Epifania nell'Anno del Signore 1412

E’ arrivata ancora una volta l’Epifania!
Permettetemi allora di parlarvi di un’altra Epifania, quella dell’Anno del Signore 1412, in un paese della Francia:
 
Quando seppi della tua nascita corsi nella bruma dell’alba. L’aria era umida e pungente. Attraversai come in volo la campagna addormentata nella foschia mattutina. L’erba ghiacciata di brina sembrava coperta di neve. Trovai il borgo di Domrémy, sulle rive della Mosa, ancora mezzo addormentato. I passanti erano rari, un contadino che si dirigeva con il suo mulo ad un campo più lontano, il fornaio che accendeva il fuoco. Le strade erano ancora addobbate per il Santo Natale. Non c’era sfarzo in quelle decorazioni ma erano gioiose e mi parevano vibranti di vita e serenità. Alcune ghirlande di rami intrecciati. Qualche pigna disposta a festone. Alcuni nastri colorati. Delle spighe a mazzo.
Arrivai davanti alla tua porta. Il mio cuore la conosceva bene e la riconobbi subito anche se fuori non c’era alcun’insegna. Non una targa, non una scritta – chi, del resto, da queste parti, sarebbe stato in grado di leggerla? – non un fiocco ad indicare il lieto evento.
Sbirciai attraverso le imposte socchiuse ed i miei occhi furono attratti dalla luce del focolare. Vidi le spalle di tua madre. Ne scorsi il dondolio materno, inequivocabile. Isabelle Romée ti stava cullando, avvolta in una coperta fatta da lei stessa, racchiusa tra il tepore del suo corpo e quello del camino. Non vedevo tuo padre, Jacques d’Arc, e neppure i tuoi fratelli, Jacques, Pierre e Jean. Tua sorella Catherine ancora doveva nascere.
La nascita è cosa da donne. Accanto a tua madre c’era una sua amica, una vicina, e sentivo anche la voce di tua nonna che sistemava qualcosa poco più in là. Solo donne. Le donne sono le Padrone della Vita. Sono le Signore della Nascita e della Morte. A loro spettano i riti del nascere e del morire. La donna apre e chiude il grande cerchio. L’uomo è solo una comparsa. Forse. Così parrebbe. Così sembra in certi momenti ma in realtà tutto ciò che è nel mezzo gli appartiene; in questi nostri secoli almeno. Un giorno forse le cose andranno diversamente. Forse.
Le strade erano fangose, l’aria umida e fredda. Il vento soffiava.
Fu questa la prima volta che ti vidi. Anzi, la prima volta che percepii la tua presenza. Il tuo corpo, infatti, era ancora celato da quello di tua madre, quasi ne facesse ancora parte. Le pareti di pietra nuda ti proteggevano. In quella mattina d’Epifania frizzante di gelo, nell’Anno del Signore 1412, fosti tu la mia apparizione.
Allora mi guidava forse solo un’istintiva curiosità. Eppure doveva esserci già una qualche magica attrazione che mi legava a te. Conoscevo ancora poco il mondo. Ancora lo conosco poco, invero, e forse mai lo conoscerò appieno. Amavo i bambini. Mi affascinava il mistero della nascita. Forse per questo ero così impaziente di vederti. Ma forse c’era qualcosa di più che univa i nostri destini, già da allora.
C’era qualcosa che spiegava la mia impazienza. Una sorta di presentimento. La sensazione che il momento della tua nascita sarebbe stato determinante per tutta la mia esistenza futura.
 
Nel pomeriggio tornai a vederti. In paese, nonostante la bassa temperatura, c’era più movimento che all’alba. Nella tua casa si respirava una sorta di fermento, che sarebbe stato vera agitazione se il rispetto per la puerpera e la neonata non avesse costituito un freno all’eccitazione della famiglia.
Parenti e vicini venivano a vedere la piccola Jeannette che si affacciava su questa terra. Vidi allora i tuoi occhi. Non penso che tu possa avermi visto, ero troppo lontano ed il tuo sguardo ancora non aveva acquisito una simile capacità. Ero oltre tutta quella gente, oltre la fatica del tuo venire al mondo. Oltre quella luce che ti abbagliava, cui non eri ancora abituata. Nella campagna addormentata in attesa di una primavera che tu solo sembravi preannunciare. Un mulo rientrava con il suo carico di legna per il fuoco. In lontananza una donna portava una cesta di panni verso il fiume per lavarli. Eroica, con quel freddo, e dunque solitaria. Un uccello lanciava invano il suo richiamo.
Così comincia il romanzo Giovanna e l’angelo. Così comincia la vita di Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orléans, l’eroina francese che sarà santificata.
La storia che narra "Giovanna e l’angelo", però è diversa. E’ il racconto ucronico di come Giovanna sfuggì al rogo e regnò sulla Francia. Non è storia vera, ma storia sognata attraverso gli occhi di un angelo ateo, un angelo che non conosce Dio e che vede il mondo solo attraverso gli occhi di Giovanna.

