Posts contrassegnato dai tag ‘romanzo storico’

LE GIAPPONESI PASSARONO VELOCI

Julie Otsuka - Venivamo tutte per mare

Julie Otsuka – Venivamo tutte per mare

Un essere poliforme è venuto dal Giappone.

Un mostro dalle mille teste ha attraversato l’Oceano.

Una creatura femminea e seducente è arrivata in America,

quella del sogno,

a cercare mille uomini da far suoi.

Mille corpi stipati in una nave per mesi.

Mille vite spezzate e ricominciate.

Mille donne diverse.

Mille donne uguali.

Mille fanciulle con la foto e il sogno di un marito mai visto.

Mille spose per mariti sconosciuti.

Mille donne che sognavano un uomo e l’hanno trovato diverso.

Mille piccole donne orientali arrivate nella terra della speranza,

Mille vite nuove.

Mille donne dai passi leggeri.

Mille donne silenziose e rispettose.

Mille piccole povere ragazze.

Mille ragazzine ingenue.

Mille teste piene di sogni.

Mille ricordi.

Mille fantasie.

Julie Otsuka

Julie Otsuka

Mille leggende.

Il sogno le ha accolte.

Le ha assorbite.

Le ha rese parte di sé.

Le ha masticate e digerite.

Le ha cacciate via al rullo dei tamburi di guerra.

Ha chiuso i loro mariti in ghetti.

Le ha trattate da amiche, da serve, da schiave, da nemiche.

Le ha sfruttate, arricchite, istruite, maltrattate e scacciate.

Le ha rimandate nude e violentate nelle perdute case paterne.

Julie Otsuka, ha cantato la loro epopea.

Julie Otsuka le ha dipinte una a una e tutte assieme.

Julie Otsuka le ha viste e le ha sognate per noi.

Come non innamorarsi di queste molteplici donne?

Come non emozionarsi per il loro coraggio,

per la loro sorte,

per la loro avventura e per la lo sventura?

Come non essere una di loro?

Come non essere tutte loro?immigranti giapponesi

Come essere così ciechi al loro dolore,

al dolore di chi fugge,

al dolore di chi sceglie il coraggio,

al dolore di chi decide di ricominciare

al dolore di chi affronta l’ignoto?

Come non inchinarci davanti ai loro mille piccoli volti,

tutti uguali eppure tutti così diversi.

Julie Otsuka, con “Venivamo Tutte per Mare”, ha scelto di narrare l’epopea dell’emigrazione giapponese nella prima metà del XX secolo non attraverso una protagonista, ma attraverso tutte quelle ragazze, uguali e diverse tra loro, che, a bordo di una stessa nave, sono arrivate in America per sposarsi con un marito conosciuto per corrispondenza, che in America hanno vissuto e che allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sono diventate il nemico, sono state rinchiuse in ghetti e lager o scacciate, perdendo tutto quello che avevano creato con anni di vita e lavoro.

La scelta di questo insolito “noi” narrativo conferisce poeticità e forza rappresentativa al romanzo che, parlando di un intero popolo quasi sembra, per contenuti, un saggio, pur non assumendone mai i toni o lo stile.

Firenze, 01/09/2012

CHI HA TROPPO POTERE SIA ELIMINATO

Shakespeare - Giulio Cesare

Shakespeare – Giulio Cesare

La lettura attuale di un classico come il “Giulio Cesare” di William Shakespeare riesce a risultare più moderna e contemporanea di certi testi ottocenteschi, nonostante sia scritto da cinque secoli e narri di fatti di ben due millenni fa.

Giulio Cesare rimane una figura di primo piano nella storia nazionale e mondiale. I suoi pregi continuano a sopraffare i difetti nella memoria della gente, per cui può stupire, chi non conosca già l’opera, vedere come Shakespeare la inizi mostrando le vicende connesse all’omicidio del condottiero romano dal punto di vista dei congiurati, facendo di Bruto un eroe, pronto a sacrificare il suo affetto per l’amato Cesare pur di salvare la Repubblica e la Libertà.

Fa, infatti, dire a Bruto:

 

Se è cosa che riguarda il bene pubblico,

innanzi a un occhio mettimi l’onore,

innanzi all’altro mettimi la morte;

li guardo con la stessa indifferenza;

perché così m’aiutino gli dèi,

com’è vero ch’io amo più l’onore

Giulio Cesare di Shakespeare

Giulio Cesare di Shakespeare

E ancora, parlando di Cesare:

Per mia parte, non ho nessun motivo

per doverlo coprire di disprezzo;

ma si tratta del bene generale.

Vorrebbe farsi incoronare re.

Quanto ciò può cambiar la sua natura?

Ecco il mio dubbio… È la bella giornata

che fa uscire la vipera all’aperto.

E allora occorre agire con cautela.

Incoronarlo re!…

Già, ma così gli diamo in mano un pungolo

con cui potrà far danno quando vuole…

Del potere si abusa facilmente,

quando non sia congiunto alla pietà;

Julius Caesar

Giulio Cesare

E poi:

si deve pensare allora a Cesare

come a un uovo di serpe che, covato,

diverrebbe fatale per natura;

ed allora uccidiamolo nel guscio!

Shakespeare

Shakespeare

Insomma, quando un uomo acquista troppo potere (o sembra che ne possa acquistarne), ogni mezzo sembrerebbe lecito per toglierlo di torno. Poco conta, per Bruto, quanto Cesare si sia comportato bene sino ad allora e quanto egli stesso l’abbia amato. Se con il suo comportamento attenta alla libertà e al bene pubblici, ogni uomo diventa un pericolo e come tale va eliminato dalla vita sociale.

