QUESTI FETENTI SONO PROPRIO DELLE CAROGNE

Ho letto “I fetenti” di Raffaele Abbate, Edizioni Marotta.

I fetenti di Raffaele Abbate

Si tratta di una carrellata di racconti, una ventina, più un prologo ed un epilogo che ne sono parte essenziale, che attraversano un secolo dal 1915 al 2004. Ogni racconto, infatti, porta come titolo una data. Ogni racconto, descrive un diverso “fetente”, termine popolare per indicare una persona vile e malvagia. Però ‘sti fetenti, ‘so proprio delle carogne!

Quando penso ad un “fetente”, immagino, infatti, un personaggio poco raccomandabile, che per il proprio tornaconto personale è capace di “calpestare” chi gli sta intorno. Ebbene, direte voi, di fetenti così ne è pieno il mondo, l’Italia in particolare. Essere fetenti è quasi un modo di essere nazionale. Forse, anche l’autore deve aver pensato qualcosa del genere, per cui i suoi fetenti li ha voluti ancora più cattivi, delle vere carogne, che non si limitano a calpestare chi gli sta attorno, ma lo ammazzano proprio e con un bel po’ di schizzi di sangue, se possibile.

Personaggi irreali, pulp? Purtroppo, no. Purtroppo il mondo dipinto da Abbate è estremo, sì, ma trova riscontro se non nella vita di tutti i giorni, almeno nella cronaca nera di ogni città italiana. Certo ci sono digressioni fantastiche, qualche personificazione della morte, qualche presunto vampiro, ma il mondo che descrive somiglia all’Italia.

L’averci mostrato l’evoluzione del suo “fetente” nel corso di un intero secolo, ci mostra come questa gentaglia sia una razza non nuova, ma profondamente connaturata nella vita del nostro popolo.

Si sbaglierebbe allora, io credo, a voler leggere quest’antologia solo come un puro divertissement, come un puro gusto per la storia dal NON lieto fine.

Questo libro appare anche come una denuncia di un Paese corrotto, che ha perso la propria morale, di un Paese in cui l’epilogo tragico è così tante volte ripetuto da sembrarci alla fine normale e cessare di stupirci. Eppure dovremmo! Ed è questo che Abbate sembra volerci dire: dovete stupirvi della morte. Dovete stupirvi della violenza. Non dovete accettarla come normale. Questo almeno sembra, a me, il messaggio nascosto di questo libro. Posso ingannarmi.

I primi racconti, infatti, riescono a stupirci per la drammaticità dello sviluppo finale, ma, poi, ci si fa, come si suol dire, il callo. Come nella vita.

Autore ed editore

Si arriva così all’epilogo, per vedere un estremo atto di violenza, quasi un suicidio del libro. L’autore si auto-ritrae mentre distrugge il file in cui ha scritto i racconti! Come a voler ricordare che la morte trascina via tutto, anche l’illusione d’immortalità dello scrittore, affidata ai suoi scritti, sepolti nel cestino, in attesa di sparire per sempre, trascinandosi via tutti i personaggi, dai morti macellati, ai collezionisti di teste, ai nazisti inghiottiti dalla galleria, alle vittime degli attentati, al cavaliere che lava il sangue con lo champagne, all’assassino dello zio, al commissario ammazzato, al prete dimenticato, agli sposi cadaveri, all’incestuoso maledetto, all’hacker divorato, alla valigetta della morte, alla suocera vampira, ai segreti della madre ebrea, al gigante lobotomizzato, alla casalinga omicida, all’eliminatore di spifferi, al novello cristo velato.

Raffaele Abbate

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9 responses to this post.

  1. Posted by cosentinonico on 1 febbraio 2008 at 21:03

    ho avuto il piacere di conoscerlo dal vivo ad aversa quando rpesentò la tana del salmone.
    un grande

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  2. Posted by stefanomassa on 1 febbraio 2008 at 21:35

    mitico
    stef
    w abate

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  3. Posted by mianonnaincarriola on 1 febbraio 2008 at 22:30

    ti ringrazio ed in effetti la morale della favola è quella che ha intuito …

    mostrare la malvagità, anche eccessiva ed esasperata, può servire ad esorcizzarla ma anche a ricordare a tutti noi che fa parte della nostra natura.
    La scimmia glabra ha nel suo DNA il genoma di Caino.
    Ed i miei fetenti poi alla fin fine sono mediocri, ho inteso demolire il mito del super uomo Lucifero…

    Qualche volta usando anche l’arma dell’ironia e della comicità “nera”.
    Nel racconto ambientato durante l’alluvione di Firenze il povero marchese alle prese con il cadavere dell’infermiera e con la moglie schizofrenica è quasi un cartone animato, ci ricorda Wyle Coyote o gatto Silvestro ai quali ne capitano di tutti i colori ed vuole essere una presa in giro del “perbenismo” delle classi alte !

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  4. Posted by donnaFlora on 2 febbraio 2008 at 05:18

    Ho letto con interesse la tua recensione.Interessante segnalazione.
    Buona giornata!

    Rispondi

  5. Posted by lucy1957 on 2 febbraio 2008 at 08:08

    Molto interessante!!!
    Buon fine settimana da Lucia

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  6. Posted by JACKALTWOBIS on 2 febbraio 2008 at 11:18

    ottima recensione un bel libro!
    Di scuro interesse.

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  7. Posted by raffapiccinni on 3 febbraio 2008 at 17:12

    mi paice il tuo amore per la lettura

    Rispondi

  8. Posted by coridefe on 3 febbraio 2008 at 20:01

    Interessante questa storia dei fetenti, deve essere molto istruttiva 😉

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