Qui c’è una bella recensione del libro scritta da Giuliana Argenio: http://argeniogiuliana.splinder.com/post/15651606/Giovanna+e+l%27angelo+-+romanzo+

L’avete letto? Non ancora? Malissimo! Acquistatelo, leggetelo!

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14 responses to this post.

  1. Posted by zop on 7 gennaio 2008 at 11:44

    waw ma è tuo? 🙂
    complimenti… e se vuoi bookswebbar qualcosa dimmelo!

    Rispondi

  2. Posted by bookswebtv on 8 gennaio 2008 at 12:58

    in bocca al lupo per il libro e auguri di buon anno!

    Rispondi

  3. Posted by DanielaRaimondi on 9 gennaio 2008 at 12:47

    ah, Carlo, che penna fine, poetica e pulita la tua! Grandissima introduzione questa. Un libro che sicuramente leggerò (Ormai sono una tua fan :))
    Chi è, nella storia, la voce narrante?
    Un caro saluto e un augurio di Buon Anno pieno di salute e di successi,
    daniela

    Rispondi

  4. Posted by Menzinger on 9 gennaio 2008 at 13:23

    Grazie Daniela,
    come sai, l’ammirazione è reciproca. Anch’io mi considero un tuo “fan”.
    La voce narrante è quella dell’angelo.
    Cosa che si scopre solo dopo alcune pagine. All’inizio gioco un po’ sull’equivoco, lasciando prima credere che sia un amico o un parente, facendo poi sospettare si tratti di un pedofilo e chiarendo solo dopo, mi pare, una decina di pagine, che si tratta di un essere ultraterreno.
    A dir il vero, dire che sia un angelo è una semplificazione. Lui stesso non sa chi sia. Non conosce Dio. Non ha contatti con altri esseri umani o angelici, tranne Giovanna d’Arco e la sua natura è soggetta a continui mutamenti che rispecchiano quelli di Giovanna.
    L’intera storia è comunque vista attraverso i suoi occhi, ma forse lui stesso è solo il frutto di un’allucinazione di Giovanna d’Arco in punto di morte, un’apparizione che, sul rogo le narra la sua stessa vita, passata e futura.

    Rispondi

  5. Posted by spotless on 9 gennaio 2008 at 16:50

    non mancherò…

    Rispondi

  6. Posted by anonimo on 9 gennaio 2008 at 21:17

    guarda… io amo me stessa , ciò che ho. Odio il resto (naturalmente ci sono delle eccezioni ) .
    Secondo me ,come scrissi nell’intervento, devo solo risposarmi psicologicamente.

    Ultimamente ho riscoperto che leggere mi piace…andrò cercare qualche tuo libro vedrò quelli che m’ispirano di più e li leggerò 😉

    [ D o x a D e v i a t a ]

    Rispondi

  7. Posted by vampyr8 on 10 gennaio 2008 at 22:48

    buon anno… anche se in ritardo 🙂

    Rispondi

  8. Posted by paramuricea2 on 11 gennaio 2008 at 08:38

    Grazie del passaggio! Complimenti per il blog e per la tua passione per la scrittura..
    A presto

    Rispondi

  9. Posted by Ipanema on 11 gennaio 2008 at 10:20

    grazie per il tuo commento sul nostro blog. Saluti e complimenti,
    I.

    Rispondi

  10. Posted by ceneredirose on 11 gennaio 2008 at 17:36

    interessante…lo cercherò.
    ciao da cenere

    Rispondi

  11. Posted by happysummer on 13 gennaio 2008 at 09:35

    E’ un bellissimo inizio, quello che ho letto: sei bravissimo, camplimenti!

    Rispondi

  12. Posted by grigietta on 13 gennaio 2008 at 13:39

    ma che bello davvero…. !!!
    A proposito di ucronia, vidi tanto tempo fa un servizio “ucronico” di Mixer su che cosa sarebbe successo se il comunismo fosse andato al potere in Italia. E’ stato interessantissimo, con filmati originali ma doppiati diversamente ed interviste a personaggi attuali… false.
    Era molto verosimile, tant’è vero che spesso andava il sottotitolo che ricordava la “non-verità” di tutto ciò che stavano dicendo.

    Rispondi

  13. Posted by Menzinger on 16 gennaio 2008 at 15:15

    Sì. Ne ho sentito paralre ma non l’ho visto. Guardo di rado la TV.

    Ciao
    Carlo
    http://www.scrivo.too.it

    Rispondi

  14. Posted by Menzinger on 24 gennaio 2008 at 22:22

    Ecco una bella recensione di questo romanzo fatto da una lettrice:

    http://argeniogiuliana.splinder.com/post/15651606/Giovanna+e+l%27angelo+-+romanzo+

    Rispondi

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