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OTTOCENTO FANTASTICO: IN ARRIVO IL N. 13 DI IF – INSOLITO E FANTASTICO

IF - Ottocento fantastico

E’ in preparazione il n. 13 di IF (Giugno 2013), dedicato all’OTTOCENTO FANTASTICO. 
La rivista ha 128 pagine, costa solo € 8 ed è acquistabile presso l’editore Solfanelli (Chieti) o in abbonamento postale 
(€ 30 per quattro numeri).
Anche in questo numero ci sarà un mio articolo: “L’evoluzione del vampiro ottocentesco“.

In questo numero un omaggio a E.T.A. Hoffmann e i seguenti interventi:

Maria Teresa ChialantIl ritratto e la cornice
Riccardo Valla, Il viaggio spaziale nella prima fantascienza
Marco Lauri“Io avrò fatto l’uomo”: Nievo tra i precursori della SF
Giuseppe PanellaMaupassant. La fascinazione dell’altrove
Romolo RunciniL’irrazionalismo fantastico nel dottor Jekyll di Stevenson
Michele MartinelliFantastico e avventuroso in Emilio Salgari
Gianfranco de TurrisTradizione o tentazione fantastica italiana?
Morena CorradiIl fantastico nelle riviste milanesi dell’Italia post-unitaria
Errico PassaroTre collane storiche specializzate nell’Ottocento fantastico
Walter Catalano“Bitter” Bierce. Da solo in cattiva compagnia
Max MilnerIl vampiro di Nodier dal romazo al melodramma
Carlo Menzinger, L’evoluzione del vampiro ottocentesco
Carlo BordoniDonne vampiro. Le sorelline di Carmilla

Le rassegne:   
Claudio AsciutiPikadon. Emergenze nucleari in Giappone
Arielle SaiberI dischi volanti non sbarcano a Lucca. Storia della SF italiana
Valerio EvangelistiSinistre presenze. Nuove mappe dell’orrore
e le consuete recensioni…

SI PUÓ RIDERE DELL’APOCALISSE?

Terry Pratchet, Neil Gaiman - Buon Apocalisse a tutti!

Terry Pratchet, Neil Gaiman – Buon Apocalisse a tutti!

Buon Apocalisse a tutti!”, il romanzo di Terry Pratchett e Neil Gaiman, affronta un tema non certo nuovo per la letteratura e il cinema, per non parlare della filosofia o della religione: la fine del mondo.

In Italia ha la sfortuna di essere presentato con un titolo che fa presagire un approccio assai più umoristico di quanto non sia realmente. Il titolo originale “Good Omens” (“Buoni Presagi”), se non altro crea meno false aspettative di grasse risate, che in effetti, il romanzo, seppur con una vena umoristica, non suscita davvero e non credo voglia neppure suscitare.

Wikipedia lo definisce una “commedia metafisica sull’avvento dell’Apocalisse” e la definizione mi pare abbastanza corretta.

Non si tratta solo di una presa in giro di alcuni film come “The Omen”, ma contiene numerosi riferimenti ad altri film popolari, da “ET”, a “Il Signore degli Anelli”, a “Guerre Stellari”, ma anche riferimenti al libro dell’Apocalisse e i nomi dei personaggi sono spesso citazioni.

Insomma, si ha l’impressione di un libro scritto per fa sorridere, ma anche con l’intento di essere qualcosa di più di una qualunque storia comica.

Ci sono alcuni momenti interessanti. Trovo simpatica l’amicizia tra l’angelo Azraphel e il diavolo Crowley (stesso nome del famoso occultista), che convivono sulla Terra per seimila anni e alla fine si sentono più legati tra di loro che con Paradiso e Inferno.

Terry Pratchett e Neil Gaiman

Terry Pratchett e Neil Gaiman

Non è male l’incedere finale verso l’Armageddon dei Quattro Cavalieri dell’Apocalisse in motocicletta (con i quattro emuli dai nomi improbabili che li imitano e seguono), dell’Anticristo bambino con i suoi tre amichetti, della strega occultista Anatema e del finto ingegnere smonta catastrofi.

Ci sono però delle parti piuttosto inutili e alcune addirittura noiose, come i giochi banali dell’Anticristo bambino.

