Victor Davis Hanson – Una guerra diversa da tutte le altre
“Una guerra diversa da tutte le altre”, sottotitolo “Come Atene e Sparta combattevano nel Peloponneso” di Victor Davis Hanson, edito da Garzanti, è un volume dall’aspetto “impegnativo” con le sue quasi cinquecento pagine fitte di testo, ma che in realtà si legge assai piacevolmente, sia per il linguaggio scorrevole dell’autore sia per l’enorme interesse delle materie trattate. Interesse che supera quello apparente dell’argomento.
Trai libri su Sparta che mi ripromettevo di leggero, questo, in effetti, era rimasto un po’ in fondo e gli avevo preferito altri testi più generici o più snelli, non ritenendo, erroneamente, che le tecniche belliche potessero interessarmi particolarmente. È però un libro che fa riflettere. Innanzitutto sull’influenza che le guerre, quella del Peloponneso in particolare, hanno avuto sulla cultura greca. Giustamente Hanson si chiede se avremmo avuto Sofocle, Euripide e Aristofane se questa guerra non fosse stata tanto lunga e violenta. La guerra fu catalizzatrice di civiltà e di cultura o contribuì a dissipare energie che si sarebbero potuto dedicare alle arti? Certo senza questo conflitto fratricida, la Grecia sarebbe stata assai diversa.
Più si legge questo libro, più si scopre che il titolo è quanto mai azzeccato: fu una guerra davvero particolare. Eppure, come fa notare lo stesso Hanson, fu anche una guerra emblematica e anticipatrice di tante guerre successive.
Hanson nella sua narrazione usa come fonte antica principale Tucidide, il grande narratore della Guerra del Peloponneso, mostrandoci come già allora questo storico, che era stato anche un generale, avesse saputo cogliere ed evidenziare tante peculiarità di questo conflitto.
Una fra tutte il fatto che si scontrassero una potenza di terra oligarchica (Sparta), contro una potenza di mare democratica (Atene) che, proprio per il diverso tipo supremazia militare e di organizzazione politica evitavano di scontrarsi sul “terreno” del nemico. Questo ha portato a un protrarsi trentennale del conflitto, fino a quando Sparta, grazie alla pesante sconfitta di Atene contro Siracusa, che ne decimò la flotta, riuscì a uguagliarla anche sul mare e quindi a sconfiggerla.
Un’altra caratteristica erano gli aspetti economici del conflitto. Atene era ricca e Sparta povera. Solo quando i persiani presero a finanziare Sparta, questa riuscì a crearsi la flotta di cui necessitava per affrontare Atene.

Victor Davis Hanson
I conflitti in cui gli avversari si muovono su piani diversi sono ancora i più lunghi e dolorosi, basti pensare allo scontro trai terroristi e le superpotenze come gli USA o la Russia, ai conflitti del Vietnam o dell’Afghanistan: non si possono vincere finché uno dei due contendenti non si muove sullo stesso piano dell’altro, cosa non sempre possibile.
Numerose sono le riflessioni che portano a raffrontare la situazione greca con epoche successive, a esempio Atene aveva la stessa illusione degli Stati Uniti di essere un’esportatrice di civiltà e democrazia e così facendo si scontrava con il risentimento dei popoli che tentava di convertire o, altro esempio, l’atenizzazione come anticipazione della globalizzazione.
Interessante è anche vedere come la Grecia abbandonò le antiche regole belliche per sprofondare in una vera e propria guerra fratricida, senza esclusione di colpi, in cui intere città furono rase al suolo, la popolazione civile sterminata o schiavizzata, spesso con atti di autentica barbarie, come non ci si aspetterebbe dai civilizzati greci. Rilevante il peso delle malattie, come la peste, che misero in ginocchio Atene e non solo. Sorprendente la quantità di uomini necessari per tenere in piedi una flotta come quella ateniese, capace ogni volta di rigenerarsi anche se in varie battaglie venne quasi azzerata.
Tucidide
Fu la guerra di Atene per affermare la democrazia in Grecia o fu la guerra di Sparta per liberare la Grecia dall’impero ateniese?
Peccato per le numerose ripetizioni, dovute forse al fatto che il libro è diviso in argomenti generali (Paura, Fuoco, Malattia, Terrore, Armatura, Mura, Cavalli, Navi, Il momento culminante e Rovina?) e questo comporta la necessità di tornare su aspetti o dati già trattati. O forse l’autore temeva che nella gran mole del libro il lettore potesse dimenticarsi di alcuni concetti espressi in parti precedenti del volume. Comunque sono tollerabili e aiutano a memorizzare meglio certi eventi e certe considerazioni che l’autore evidentemente ritiene rilevanti.
Firenze, 30/09/2010
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Questo ha fatto sì che disponesse di un maggior numero di ecosistemi e che questi fossero tra di loro in comunicazione. Da questo è derivata una maggior varietà di piante e animali con caratteristiche tali da essere in grado di vivere anche nei territori limitrofi.
conseguentemente, negli ultimi 5 secoli la pluri-millenaria supremazia cinese ha subito un rallentamento (che ora sembra esaurirsi)?
Se l’Europa fosse stata un impero monolitico sotto la guida dei regnanti portoghesi dell’epoca, la scoperta dell’America sarebbe stata rimandata (e… io non avrei mai scritto “









