magie dello studente di Hogwarth, ma anche le pagine del romanzo mancano totalmente della “magia letteraria” che ha stregato […]

    Rispondi

  69. […] che crede poco nella trama. Questo lì per lì mi ha un po’ spiazzato, basti pensare agli “ingredienti magici” della scrittura come li avevo individuati nell’analisi dei romanzi della Rowling, un’altra […]

    Rispondi

  70. […] però ancora dell’altro. Quando analizzai le opere della Rowling avevo individuato una serie di elementi che facevano, per me, del ciclo di Harry Potter, la saga più amata, letta e venduta di tutti i […]

    Rispondi

  71. […] Se nei primi due romanzi citati la maggior debolezza era la fragilità (o assenza) della trama, Lansdale, invece, ne costruisce una solida e concreta che tiene il lettore avvinto alle pagine. La concretezza è anzi il massimo pregio di questo romanzo, anche se dietro ai delitti di un serial killer che ammazza le donne, le lega e le getta nel fiume, si aggira lo spettro di un presunto Uomo Capra. Un tocco di magia non guasta. Il punto di vista è quello di un bambino, cosa che ne fa un grande romanzo di crescita e iniziazione e da spazio alle paure, avvicinandolo ai migliori lavori di Stephen King. La concretezza la ritroviamo anche nell’ambientazione, sempre vivida ed efficace. Il mistero è fitto, ma non c’è il classico difetto di “lontananza” dei romanzi gialli: l’investigatore è fortemente coinvolto, il figlio dell’agente (l’io narrante) lo è ancora di più e si rivela il vero detective della storia nonostante i suoi dodici anni. Il contesto è un ambiente ristretto in cui tutti conoscono tutti. Si intrecciano amicizie vive e morte, amori antichi e nuovi. Oltre al grande cattivo misterioso, Uomo Capra o serial killer che sia, non mancano tanti piccoli uomini deboli o malvagi o entrambi. Insomma, ci sono molti degli ingredienti che ho più volte indicato come fondamentali per fare un buon romanzo. […]

    Rispondi

  72. […] dovrebbe toccare: un protagonista giovane che si scopre dotato di inaspettati poteri (un po’ come Harry Potter), che ha un alleato magico potente, il drago, la cui forza va crescendo progressivamente, dato che […]

    Rispondi

  73. […] diventare qualcuno. Sebbene opera diversissima, si basa, in fondo, sullo stesso messaggio di “Harry Potter” e fu questo, io credo, a farcelo amare allora, come oggi i ragazzi amano le storie della […]

    Rispondi

  74. […] Quando si legge il sequel inatteso di un ciclo di sette romanzi che rappresentano una serie dichiarata dall’autrice conclusa e quando questa serie è la più letta e amata di sempre, la prima domanda che si ha in testa è: sarà questo libro all’altezza dei precedenti? […]

    Rispondi

  75. […] (manca solo quello che si allunga come un elastico) e la stessa casa pare una via di mezzo tra Hogwarth e il ritrovo degli X-Men, ma l’insieme è fresco e sembra persino […]

    Rispondi

  76. […] altro modo per fermare il tempo lo troviamo nei romanzi della Rowling su Harry Potter, dove Hermione Granger, per avere più tempo per studiare, usa la magia della “Giratempo”. […]

    Rispondi

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