Direi che è un libro un po’ discontinuo come tono, un po’ troppo pieno di personaggi e di storie minori che si intrecciano e che creano confusione, con alcune trovate interessanti e alcuni riferimenti non banali come i personaggi che si interrogano su dove sia Armageddon (perché, è proprio così: è un luogo, non un evento, come si crede spesso) o l’angelo che colleziona libri antichi o le versioni errate della Bibbia, che forse esistono davvero.

A volte viene voglia di abbandonarlo, si resiste un po’, si va avanti, si trova un altro brano interessante e si procede attraverso un altro po’ di noia, fino alla nuova luce (sperando che non sia quella di un treno che arriva dal fondo del tunnel).

Firenze, 27/10/12

I quattro cavalieri dell'Apocalisse

I quattro cavalieri dell’Apocalisse

AAA – AVVENTURE DI UN AVVOCATO AVVILITO

Gianrico Carofiglio - Testimone Inconsapevole

Gianrico Carofiglio – Testimone Inconsapevole

Giunto alla lettura del secondo libro di Gianrico Carofiglio, il romanzo “Testimone Inconsapevole” dopo aver letto il saggio “La Manomissione delle Parole”, mi viene da dire che il principale difetto di questo autore (semmai due opere ci possano dare un’idea di un autore e di questo non sono convinto) è la mancanza di equilibrio.

Squilibrato era il pur interessante e ben scritto saggio, che esamina l’uso distorto del linguaggio, in quanto vi sono alcune parti che pesano decisamente troppo per la buona economia della narrazione.

Squilibrato è “Testimone Inconsapevole” che vede come protagonista l’Avvocato Guerrieri, che credo compaia anche in altre opere di questo autore, in quanto, appunto, si parla molto, troppo, di questo signore e poco, troppo poco, del suo cliente Abdou, la cui vicenda è sicuramente più interessante della depressione dell’avvocato, delle sue notti insonni, delle sue donne passeggere, delle sue riflessioni su se stesso.

Ho appena detto che “La Manomissione delle Parole” è ben scritto e in un certo senso la stessa cosa si potrebbe dire di “Testimone Inconsapevole”. La scrittura è chiara, precisa, circostanziata, corretta (come può essere quella di un avvocato, in effetti), ma questo è sufficiente per dire del tema di un ragazzo che è ben scritto. Si può dire lo stesso di un saggio o di un romanzo? Io credo che per queste opere occorra qualcosa di più. L’equilibrio tra le parti, spesso non è neppure percepibile in un testo, non ci fa caso. Se manca, però, si nota.

Quando nel saggio, Carofiglio cita troppo spesso Berlusconi (pur in modo condivisibile), il suo lavoro perde di obiettività e arriva persino ad annoiare.

Quando nel romanzo, l’autore parla troppo di un protagonista poco interessante, lasciando in secondo piano il delitto di cui si occupa e chi si sospetta l’abbia compiuto, tradisce il lettore.

E Carofiglio tradisce il lettore già con il titolo. Fin dall’inizio restiamo in attesa dell’arrivo di questo testimone e quando ne scopriamo l’identità, non è un colpo di scena, ma un gioco di parole e questo delude, anche se risolve il caso.

Tradisce ancor più il lettore, però, quando Carofiglio ci mostra il senegalese arrestato e di cui lui e noi sospettiamo l’innocenza, la cui prova appare quasi impossibile (all’avvocato, più che ai lettori, direi, dato  che, almeno io, non avrei visto tutta questa impalcatura di prove contro il povero Abdou che Guerrieri paventa).

Lo tradisce, perché come lettori vorremmo sapere di più di questo insegnante diventato venditore ambulante per fame, vorremmo stare di più con lui e ogni volta che Guerrieri ci porta via con sé, per giri che spesso hanno poco a che fare con quel ragazzo, francamente lo seguiamo un po’ irritati.

Con tutto questo non voglio dire che sia un brutto romanzo. Si legge volentieri e velocemente. Bisogna però fare uno sforzo e farci stare simpatico l’avvocato e dimenticarci dello sventurato imprigionato ormai da un anno per un atto che sospettiamo non abbia compiuto. Bisogna considerare quell’uomo solo come un lavoro, un caso da risolvere.