Viene da chiedersi se un così forte senso civico, un po’ anglosassone, sia mai esistito davvero in questa Italia, dove gli interessi personali e familiari continuano a prevalere su quelli nazionali o se non sia un altro dei tanti anacronismi shakespeariani come i corsetti, le vesti da camera, le alchimie e il rintoccar degli orologi che compaiono in questa stessa opera. Il Bardo è sempre il Bardo e questo e altro gli si perdona, sebbene, leggendo simili anacronismi in altri autori, saremmo inorriditi.

Fiumalbo 22/08/2012 

AMORE ETERNO, ETERNO DOLORE

Mario Vargas Llosa - Avventure della Ragazza Cattiva

Mario Vargas Llosa – Avventure della Ragazza Cattiva

Non leggo spesso storie sentimentali, percui non saprei dire quanto sia davvero una costante, ma leggendo “Avventure della Ragazza Cattiva” di Mario Vargas Llosa, mi viene da pensare che perché un amore sia eterno, in letteratura, pare che debba essere sfortunato e poco corrisposto.

Forse sono indotto a pensare così anche perché ho da poco letto “I Cani e i Lupi” di Irene Nemirovsky e ieri sera ho visto “One day” di Lone Scherfig. In tutte e tre queste storie c’è una persona che continua ad amare un’altra, anche se la loro non riesce mai a trasformarsi in una vera storia e queste storie incomplete durano tutta la vita.

Nel caso narrato da Mario Vargas Llosa, il protagonista Ricardo, ancora bambino, incontra, in Perù, dove vive, due ragazzine che si fingono sorelle e cilene. Saranno scoperte e svergognate. Una delle due è la “nina mala” dai mille nomi e dalle mille identità. Una bambina, che diventerà ragazza e poi donna, ma non perderà mai il vizio di fingersi un’altra, ogni volta così diversa da se stessa da non capirsi neanche più chi sia veramente.

Suo solo amico, a volte, amante, cui si dà senza passione, sarà Ricardo, che sempre la cercherà, ma che mai lei sentirà come veramente sua.

La rincorrerà dal Perù, a Parigi, a Londra, a Tokyo e con la geografia vediamo scorrere la storia, le rivoluzioni sudamericane e hippies, il fermento culturale parigino, la mafia giapponese, i guerriglieri e i terroristi, in una carrellata di storia che potrebbe quasi far pensare a quel de “Il Centenario che saltò dalla finestra e scomparve”.

Lei sarà una ricca cilena, una povera peruviana, una facoltosa francese, una schiava giapponese e altro ancora. La sua sorte a volte sembrerà benigna, ma più spesso la vedrà precipitare ripetutamente dalle stelle alle stalle in cui è nata e il cui odore di letame non riesce a togliersi di dosso.

Mario Vargas Llosa

Jorge Mario Pedro Vargas Llosa (Arequipa, 28 marzo 1936) è uno scrittore, giornalista, politico e drammaturgo peruviano naturalizzato spagnolo, vincitore del Premio Nobel per la letteratura nel 2010.

Solo Ricardo sarà sempre pronto a porgerle la mano per rialzarsi, illudendosi ogni volta che sia finalmente giunto il suo turno di starle accanto davvero.

Un affresco che è più una storia sentimentale che un romanzo storico, ma che non definirei un romance, proprio per questa disperazione che non sembra trovare mai conforto, per questo amore irrimediabilmente inappagato.

Una fiaba dove la protagonista è incapace di riconoscere il principe azzurro, perché se è vero che alla “nina mala” sembra interessare solo emergere e guadagnare, è anche vero che sentimentalmente si presenta come un’analfabeta, incapace di comprendere i sentimenti e di comunicare i propri, che stentano a prender forma. Anche quel suo modo rigido di “ricevere” l’amore, invece di farlo, sembra un segno di questa incapacità. Forse un simbolo del nostro tempo, in cui l’apparire, l’avere, il possedere, contano più dell’essere, del vivere e dell’amare.

Firenze, 17/07/2012

Lauren Bacall
Lauren Bacall

UN MONDO DIVISO

Irene Némirovsky - I Cani e i Lupi

Irene Némirovsky – I Cani e i Lupi

I Cani e i Lupi” di Irene Nemirovsky narra di un mondo diviso, spezzato. Diviso tra ricchi e poveri, tra ebrei ucraini e cattolici francesi, tra ebrei poveri ed ebrei ricchi, tra cani e lupi, animali simili, ma dalle anime così diverse. È un mondo che è fuggito via da una Guerra Mondiale e si appresta sprofondare in una ancora peggiore, con una grande rivoluzione alle porte della Russia, da cui vengono i protagonisti e l’autrice.

Irene Némirovsky

Irene Némirovsky

I Cani e i Lupi” è anche una storia d’amore eterno, uno di quelli che nascono da un colpo di fulmine infantile, un amore quasi ossessivo e capriccioso e non riescono a esaurirsi, forse proprio perché non trovano mai appagamento. Ada Sinner, ebraica Giulietta, vuole amare con tutte le forze il suo ricco cugino, il Romeo Harry Sinner. A separarli non è l’appartenenza a famiglie nemiche come in Shakespeare, ma l’appartenenza alla medesima, spezzata però da un abisso di differenza censuaria. Ada è tanto povera, quanto Harry è ricco. Eppure tutti e due ambiscono a cambiare, a confondersi in una Parigi dal sapore mitico.

