Scrivere con Andrea Didato

Ho conosciuto Andrea Didato per caso su internet verso la fine del 2001 o forse l’inizio del 2002, su un sito che si chiamava Scrittura Fresca. Era un sito dove ognuno poteva pubblicare quel che voleva, racconti e poesie, ed essere contattato dai lettori che dicevano, sempre scrivendo nel sito, la loro su quanto avevano letto (ma sapete tutti come funziona un sito di scrittura, no?).
Fu così che Andrea lesse qualcosa di mio ed io qualcosa di suo. All’inizio mi divertii a riscrivere un paio di suoi racconti e a farglieli leggere (ricordo, in particolare il racconto di un tragico volo). Poi ci venne l’idea di scrivere assieme e decidemmo di fare un racconto. Voleva essere una storia breve, di un paio di pagine, ma il gioco ci prese la mano e divenne quasi un romanzo. Lo abbiamo chiamato “Se sarà maschio lo chiameremo Aida”. Si trattava di una storia surreale di due ragazzi che si innamorano e che, amando la musica lirica decidono di costruire un teatro. L’aspetto surreale della storia è l’ambientazione: un paese del sud Italia, in cima ad una montagna altissima e perennemente innevata. Ed un po’ surreali o allucinati sono alcuni personaggi.
Ognuno scriveva qualcosa e poi lo spediva all’altro evidenziando le parti variate. L’altro rileggeva e approvava (o meno) le variazioni ed aggiungeva parti nuove. Dunque, nella storia ci possono essere personaggi o brevi descrizioni che sono più creature di Andrea o più mie, ma questo lavoro di continua sovrapposizione delle nostre “mani”, ha portato il libro ad essere particolarmente omogeneo, ed io stesso stenterei a ritrovare delle parti di cui assumere la paternità assoluta. La differenza di contributo, però, era, direi, soprattutto nel fatto che Andrea amava molto descrivere la vita di paese, dettagliare i personaggi. Io preferivo le trovate surreali e le invenzioni fantasiose. Fui, ad esempio, io a portare in montagna Calalto (ma il nome credo fosse soprattutto opera sua), io a inventarmi l’idea del teatro o a trasformare la partita a pallone in una sorta di avventura epica. Sue, però, mi pare, furono l’idea dell’avvelenamento o quella della biblioteca e delle lezioni scolastiche per adulti.
 
Una volta completato il romanzo, decidemmo di farlo leggere ad altri. Avendo io pubblicato “Il Colombo divergente” con Liberodiscrivere, mi ero spostato sul sito di questa casa editrice. Fu così che lo facemmo uscire a puntate prima su Scrittura Fresca e poi su www.liberodiscrivere.it. Eravamo nel 2002.
Poi il tempo passò e i vari impegni familiari e professionali mi allontanarono dal web e mi parve lo stesso fosse avvenuto ad Andrea.
Un giorno, anni dopo, ho ripensato a questo romanzo che ancora “fluttuava” senza pace in internet, senza aver potuto riposare sulla carta. Ripensai anche ad altri scritti fatti a quattro mani, come il “Cybernetic Love”, scritto con Simonetta Bumbi e anch’esso pubblicato on line su Liberodiscrivere e “Lei si sveglierà”, scritto con Sergio Calamandrei, e mi resi conto dello scorrere inesorabile del tempo. Mi prese allora la “paura” di non poter più riuscire a dare alle stampe questi lavori. Temevo di perdere i contatti con Simonetta e Andrea, che da tempo non sentivo più.
Decisi allora di raccogliere questi testi in un volumetto e di ricercare i miei compagni d’avventura. Volevo anche scrivere un breve racconto tutti assieme, per chiudere l’opera.
Ebbi qualche difficoltà momentanea a ritrovare Simonetta, che in rete si muoveva spesso silenziosa, nascosta dietro imprevedibili nicknames, ma poi, con grande gioia, la ritrovai.
Sergio è un amico del mondo reale per cui non fu difficile contattarlo.
Mancava, però, all’appello Andrea. Gli scrissi il 27 febbraio 2006, ma alla sua vecchia e-mail Didato non rispondeva. Pensai l’avesse cambiata. Cercai altri riferimenti in rete, ma la sola e-mail che i vari siti su cui lui scriveva segnalavano era quella a me nota. Trovai allora un numero telefonico. Mai c’eravamo visti e mai neppure parlati per telefono (lo stesso è stato con Simonetta). I nostri lavori erano stati integralmente realizzati solo per scambio di e-mail! Non sapevo se fosse davvero il suo numero. Il nome e la città, però, corrispondevano. Dopo una decina di giorni di ricerche, alfine, decisi di rompere la tacita regola che aveva limitato i nostri rapporti al solo contatto via e-mail.
Il numero era giusto, anche se capii subito dalla voce di chi mi rispondeva che c’era qualcosa che non andava. Forse avevo sbagliato a “comparire” nel mondo reale, io che per lui ero solo stato un “fantasma virtuale”? Al telefono c’era una donna, sua moglie, che, purtroppo, mi spiegò che non potevo più parlare con Andrea, perché Andrea aveva davvero lasciato il mondo reale. Per sempre. Avevamo scritto un romanzo assieme ed ero quasi certo che prima o poi ci saremmo incontrati, invece questo non avverrà mai, perché Andrea non c’è più.
Sua moglie e sua figlia mi hanno spiegato che era stato malato. Di questo Andrea non mi aveva mai parlato. Del resto parlavamo quasi solo dei nostri scritti. Pare abbia vissuto fino all’ultimo come se la malattia non ci fosse, lui che, medico, ben sapeva cosa questa fosse.
Ho avuto la sensazione quasi di essermelo aspettato, quando mi prese la premura di mettere assieme queste pagine.
Assieme ai suoi parenti decidemmo quindi pubblicare comunque questo nostro lungo racconto (o romanzo breve, come preferite). Mi pareva ormai quasi un dovere, per ricordare questo mio lontano “amico di rete”, che non meritava di andarsene così presto.
L’ho così inserito nel volumetto “Parole nel web” che Antonello Cassan, l’editore di Liberodiscrivere, è stato ben felice di poter pubblicare.
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