Non è però uno sforzo che mi va di fare.

 

Firenze, 12/10/2012

africano su spiaggia

NON FERMARTI, É PERICOLOSO!

Everlost - Neal Shusterman

Everlost – Neal Shusterman

Everlost, il romanzo di Neal Shusterman, è una storia di fantasmi, anche se i protagonisti dichiarano di non esserlo e di chiamarsi “ultraluce”. Come chiamereste, infatti, delle anime bloccate sulla terra, che attraversano cose e persone del mondo vivo, non possono essere visti dai viventi, anche se a volte li infestano o muovono o rubano le cose di chi non è morto?

Anche se è una storia di fantasmi, ha comunque una certa originalità, un po’ come i primi western visti dalla parte degli indiani o le prime invasioni aliene descritte dal punto di vista degli extraterrestri, dato che qui il punto di vista è quello di due “ultraluce”: due ragazzi di 15 anni morti assieme in un incidente d’auto e risvegliatisi dopo nove mesi in una strana foresta abitata da un bambino morto da almeno un secolo, che non ricorda più il suo nome.

Everlost è il nome di questa sorta di limbo, dove si fermano alcuni bambini morti (non se ne è mai visto uno con più di 17 anni e del perché di questo il romanzo non dà una spiegazione convincente). Già il nome del posto fa pensare ai Bambini Perduti dell’Isola che Non C’è. Anche qui l’infanzia è eterna. Nulla muta. I bambini restano con l’abito e le macchie che avevano quando sono morti. Ricorda un po’ anche il Paese dei Balocchi, all’apparenza un mondo felice, ma non privo dei suoi mostri.

 Neal Shusterman

Neal Shusterman

Everlost” è una bella fiaba e, come ogni favola, ha una sua morale, in fondo piuttosto importante: attento alla routine, non ti fermare!

I veri pericoli di Everlost nascono, infatti, dall’abitudine, che porta a ripetere in eterno lo stesso gesto, se la volontà non prevale e dallo stare fermi, perché se lo si fa in zone che non siano “morte” (che non esistono più nel mondo vivo), si sprofonda, come nelle sabbie mobili, fino al centro della terra.

È una morale importante, perché sono due rischi concreti e reali anche nel nostro mondo (anche se non in senso così materiale!).

Everlost ha le sue oasi tranquille e felici, ma anche i suoi mostri e, come ulteriore morale, ci insegna a non fidarci neppure di chi sembra troppo buono: potrebbe essere la Strega del Cielo!

Come in ogni Limbo, anche qui c’è redenzione e i mostri possono perdersi per sempre, ma anche diventare buoni, come i buoni possono rivelarsi cattivi. Non siamo (ancora) né in paradiso, né all’inferno.

Che dire di questa lettura? Piacevole. Molto godibile. Scorrevole. Non priva di trovate originali, pur inserite in un genere ben sfruttato. Una storia di ragazzi per ragazzi, ma non solo. Degna di diventare un classico della letteratura giovanile, se non altro per la sua freschezza. Nulla di troppo profondo o articolato, ma dà promuovere a pieni voti. Anche se nel Paese dei Balocchi di Evelost, ovviamente, non ci sono scuole.

 

Firenze, 07/10/2012

 

ghost

LE BRACI DI UN’AMICIZIA BRUCIATA

Le Braci - Sàndor Màrai

Le Braci – Sàndor Màrai

Cosa ne è dell’amicizia tra due uomini dopo quarant’anni di lontananza? Cosa ne è dell’amicizia dopo che uno dei due ha tentato di uccidere l’altro? Cosa ne è dell’amicizia dopo che uno dei due ha tradito l’altro? Perché incontrarsi ancora, decenni dopo che la donna che entrambi amavano e che li ha divisi, è morta?

Quali domande possono trovare una risposta che il tempo non abbia già dato?

<<Cosa si può domandare con le parole? E quanto vale la risposta che una persona affida alle parole, invece di esprimerla con la realtà della sua vita?… Vale ben poco>>.

Che cosa era successo dopo la loro separazione?