La Nemirovsky ci mostra allora con delicatezza l’amore di Ada snodarsi tra l’Ucraina e Parigi, mentre la Storia scorre avanti crudele e inesorabile.

 

Firenze, 17/07/2012

cane e lupo

GLI ADOLESCENTI E LA PRE-RIVOLUZIONE RUSSA

Puskin - La Figlia del Capitano

Puskin – La Figlia del Capitano

La Figlia del Capitano” è un breve romanzo di Aleksandr Puskin (pubblicato nel 1836) nel quale, con semplicità, l’autore ci mostra al contempo la vita di un giovane nobile russo nel XVIII secolo, i suoi tormenti amorosi e la sua morale (che all’inizio un po’ vacilla, ma si mostra di fatto salda), nonché uno squarcio della rivolta portata avanti da Emel’jan Ivanovič Pugačëv, da noi meglio noto come Pugaciov, dalla cui descrizione emerge come già nel 1700 in Russia ci fosse il potenziale della grande rivoluzione bolscevica del 1917.

Емелья́н Ива́нович Пугачёв, (1740/1742 – Mosca, 10 gennaio 1775), fu un pretendente al trono dell’Impero russo, e guidò una grande insurrezione cosacca durante il regno di Caterina II, coinvolgendo contadini, servi e soldati, che lo seguirono, deponendo e uccidendo i propri padroni.

Il sedicenne Pëtr Andréevič Grinëv è l’unico figlio maschio di un nobile ufficiale a riposo, il quale pensa che per farlo diventare un vero uomo sia ora che il giovane vada a servizio come ufficiale nell’esercito. Lo manda non nella vivace Pietroburgo, come spera il ragazzo, ma in un paese sperduto, dove come sola amicizia trova un altro ufficiale e come amore la figlia del Capitano, che i due si contenderanno, trasformando l’amicizia in vero odio.

Il caso porta Pëtr Andréevič a fare due incontri che saranno poi determinanti nella sua vita: quello con un Maggiore, che lo salverà poi prima dalla prigione e dopo dalla morte, ma, soprattutto, con un vagabondo che lo guida quando si perde in una bufera. Il giovane lo ricompenserà lautamente con un pellicciotto di lepre, di cui l’uomo aveva particolare bisogno. Più avanti si scoprirà che il vagabondo altri non era che Pugaciov, il capo della rivolta e aspirante nuovo zar. Quando il ribelle fa strage di nobili e ufficiali, riconosce il giovane e lo grazia. Potenza del destino!

Vanessa Hessler in La Figlia del Capitano

Vanessa Hessler in La Figlia del Capitano

Il ragazzo rifiuta di passare dalla parte del ribelle, ma questo non se la prende e lo lascia andare. Di nuovo Pugaciov avrà modo di aiutarlo, sebbene il ragazzo rimanga saldamente fedele alla sua Imperatrice. I ribelli uccidono il capitano e sua moglie. La figlia del capitano finisce nelle grinfie dell’ufficiale ex-amico di Pëtr Andréevič, che pretende di farsi sposare, ma lei non vuole. Pëtr Andréevič corre in suo soccorso.

Alla fine l’Imperatrice sconfigge Pugaciov e il cattivo amico del ragazzo lo denuncia come seguace di Pugaciov, facendolo esiliare in Siberia, dove il giovane si appresta ad andare pur di non fare il nome dell’amata figlia del Capitano. Sarà lei a recarsi dall’Imperatrice a implorare la grazia per lui, narrandole la parte della storia che il giovane si rifiutava di rivelare per non coinvolgerla.

La sovrana capisce che il ragazzo non è un traditore e che le sue reticenze non sono quelle di una spia ma di un innamorato e lo grazia.

Aleksandr Puskin

Aleksandr Puskin

Se si pensa ai nostri ragazzi del XXI secolo, pare strano vedere questo ragazzino di soli sedici anni muoversi con tanta disinvoltura tra eserciti e ribelli, difendere la sua donna, duellare.

Se il mondo è davvero cambiato, non è per la nuova tecnologia di cui disponiamo, ma per la diversa percezione dell’età delle persone e per il diverso senso della morale.

Oggi diciamo di un quarantenne che è un ragazzo. Puskin descrive Pugaciov, che è morto intorno ai trentatre anni, come un uomo maturo, se non anziano. Dostojevki scriveva di un suo personaggio che era un vecchietto di quasi cinquant’anni.

La percezione è che si stia giocando con il tempo. Se un giovane come Pëtr Andréevič era, sì, considerato uno sbarbatello, quando suggeriva mosse militari, peraltro, si muove con autonomia da adulto, mentre oggi abbiamo trentenni o quarantenni che ancora dipendono dai genitori.

Si capisce, però, quanta importanza avesse nella letteratura antica l’amore, se protagonisti erano spesso quelli che oggi ci paiono ragazzini. Le storie d’amore sono assai più appassionate e drammatiche se vissute da adolescenti. I moderni cinquantenni che mostrano pene d’amore, sono ridicoli, eppure in questo mondo di eterni fanciulli, ci stiamo abituando anche a loro.