trama vivace e movimentata, affiancando ai due protagonisti alcuni personaggi con un certo spessore e aiutandoci a entrare nella loro psicologia, per osservarne i tormenti, mentre Zaira da
to lanciate, a trovare una propria strada per cessare di essere Scricchiolino e diventare Andrea, cioè un uomo vero, come insegna l’etimologia greca del suo nome.

ha dentro di sé ancora tanto da narrare. Gli altri due sono più concentrati e lineari.
Ho a lungo atteso di leggere il terzo numero di
Peccato che il volume prosegua, con qualche eccezione, con racconti, articoli e recensioni che trattano altri generi, dalla fantascienza, all’utopia alla distopia. Pur non negando l’interesse di questi, mi sarebbe piaciuto di più se il volume fosse stato concentrato solo sul tema dell’ucronia.
Tornando all’articolo di De Turris, ho anche apprezzato che sia stato individuato il pensatore italiano Adriano Tilgher (1187-1941) quale uno dei padri “morali” dell’Ucronia, avendo, come scrive De Turris dedicato “vent’anni della sua vita a combattere storicismo e idealismo e a sostenere le ragioni della Possibilità contro il Fatto Compiuto, a partire dal suo volume dedicato ai Relativisti contemporanei (Libreria di Scienze e Lettere, Roma 1921), sino all’ultimo che pubblicò poco prima della morte: Il casualismo critico (Bardi, Roma, 1942 – ma1941-)”.

“Il mondo nuovo” di Aldous Huxley è un romanzo distopico del 1932 che descrive un mondo futuro particolarmente inquietante. Questo romanzo, assieme a “1984” di Orwell è forse la più importante distopia del XX secolo. Nella lettura c’è forse qualche passaggio un po’ datato, ma nel complesso si tratta di una storia ancora estremamente attuale.
all’apparenza felice, illusoriamente utopico.
poesia, voglio il pericolo reale, voglio la libertà, voglio la bontà. Voglio il peccato.”
Nel mondo nuovo la famiglia è considerata un’orrenda bizzaria animalesca, retaggio di un passato dimenticato, nel nostro mondo la famiglia si sta riducendo a piccoli nuclei nevrotici, emotivamente insufficienti a loro stessi.
la Grande Impresa si intrometta nel governo della popolazione. Immagina che il totalitarismo possa dunque avere due facce, da una parte quella del Grande Governo, sui modelli nazista, stalinista o maoista, e dall’altra un mondo dominato dalle multinazionali o, come scrive lui, dalla Grande Impresa e non si può non pensare subito all’influenza delle società petrolifere sul governo del medioriente e persino degli Stati Uniti o all’attuale esperienza italiana, anche se lui non faceva alcun accenno ad una Grande Impresa che oltre al potere economico e politico disponesse addirittura anche di quello mediatico. Sotto il controllo dello Stato o dell’Impresa egli osserva che “radio e giornali continueranno a parlare di democrazia e di libertà, ma quelle due parole non avranno più senso.”
Un po’ meno attuali appaiono il capitolo sulle tecniche di lavaggio dei cervelli (tipici di uno stato violento e tirannico) e sulla persuasione chimica mediante l’uso di droghe.
aveva davvero conosciuto e visitato “ attraverso gli occhi” di esploratori della tempra del veronese, che senza la minima paura, si muoveva tra animali feroci e tagliatori di teste, che aveva imparato a conoscere e rispettare, al punto che la sola cosa che temesse veramente erano le malattie.
un vero romanzo. Del resto con una vita avventurosa come quella di Beccari, non c’è bisogno di inventar nulla per renderla più accattivante! Basta una penna felicissima, come quella di Ciampi, in grado di amalgamare bene questi elementi!
è edito da “
soprattutto parlato della geografia di Firenze nel 1300, delle sue famiglie e dei giochi di potere di quel secolo, delle ragioni dell’affermarsi di Firenze nel panorama internazionale.
Ha poi passato la parola al ventiduenne 