Tu hai vissuto in giro per il mondo, e Krisztina è morta. Io ho vissuto in solitudine, chiuso nel mio risentimento, e Krisztina è morta. Ha risposto a ciascuno di noi come meglio poteva; perché i morti, vedi rispondono sempre nel modo giusto, anzi suppongo che siano i soli a darci delle risposte chiare e complete.

I morti non mentono.

Sàndor Màrai

Sàndor Màrai

E forse i due vecchi aspettavano solo questo momento, il loro incontro dopo tanto tempo, né riconciliazione, né chiarificazione e neppure vendetta, forse solo un capolinea, perché anche la verità stenta a venir fuori tra loro.

Sàndor Màrai è uno scrittore mitteleuropeo. Come definire diversamente un uomo nato in Slovacchia da famiglia sassone, vissuto in Ungheria, Germania, Francia e Italia?

Con “Le Braci”, Sàndor Màrai ci lascia un intenso messaggio sulla complicata profondità dell’amicizia, in un romanzo dalla calma intensa, come quella delle braci che covano a lungo sotto le ceneri, un romanzo che attraversa la Storia del continente, mostrandocene squarci di vita.

Firenze, 02/10/2012

old friends

IL GIARDINIERE DISSOCIATO CHE VOLEVA SPARIRE E ATTRAVERSÒ DUE VOLTE IL MARE

Che ne è stato di te, Buzz Aldrin? - Johan Harstad

Johan Harstad- Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?

Nell’epoca del protagonismo narcisistico, nel mondo in cui molti si venderebbero l’anima, se l’avessero, per un minuto in televisione ci sono alcune persone che non vogliono apparire, che non vogliono esser notate, che non vogliono essere al centro dell’attenzione.

Buzz Aldrin

Buzz Aldrin

Mattias, il protagonista di Che ne è stato di te, Buzz Aldrin?, il primo romanzo di Johan Harstad, (pubblicato in Norvegia nel 2005 e in Italia nel 2008) è uno di questi. Mattias è fuori di testa. Mattias ha grossi problemi di socializzazione. Mattias è nato il 20 luglio 1969, mentre il primo uomo, Neil Armstrong, scendendo dalla navetta dell’Apollo 11 metteva il piede sulla Luna. Mattias è fissato con Buzz Aldrin, il secondo uomo ad aver camminato sul nostro satellite. Mattias crede che i secondi abbiano una vita migliore dei primi. Mattias non vuole essere primo in nulla. Mattias ha dei talenti, sa cantare benissimo, è un bravo giardiniere, ha un buon cuore, ma non vuole mostrarli. Non vuole cantare nella band del suo amico, non vuole essere intervistato, non riesce a darsi alla sua donna. Mattias accompagna il suo amico nelle Isole Fær Øer per un concerto e ci rimane. Cerca di far perdere le tracce di sé tra queste isole a nord della Scozia, disperse nell’Oceano tra Norvegia e Islanda.

Viene accolto da una piccola comunità, una via di mezzo tra una casa-famiglia e un micro centro psichiatrico. Ci si trova bene. Gli piace avere qualcuno che si cura di lui. La sua vita si è spezzata, ha perso la ragazza e il lavoro. In quelle isole ritrova se stesso, ma non riesce a sparire: si crea degli amici, gente un po’ strana ma cui vuol bene, che gli vuol bene. Diventa importante per loro. Questo lo preoccupa, ma pian piano si abitua. Quando decide di poter restare per sempre lì, il centro di accoglienza viene  chiuso. Guida allora gli altri “matti” a costruire una barca con cui evacuare e fuggire verso i Caraibi.

Johan Harstad

Johan Harstad

Romanzo, questo, che ci parla di uomini spezzati, romanzo che ci parla della Storia del nostro tempo (gli orrori della guerra in Bosnia e non solo, l’allunaggio e la vita di Buzz Aldrin), romanzo che mi messo una gran voglia di visitare le Isole Fær Øer, sebbene non ne dica quasi nulla di buono, così desolate che il tentativo di piantare alberi apparirebbe un’altra follia di Mattias, se non fosse che è proprio quello il lavoro che gli affida il Comune. Romanzo che mi ha fatto scoprire The Cardigans, anche se li presenta come un’ossessione di Sofia, l’amica ricoverata di Mattias, la donna senza nome, che si fa chiamare NN. Romanzo che ci mostra il debole filo che separa la normalità dalla pazzia, perché questi “ricoverati” non sono poi così diversi da tante persone che troviamo in giro nelle nostre città, perché non è chiaro se sia più pazzo chi cerca di essere al centro  dell’attenzione o chi vuol sparire.