Емелья́н Ива́нович Пугачёв, Emel'jan Ivanovič Pugačëv, Pugaciov

Емелья́н Ива́нович Пугачёв, Emel’jan Ivanovič Pugačëv

Leggere gli autori del passato (e questo romanzo ancora non ha compiuto due secoli!), tra le altre cose, può aiutarci a riflettere e a renderci conto di come sia cambiata la nostra visione del mondo. E non è detto lo sia in meglio. Penso anche alla forza morale di questo giovane, che, pur davanti alla morte, non rinuncia a sostenere la sua fedeltà all’Imperatrice, il suo amore per l’amata Mar’ja Ivanovna, il suo senso dell’onore. Con quanta facilità, oggi i nostri politici cambiano invece bandiera e idea! Con quanta facilità si abbandonano amici, amori, coniugi e figli. Chi crede poi ancora a un concetto come l’onore? Ci lasciamo guidare da gente che l’onore lo tiene sotto le suole delle scarpe, che ruba, corrompe, sperpera, inganna senza ritegno e quando viene scoperta va ancora in giro a testa alta accusando chi li accusa. E nessuno si meraviglia. Che cosa avrebbero pensato di noi gli uomini del XIX secolo?

 

Firenze, 22/04/2012

L’OPPOSTO DI GIOVANNA D’ARCO

Michel Tournier - Gilles e Jeanne

Michel Tournier – Gilles e Jeanne

Michel Tournier ha pubblicato nel 1983 il romanzo storico “Gilles et Jeanne” (titolo originale). L’edizione italiana credo sia del 2009. Si tratta, dunque, di opera anteriore a “Giovanna e l’Angelo” (scritto nei primi anni del millennio e pubblicato nel 2007). Peraltro, sono venuto a conoscenza dell’opera del francese solo nel 2012.

Si tratta di opere diverse per numerosi motivi. Nel testo del francese il vero protagonista è Gilles De Rais, in “Giovanna e l’Angelo” è Giovanna D’Arco. Il primo è un romanzo storico, il secondo lo è solo per metà, divenendo poi un’ucronia.

Mi ha colpito però come in entrambi si sia immaginato di creare una figura che fosse il negativo della pulzella d’ Orléans.

Carlo Menzinger - Giovanna e l'Angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’Angelo

In “Gilles e Jeanne” (titolo italiano), Tournier immagina che il Maresciallo di Francia Gilles De Rais nasca fondamentalmente con animo puro e rimanga tale fino al rogo di Giovanna D’Arco. Poiché si era invaghito della ragazza-maschio che l’eroina francese rappresentava, vederla finire tra le fiamme come un’eretica provoca in lui una reazione psicologica violenta che lo induce verso l’abominio della sua perfidia pedofila e assassina. Egli diviene malvagio per compensare il torto subito dalla santità della sua Jeanne. Ricerca in ogni ragazzo che violenta il corpo e il volto di Jeanne D’Arc.

In “Giovanna e l’Angelo” gli opposti di Giovanna D’Arco sono molteplici. Innanzitutto, la voce narrante è quella di un essere ignaro della propria natura, la fonte delle celebri Voci di Giovanna, un angelo che non conosce Dio. Un angelo maschio, anch’esso con uno sguardo un po’ pedofilo. Forse l’Arcangelo Michele. Quando Giovanna Barbablù muore sul rogo, nel suo sogno lei diviene maschio e l’angelo di muta in femmina e diviene Santa Caterina. Anche in “Giovanna e l’Angelo” c’è la contrapposizione con Gilles De Rais. Qui il ricco possidente viene visto come malvagio da sempre. Da sempre attento alla virtù e alla verginità di Giovanna/Jeanne. Lui solo, nella seconda parte onirica/ucronica del romanzo riconosce il cambiamento di Giovanna, lui solo ne contesta l’innaturalezza.

Barbablù

Barbablù

Giovanna, in “Giovanna e l’Angelo” è, infine, contrapposta al re-bambino d’Inghilterra Henry. Nel sogno, quando Giovanna diviene uomo e parte alla conquista della Francia, il re-bambino diventa una giovane regina e si invaghisce di Jeanne ormai divenuta Jean.

Tournier fa morire Giovanna/Jeanne nelle prime pagine del suo romanzo. A lui interessa soprattutto mostrare gli effetti di questa morte sull’animo debole e contorto di Gilles. È lui che segue con il suo racconto. A lui vediamo affiancarsi la perversione teologica del fiorentino Prelati e la condiscendenza dei suoi servi nell’opera di sterminio, che ci viene descritta nei dettagli, con tutti quei ragazzi violentati e fatti morire a completamento del piacere perverso del più ricco Signore di Francia.

Michel Tournier

Michel Tournier

Dalla sua malvagia brama sessuale nascerà poi la fiaba edulcorata di Barbablù, in cui la violenza sarà incanalata trai binari del matrimonio e dell’eterosessualità, fingendo che nelle cantine del Signore non vi fossero i resti maciullati di decine di ragazzi strappati alle loro povere famiglie, ma i corpi delle numerose mogli di Barbablù.

Nel leggere queste pagine, a loro modo originali e suggestive, continuo a ripensare con irritazione all’interpretazione di questa favola fatta da Clarissa Pinkola Estés in “Donne che corrono con i lupi”, in cui l’autrice si dimentica totalmente delle origini del mito e lo mostra come archetipo della violenza sulla donna!

Il Maresciallo Gilles de Rais

Il Maresciallo di Francia Gilles de Rais

La versione di Tournier mi pare, invece, rispettosa della Storia, per come la conosco, con la sola eccezione dell’aver sorvolato, pur accennandole, sulle sventure familiari di Gilles, allevato dal nonno, che a me parrebbero causa sufficiente a spiegarne la perversione, senza ricorrere, come poeticamente fa il francese, all’idea del contrappasso della vendetta psicologica verso Dio e gli uomini, per l’ingiusta morte della pastorella che conquistò Orléans.