Isole Fær Øe

Isole Fær Øe

Firenze, 19/09/2012

LE GIAPPONESI PASSARONO VELOCI

Julie Otsuka - Venivamo tutte per mare

Julie Otsuka – Venivamo tutte per mare

Un essere poliforme è venuto dal Giappone.

Un mostro dalle mille teste ha attraversato l’Oceano.

Una creatura femminea e seducente è arrivata in America,

quella del sogno,

a cercare mille uomini da far suoi.

Mille corpi stipati in una nave per mesi.

Mille vite spezzate e ricominciate.

Mille donne diverse.

Mille donne uguali.

Mille fanciulle con la foto e il sogno di un marito mai visto.

Mille spose per mariti sconosciuti.

Mille donne che sognavano un uomo e l’hanno trovato diverso.

Mille piccole donne orientali arrivate nella terra della speranza,

Mille vite nuove.

Mille donne dai passi leggeri.

Mille donne silenziose e rispettose.

Mille piccole povere ragazze.

Mille ragazzine ingenue.

Mille teste piene di sogni.

Mille ricordi.

Mille fantasie.

Julie Otsuka

Julie Otsuka

Mille leggende.

Il sogno le ha accolte.

Le ha assorbite.

Le ha rese parte di sé.

Le ha masticate e digerite.

Le ha cacciate via al rullo dei tamburi di guerra.

Ha chiuso i loro mariti in ghetti.

Le ha trattate da amiche, da serve, da schiave, da nemiche.

Le ha sfruttate, arricchite, istruite, maltrattate e scacciate.

Le ha rimandate nude e violentate nelle perdute case paterne.

Julie Otsuka, ha cantato la loro epopea.

Julie Otsuka le ha dipinte una a una e tutte assieme.

Julie Otsuka le ha viste e le ha sognate per noi.

Come non innamorarsi di queste molteplici donne?

Come non emozionarsi per il loro coraggio,

per la loro sorte,

per la loro avventura e per la lo sventura?

Come non essere una di loro?

Come non essere tutte loro?immigranti giapponesi

Come essere così ciechi al loro dolore,

al dolore di chi fugge,

al dolore di chi sceglie il coraggio,

al dolore di chi decide di ricominciare

al dolore di chi affronta l’ignoto?

Come non inchinarci davanti ai loro mille piccoli volti,

tutti uguali eppure tutti così diversi.

Julie Otsuka, con “Venivamo Tutte per Mare”, ha scelto di narrare l’epopea dell’emigrazione giapponese nella prima metà del XX secolo non attraverso una protagonista, ma attraverso tutte quelle ragazze, uguali e diverse tra loro, che, a bordo di una stessa nave, sono arrivate in America per sposarsi con un marito conosciuto per corrispondenza, che in America hanno vissuto e che allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale sono diventate il nemico, sono state rinchiuse in ghetti e lager o scacciate, perdendo tutto quello che avevano creato con anni di vita e lavoro.

La scelta di questo insolito “noi” narrativo conferisce poeticità e forza rappresentativa al romanzo che, parlando di un intero popolo quasi sembra, per contenuti, un saggio, pur non assumendone mai i toni o lo stile.

Firenze, 01/09/2012

ERAVAMO GIÀ COSÌ!

Graziano Braschi - Arrivederci, mondo

Graziano Braschi Graziano Braschi – Arrivederci, mondo

Graziano Braschi, già redattore della rivista satirica “Ca Balà”, complici le moderne opportunità di auto-pubblicazione, ha finalmente dato alle stampe il volumetto “Arrivederci, mondo”, uscito a puntate nei lontani eppur vicini anni ’70 del defunto ultimo secolo del passato millennio.