Firenze, 1/4/2012

Giovanna d'Arco

Giovanna d’Arco

LA BAMBINA SALVATA DAI LIBRI

Markus Zusak - La Bambina che salvava i Libri

Markus Zusak – La Bambina che salvava i Libri

Ho scelto di procurarmi “La Bambina che salvava i Libri” dell’australiano Markus Zusak, dopo averne letto molto bene su anobii. Ho deciso poi di leggerlo prima di tanti altri libri ancora in attesa, perché parlava dell’adozione di una bambina, come “La Bambina dei Sogni”, il romanzo che sto finendo di editare. Nel leggerlo ho scoperto altre analogie con miei romanzi, a parte il fatto che la protagonista ha nove anni come Jacopo Flammer nel ciclo omonimo. Innanzitutto, questo è un rarissimo esempio, come “Il Colombo Divergente”, in cui la voce narrante è quella della Morte. Nel romanzo su Cristoforo Colombo, si scopre però solo alla fine che a rivolgersi al navigatore ligure è proprio la Morte (assieme alla Nascita, in un caso forse unico di personificazione), qui lo sappiamo da subito.

La Morte che ci parla della piccola ladra di libri Liesel Meminger ne è una personificazione davvero unica, sensibile, gentile, attenta, quasi materna. Non è certo la Morte crudele e spietata che si incontra più spesso in letteratura. Lei stessa, nelle pagine di Zusak, sorride all’idea che la si rappresenti come uno scheletro armato di falce. Sa essere anche ironica, la Morte triste che segue le avventure dell’orfanella di Molching.

Il fascino di questo romanzo non sta però solo nella voce narrante. La trama stessa è interessante: una bambina che si rifugia durante la Seconda Guerra Mondiale con il fratellino presso una famiglia sconosciuta. Il fratellino che rimane ucciso prima di arrivare, la madre che scompare. L’adozione. Le difficoltà a leggere. I piccoli furti. La Guerra sempre più presente. Le morti. L’arrivo di un ebreo che la sua famiglia adottiva nasconderà, con grandi pericoli, in cantina e cui la ragazza si affezionerà. La scoperta della lettura, dei libri. Il desiderio di possederne pur senza averne i mezzi. La strana amicizia con la moglie del sindaco, che la lascia rubare libri in casa propria, per non turbare la sensibilità della bambina, che non accetta libri in regalo.

La lettura come mezzo per sopravvivere e persino per salvarsi. La Morte sempre più vicina.

Markus Zusak

Markus Zusak

Poi, ci sono personaggi indimenticabili. La stessa Ladra di Libri, come viene chiamata nel libro. Il titolo originale era The Book Thief (La Ladra di Libri) ma al traduttore forse deve essere parso più “morale” il titolo “La Bambina che salvava i Libri”. Più che salvarli, in realtà li ruba, anche se il primo furto è quello di un manuale per necrofori, abbandonato accanto alla tomba del fratellino. Più che altro un ritrovamento, ma anche un salvataggio dall’abbandono. Gli altri furti Liesel li fa a casa della moglie consenziente del sindaco, che le lascia persino un dizionario sulla finestra, sempre aperta per la lasciarla entrare nella sua biblioteca, luogo che affascina Liesel. Sono doni mascherati da furti. In un certo senso però è vero che li salva, i libri, anche fisicamente. Non solo li porta con sé nei rifugi antiaerei, dove li legge agli altri, alleviando la tensione, ma, in fondo, ogni volta che prendiamo in mano un libro per leggerlo lo salviamo, gli diamo nuova vita. Il bambino della moglie del sindaco era morto. Quando Liesel prende quei libri li fa rivivere e fa anche rivivere un po’ il loro vecchio proprietario, almeno nel cuore della madre.

Più ancora che essere Liesel a salvare i libri, sono loro a salvare lei, riempiendo il suo tempo, dandole una ragione per vivere, cementando il suo rapporto con il padre adottivo Hans, aiutandola a crescere e, infine, salvandole davvero la vita durante un bombardamento.

Rogo nazista di libri

Rogo nazista di libri

Accanto a Liesel troviamo la madre adottiva, che sembra un armadio, con la faccia di cartone e che dà del maiale a tutti (in tedesco, perché molti termini sono scritti nella lingua del paese in cui è ambientata la storia). Troviamo il padre, un imbianchino disoccupato dagli occhi d’argento che le insegna a scrivere dipingendo le parole sulle pareti della cantina in cui salveranno poi il piccolo pugile ebreo dai capelli di piuma, che, quando non è tormentato dagli incubi, sogna di fare a pugni con Hitler, che gli ha rovinato la vita. C’è poi Rudy, il bambino dai capelli destinati a restare per sempre color limone e che sogna di essere un campione di corsa dalla pelle nera. E tanti altri personaggi, ciascuno con il suo spessore di umanità ferita.

C’è poi la Guerra, la padrona crudele della Morte. Ci sono i campi di concentramento, i bombardamenti, padri e figli partiti per combattere, i reduci, i feriti, i caduti e tutti gli orrori che la Guerra porta con sé. Tutto ciò in un libro che mostra il nazismo con gli occhi di una bambina in modo esemplare ed emozionante, al punto che lo suggerirei come lettura scolastica sulla Guerra e il Nazismo, al posto, magari, del Diario di Anna Frank.