Si tratta di un mordace libello che narra proprio di quegli anni di fanfaniana-leonesca memoria, all’apparenza diversi dai nostri tempi berlusconiani, ma in realtà non meno corrotti e malati, solo più ingenui e ignari.

L’argomento è umoristico-satirico, il linguaggio è arguto e raffinato al punto da perdersi in giochi di parole, nell’uso di termini volutamente pomposi in alternanza con altri volgarmente popolareschi se non coprologici e altri dal sapore di neologismo. Basti leggere, per questo, l’incipit:

La notte, il maresciallo Ciavantesta scende nient’affatto bel bello gli orti di Portici. Striscia,

lavorando sodo di gomiti e di ginocchia, tra file di cavoli. Quei cavoli non sono normali. Formano

Graziano Braschi

Graziano Braschi

- Com’è che dice il poeta? C’è a chi ci piacciono i vruoccoli, i crauti. Ma perché, diosanto? A me danno l’acido in pancia e rutti nel gorgozzule – sagra arrancando.

Le scoregge al cavolo sono le sue spiacevoli madeleines. Gli risvegliano angosce infantili: puzzo di povero, zaffate di lavori pericolosi, il grisou, i minatori, la diossina.

- Ma insomma che è questa puzza!?

Scivola come un lombrico in quella minigiungla. All’improvviso una frenata di gomiti. Davanti a lui un piccolo ostacolo cumuliforme. Rimane di princisbecco. Una merda fresca con pochi minuti di vita, massimo un quarto d’ora. Una neonata. Bestemmiando, cambia filare. Lì ce n’è un’altra ancora più fresca! All’improvviso intravede qualcosa davanti a sé. Una montagnola bianca! Un escremento alieno che si drizza davanti ai suoi occhi esterrefatti.

Da qui si dipana, anzi, no da qui si aggroviglia una gran matassa di eventi, idee e situazioni, un gran bailamme, un guazzabuglio letterario che mescola umoristicamente considerazioni sull’inquinamento, l’omosessualità e la cattiva alimentazione, con colpi di Stato e gruppi di pattuglianti democratici che si scontrano tra loro dandosi reciprocamente del fascista, con personaggi emersi da spazi letterari più vari, come il Gatto e la Volpe collodiani e l’Alfonso Menegatti, garzone di macelleria, che kafkianamente si muta in insetto, ma viene accolto con gioia dai familiari (sarà vero quel che si dice a Napoli che “ogni scarrafone è bello a mamma soia”).

È, insomma, questa di cui si prende mestamente gioco Braschi, un’Italia di quarant’anni fa così malconcia e malata e così tristemente simile a quella in crisi di oggi, da farci domandare come diavolo si sia riusciti ad attraversarli davvero questi quarant’anni e come si faccia a non essere in un baratro ancor più profondo di quello in cui purtroppo siamo, con politici per i quali  la sostanza della propria attività era nell’affermazione che qui compare in un bollettino della Democrazia Cristiana: “È soprattutto urgente strappare ai comunisti l’egemonia del ballo liscio!” La politica era spettacolo già prima che ci inventassimo il Presidente Telegenico.

Sorprende ritrovare in queste pagine “antiche”, appena riemerse in questo millennio, un’attenzione verso la sofisticazione alimentare, verso le diete iper-proteiche, qui ironicamente criticate con immagini come quella del dottore che sostiene il crollo delle qualità morali della classe operaia in connessione con il maggior consumo di carne o dei due tizi che, penetrati nottetempo in un supermercato si sfidano alla “roulette alimentare”, aprendo a turno un barattolo dopo l’altro, fino a trovare quello avvelenato da qualche suo componente.

Che dire poi della descrizione delle concerie di Pontedera, direi ben poco mutate, “antri bui e spettrali in cui si muovono e annaspano, tuffando gli stivali su uno strato di fanghiglia nera e pestilenziale, pochi uomini col volto contratto e gli occhi gonfi per il gas”!

Insomma il soldato Italo attraversa, nel suo folle on-the-road da redivivo “buon soldato Švejk” di Hašekiana memoria, un’Italia surreale e grottesca ma allo stesso tristemente reale, come può esserlo una vignetta di Altan, uno di quelle piene di merda. Il volume è, invece, illustrato da Massimo Presciutti, disegnatore, anche lui, di “Ca Balà”.

Firenze, 29/04/2013

Il buon soldato Švejk - Hašek

Il buon soldato Švejk – Hašek

ILLUSTRARE L’UNDICESIMO CAPITOLO DI JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Abbiamo ancora un altro illustratore per il romanzo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI, il secondo volume della serie I GUARDIANI DELL’UCRONIA (che segue JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE).

Qualcun altro vuole aggiungersi?

JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI è un romanzo di fantascienza per ragazzi. Credo che per questo tipo di lettori le illustrazioni siano importanti.

Per la pubblicazione de Il Settimo Plenilunio, abbiamo fatto una cosa simile (parlavo allora di “gallery novel“): un romanzo illustrato da numerosi artisti. Ognuno dà la sua interpretazione.

Credo possa essere un’occasione soprattutto per giovani illustratori che vogliono cominciare a farsi un curriculum.

Chiedo, a chi ha voglia, di partecipare con un impegno ridotto eventualmente anche a un solo disegno. Se ne volete fare di più, questo però non può che farmi piacere. Vorrei, se possibile, una certa coerenza con le immagini già realizzate sia per questo romanzo, sia per il precedente (prima parteseconda parteterza parte). Trovate i disegni ai link precedenti. Contattatemi: vi aiuterò a scegliere le scene e vi fornirò informazioni per descriverle meglio.

I personaggi da disegnare saranno oltre ai tre ragazzini, numerosi animali nati da evoluzioni alternative (suricati, orsi, velociraptor, maiali, pappagalli…). Inoltre, alcuni capitoli si svolgono nella terra di Govinia, dove ogni passato e ogni futuro possibile si incontrano. Quindi, vi si possono incontrare gli esseri più strani, le architetture più misteriose, gli ambienti più irreali che possiate immaginare. Insomma dei paesaggi su cui sbizzarrire tutta la vostra fantasia! Se ne avete realizzati già o ne avete in mente di specifici, posso provare ad adattare il romanzo per inserirci i vostri disegni.

Penso che un disegnatore potrà divertirsi a reinventare tutto ciò!

Finora hanno inviato i loro disegni:

Niccolò Pizzorno

Fabio Balboni

Marco Divaz

Guido De Marchi

Evelyn Storm

Cinzia Damonte

Antonio Morgia

Liliana Capraro

Si è aggiunto ora

Alessio Pilia

cui do il benvenuto e ringrazio.

Questi sono due suoi disegni, il malvagio Colonnello Gruhum, che perseguita Jacopo, e il Guardiano dell’Ucronia Ortuz di Kleua:

 Ortuz - Jacopo Flammer nella terra dei Suricati - Alessio Pilia- Carlo Menzinger

Hanno, inoltre, inviato due nuovi disegni Liliana Capraro (un intelliraptor nel suo nido con i piccoli) e Niccolò Pizzorno (la copertina del volume, con Jacopo Flammer e alcuni suricati).

 

 Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati - Carlo Menzinger, Niccolò Pizzorno

Parlo di questo libro anche nel mio sito.

Ecco l’inizio dell’UNDICESIMO CAPITOLO:

 

CAPITOLO 11 – NELLA CITTÀ DEI SURICATI

 

“Guardate!” indicò Elisa “siamo di nuovo nella valle dei bisonti.”

“Credo di sì” rispose Jacopo, scrutando il contorno della pianura. “Le montagne attorno sembrano le stesse e il fiume laggiù pare quello che avevamo visto nell’altro universo. Era lì che gli erectus cacciavano i bisonti. Gli alberi però sono molto diversi.”

“Quelli laggiù però sono proprio bisonti” disse la bambina “e quelli sono dei rinoceronti.”

“Però quella collinetta non la ricordo” rispose Jacopo, indicando un circolo di terra in lontananza.

I suricati li guidarono proprio in quella direzione. Avvicinandosi si accorsero che era invece un muro di terra e sassi, costruito a forma d’anello.

 

CONTINUA QUI:

http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=161745

Ecco alcune immagini per questo capitolo (sono tutte mie rielaborazioni di immagini trovate in rete, che sarò lieto di sostituire con vostri lavori):

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