Firenze, 01/02/2012

Leggi anche:

- La Bambina dei Sogni

- Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

- La Bambina che amava Tom Gordon

- Accabadora

- La Strada

- Il Donatore

TUTTE LE UCRONIE DI CARLO MENZINGER

Non mi considero un autore di genere, ma tra i libri che ho scritto le ucronie hanno un peso (ancora) determinante.

Eccole qui:

Carlo Menzinger di Preussenthal - Il Colombo Divergente

Carlo Menzinger – Il Colombo divergente

Ne “Il Colombo divergente” il navigatore ligure, dopo essere approdato nell’isola da lui denominato San Salvador (come storicamente avvenuto) fa rotta più a nord che nella realtà storica e questa semplice deviazione lo porta a raggiungere le coste del Messico, dove incontra gli aztechi e ne è fatto prigioniero. Questa è l’occasione per descrivere l’incontro con questa diversa cultura e le difficoltà di un Colombo “perdente”. La storia è qualcosa di più di una semplice ucronia, in quanto cerca di sintetizzare teorie contrastanti su questa figura. Era genovese o spagnolo? Era davvero un fervente cattolico o era legato e pagato dagli ebrei di Spagna? Quale connessione c’era con la contestuale cacciata di questi dalla penisola iberica? Si ipotizzano persino rapporti con i Cavalieri di Cristo, gli eredi dei Templari. Ci si interroga anche sul fatto che qualcuno a quei tempi già sospettasse dell’esistenza di terre in mezzo al “Mare Oceano” (vedi le teorie di Lullo). La narrazione è inframmezzata da allusioni letterarie, rosacrociane, leggendarie e di altra natura che sta al lettore scoprire. Tra le tante anomalie di questo romanzo c’è la voce narrante, la cui identità sarà la sorpresa finale.

 

.

.

.

.

.

Carlo Menzinger - Giovanna e l'Angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’Angelo

Giovanna e l’angelo” è la storia di Giovanna d’Arco vista attraverso gli occhi di un insolito angelo che non ha contatti né con Dio né con altri. Un angelo che stenta a capire la propria reale natura e il proprio ruolo ma che nonostante ciò guida la Pulzella d’Orléans. Questa, con continua meraviglia dell’angelo, ne percepisce la voce come la Voce dell’Arcangelo Michele, prima, e delle due sante Margherita e Caterina, poi. In “Giovanna e l’angelo” si narra tutta la vita dell’eroina francese dalla nascita al rogo e poi (parte ucronica) si narra della sua vita (sognata) futura. Tutto pare solo un sogno fatto tra le fiamme del rogo al punto che l’angelo e la santa stentano a comprendere il confine tra verità e sogno, umano e divino, bene e male. In questo sogno sono entrambi eternamente imprigionati, in una ciclicità che pian piano l’angelo comincia a sospettare e che troverà la sua piena evidenza nel finale.

La forza del sogno (o del desiderio) è tale da mutare la natura dei personaggi, il loro stesso destino e persino la loro sessualità. Ecco che la mascolinità dell’eroina si muta in piena transessualità, che capovolge i rapporti tra i sessi di coloro che le sono più vicini, dell’angelo in primis. Un’ucronia estrema.

.

.

.

.

Dott. Menzinger e gli Ucronici - Ucronie per il Terzo Millennio - Allostoria dell'Umanità da Adamo a Berlusconi

Dott. Menzinger e gli Ucronici – Ucronie per il Terzo Millennio – Allostoria dell’Umanità da Adamo a Berlusconi

Ucronie per il terzo millennio” è un’antologia di racconti di diciotto autori diversi, curata da Carlo Menzinger, che ne anche uno degli autori.

Le storie sono in ordine cronologico e descrivono, come dice il sottotitolo un’ “allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi”. Sono storie dai registri narrativi molto vari, ora seri, ora umoristici, a volte scanzonati. Tra i racconti di Menzinger uno in cui Hitler diventa pittore, un altro in cui Berlusconi fa il cantante, uno in cui Dio rinuncia a creare l’uomo e uno in cui Dante odia Beatrice. Ogni racconto ha, in fondo, una nota che spiega in cosa la vicenda narrata differisca dalla realtà.

.

.

.

.

Carlo Menzinger - Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - I Guardiani dell'Ucroniua

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” pur essendo un romanzo di fantascienza per ragazzi ambientato nella preistoria, si avvale dell’ucronia per spiegare l’esistenza di civiltà animali, frutto di una preistoria divergente nella quale l’evoluzione ha premiato razze diverse dall’umanità. Non è ucronia “pura” perché si avvale di macchine del Tempo, anzi Porte dell’Ucronia, con cui i protagonisti si spostano non solo da un’epoca all’altra ma anche da un flusso temporale all’altro, da un universo divergente a un altro, con una diversa Storia.

.

.

.

.

Carlo Menzinger - Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati - I Guardiani dell'Ucronia

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”, il secondo volume della serie “I Guardiani dell’Ucronia” vede il piccolo Jacopo e i suoi amici in un universo in cui le razze dominanti sono suricati e lontre, in lotta tra loro. Scoipriremo anche le meraviglie di Govinia, la sede dei Guardiani dell’Ucronia, dove ogni tempo passato, presente o futuro possibile convive nello stesso periodo.

Sto poi scrivendo quella che, spero, sarà la mia “migliore ucronia” (ma temo di non poterla completare quest’anno) nonché ho abbozzato l’inizio del terzo volume della saga di Jacopo Flammer.

.

.

.

.

Leggi anche:

-         La mia esperienza come autore ucronico

-           Ucronia, la Storia sognata

-          I principali romanzi ucronici

-          Alterazioni temporali e ucronie al cinema

-          Il Colombo divergente

-          Giovanna e l’angelo

-          Ucronie per il terzo millennio

-          Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

-          Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

-          Tutti i post sulle ucronie

-          romanzi con una divergenza preistorica

-          La svastica sul sole

-          Invasione

-          Fatherland

-          Il Libro degli Yilané

-          Il mondo perduto

-          22/11/’63

-          Darwinia

-          Bastardi senza gloria

-          Lost

-          Dylan Dog

-          Shrek Forever After

-          IF – Insolito & Fantastico

-          Il Vangelo secondo Gesù Cristo

-          L’Ultima Tentazione di Cristo

-          Finzioni

-          Nero italiano

-          L’inattesa piega degli eventi

-          Roma eterna

-          Quali sono i principali romanzi ucronici (vecchio elenco)

-          Cos’è un ucronia? (precedente versione)

LA MIA ESPERIENZA COME AUTORE UCRONICO

Carlo Menzinger - Il Colombo divergente

Carlo Menzinger – Il Colombo divergente

degli anni ’90, riflettendo sul concetto che un semplice gesto possa avere conseguenze che si dilatano nel tempo (non pensavo alla famosa teoria della farfalla il cui battito d’ali può generare un terremoto, ma il concetto era simile), mi chiesi quali eventi avessero davvero avuto una rilevanza determinante nella Storia dell’umanità e quanto poco sarebbe bastato per mutarli.

Scelsi così uno di questi momenti fondamentali del nostro passato e decisi di scriverci su un romanzo. Pensai alla scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo.

Fu così che, tra il 1993 e il 1996, scrissi “Il Colombo Divergente”.

Nel 2000 volli ripetere la cosa, prendendo un altro personaggio di rilievo. Questa volta non ero tanto determinato ad analizzare le conseguenze storiche di una divergenza ucronica, quanto a raccontare una vicenda usando un punto di vista particolare, sviluppando quanto già fatto con “Il Colombo Divergente”. Scelsi così di scrivere di nuovo un romanzo in seconda persona, facendo narrare la vita di Giovanna D’Arco a lei stessa da un essere ignaro della propria natura, forse un angelo.

Fu mentre scrivevo “Giovanna e l’angelo” che un lettore, complimentandosi con me per “Il Colombo Divergente” (che avevo pubblicato nel 2001 con l’editore genovese Liberodiscrivere), mi disse “fammi sapere quando pubblicherai una nuova ucronia”.

Carlo Menzinger - Giovanna e l'angelo

Carlo Menzinger – Giovanna e l’angelo

Fino a quel momento, confesso di aver ignorato l’esistenza di questo genere letterario. Scoprii, così, di non essere il solo a scriverne. Eravamo, credo, nel 2002 e il termine era ancora assai poco conosciuto e diffuso. Anche i romanzi ucronici non erano poi molti.

Trovare informazioni in merito non era semplicissimo.

Decisi così di cominciare a leggere altre ucronie e di capire meglio i limiti e le regole dell’allostoria e, se possibile, di individuare quali fossero le opere più significative scritte.

Mi resi conto delle enormi potenzialità narrative di questo genere. Ogni momento storico poteva essere reinventato!

Decisi di fare il possibile per diffondere la conoscenza di questa forma letteraria.

Ne parlai in rete e attivai un Forum sul sito del mio editore Liberodiscrivere (all’epoca aveva una Community di scrittori piuttosto attiva) e misi assieme un gruppo di diciotto autori, chiedendo a ognuno di scrivere una o più storie, cercando di coprire la maggior parte dei periodi storici, in modo da avere alcuni racconti ambientati nell’antichità, altri nel medioevo e altri ancora in epoca moderna.

Realizzammo così l’antologia “Ucronie per il terzo millennio”, sottotitolo “Allostoria dell’umanità da Adamo e Berlusconi”.

Il volume fu pubblicato da Liberodiscrivere nel 2007 e potemmo così presentarlo in varie città, contribuendo, nel nostro piccolo, a far conoscere meglio la storia alternativa.

Quando un giorno mia figlia, che aveva otto anni, mi chiese (era dunque il 2005), di scrivere un libro che potesse leggere anche lei, cominciai la stesura di “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”. Non era un vero romanzo ucronico, ma piuttosto un’avventura di fantascienza in cui ho inserito alcuni elementi allostorici.

Il Dott. Menzinger e gli Ucronici - Ucronie per il Terzo Millennio

Il Dott. Menzinger e gli Ucronici – Ucronie per il Terzo Millennio

Il protagonista, un bambino di nove anni, accompagna il nonno, un Guardiano dell’Ucronia, in una recente preistoria, attraverso una Porta del Tempo costruita da una razza, discendente dai velociraptor, che, in un universo divergente ha sviluppato una civiltà evoluta e la capacità di spostarsi da una realtà alternativa a un’altra, perché, in ucronia, il tempo non è una retta ma un frattale.

L’anno successivo ho scritto il secondo volume di questa serie (I Guardiani dell’Ucronia): “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Nel 2010 ho pubblicato con Liberodiscrivere “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” e nel 2012 ho sottoposto a web-editing il secondo volume (Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati), per il quale sto ancora cercando illustratori  e che spero di pubblicare nel 2013.

Leggi anche:

-          Ucronia, la Storia sognata

-          I principali romanzi ucronici

-          Alterazioni temporali e ucronie al cinema

-          Il Colombo divergente

-          Giovanna e l’angelo

-          Ucronie per il terzo millennio

-          Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

-          Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

-          Tutti i post sulle ucronie

-          romanzi con una divergenza preistorica

-          La svastica sul sole

-          Invasione

-          Fatherland

Carlo Menzinger - Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

Carlo Menzinger – Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

-          Il Libro degli Yilané

-          Il mondo perduto

-          22/11/’63

-          Darwinia

-          Bastardi senza gloria

-          Lost

-          Dylan Dog

-          Shrek Forever After

-          IF – Insolito & Fantastico

-          Il Vangelo secondo Gesù Cristo

-          L’Ultima Tentazione di Cristo

-          Finzioni

-          Nero italiano

-          L’inattesa piega degli eventi

-          Roma eterna

-          Quali sono i principali romanzi ucronici (vecchio elenco)

-          Cos’è un ucronia? (precedente versione)

LA NARRAZIONE CONCENTRICA DEL NOBEL CINESE

Mo Yan - Il Supplizio del Legno di Sandalo

Mo Yan – Il Supplizio del Legno di Sandalo

Mo Yan, Colui che Tace, pseudonimo di Guan Moye, ha da poco vinto il Premio Nobel per la Letteratura. Questo di per sé non mi spinge sempre a leggere un autore, ma l’occasione ha suscitato la mia curiosità. Si tratta di uno scrittore che ancora non conoscevo, ma avevo visto e apprezzato anni fa la trasposizione cinematografica del suo “Sorgo Rosso”. Mi sono allora procurato “Il Supplizio del Legno di Sandalo”, senza saperne molto altro. Il titolo ha un sapore esotico, ma non ho pensato subito che si riferisse a una vera tortura. Mi venivano in mente, piuttosto, immagini di giovani donne cinesi che camminano con scomodi zoccoli di legno. Nulla di tutto ciò. Si tratta della storia di una donna cinese, figlia di un attore dell’Opera dei Gatti (una forma di recitazione popolare), sposata con lo scemo del paese, che ritrova dopo anni il proprio suocero, di mestiere boia, ed è amante del suo padrino, un importante magistrato. Sarà il padrino a ordinare a suo suocero di uccidere suo padre.

Mo Yan (Guan Moye)

Mo Yan (Guan Moye)

Tutto questo lo intuiamo già dalla prima pagina del libro. L’intera trama del romanzo è già lì. È questa la vera magia di Mo Yan: ci offre subito tutta la sua storia, con le cause e la conclusione, ma poi allarga la visione e ci dona nuovi dettagli e ogni dettaglio ne contiene uno nuovo, che più avanti sarà dilatato e sviluppato, in un crescendo che, poco per volta, ci fa scoprire tutta la complessità di un mondo. Una struttura affascinante, che di per sé merita la lettura.

Nel prologo leggiamo alcuni versi dell’Opera dei Gatti in cui si dice tutto quello che sarà raccontato di centinaia di pagine:

Che orrore spaventoso!

Catturano mio padre e lo gettano in prigione,

e mio suocero, col legno di sandalo compie l’esecuzione.

Scopriremo così, passo dopo passo, perché ogni personaggio è come è e fa quello che fa.

supplizio del legno di sandalo

impalazione

Non è un romanzo per cuori teneri. Si parla spesso del boia e del suo mestiere e non immaginatevi i “buoni” boia della nostra tradizione, con cappuccio nero e ghigliottina o mannaia. No! Quelli in confronto erano dei gentiluomini, che cercavano di rendere la morte veloce e precisa.

I boia cinesi (e stiamo parlando della Cina di un secolo fa!) erano dei veri torturatori. La condanna a morte indicava il modo in cui il condannato doveva morire e non era una scelta tra fucilazione e sedia elettrica. Il condannato doveva soffrire, la scelta era solo su quanto grande e lunga dovesse essere tale sofferenza. Nel libro vengono presentati vari esempi di esecuzioni/ torture. Ne cito solo uno per rendere l’idea: la condanna a essere tagliati in 500 pezzi (nella Cina antica potevano essere anche molti di più!). L’arte del boia stava nello scegliere con cura quali parti tagliare e quando, perché il condannato doveva assolutamente morire solo al cinquecentesimo taglio, non prima e non dopo, pena il disonore del boia o magari la sua stessa condanna. Considerate che questa esecuzione, e non è la sola, occupa svariate pagine. Quella che dà il titolo al romanzo è, invece, una versione “raffinata” dell’impalazione. Il boia deve cercare di tenere in vita la sua vittima per vari giorni.

Certo vederlo al cinema potrebbe essere sconvolgente, ma Mo Yan è uno che sa davvero scrivere e riesce a essere un elegante cronista di un mondo per noi quasi sconosciuto, un mondo di cui riesce a mostrarci la magia, dove la magia è una visione delle cose particolare, come quella che ha il marito sciocco di Meiniang usando il suo (falso) baffo di tigre, grazie a cui, il suo cervello malato, vede le persone sotto forma di animali, ma anche la magia di un mondo sospeso, di uno sguardo sorpreso, come quello di un bambino che, pian piano, mette a fuoco le cose e le comprende, anche se le aveva sotto gli occhi da tempo.

Firenze, 26/11/2012

Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 72 follower

%d bloggers like this: