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Vita nuova su WIF – Worlds of IF

Nel nuovo numero di WIF un mio racconto tratto dalla raccolta “Ucronie per il terzo millennio” (Edizioni Liberodiscrivere):
VITA NOVADante e BeatriceNel numero 7 di IF – Insolito & Fantastico, dedicato alle distopie, c’è invece una mia recensione a “Il Vampiro” di Franco Mistrali, uno dei primi romanzi gotici italiani del XIX secolo.

Leggi anche:

- IF n.1 – Robot
- IF n.2 – Oltretomba
- IF n.3 – Ucronia
- IF n. 4 – Giallo & Noir
-IF n. 5 – Vampiri
- IF n. 6 – Altrimondi
- IF n. 7 – Distopie
- IF – Insolito & Fantastico
- Tutti i post su IF – Insolito & Fantastico
- È uscito IF n. 6 – Altrimondi

Articolo su IF e nuova intervista

Ed eccomi a segnalarvi una nuova intervista, pubblicata da Yabooks e fatta da Ivano Bocceda  (che ringrazio (chee l'attesa uscita del nuovo numero di IF intitolato "Altrimondi", che contiene anche un mio articolo intitolato "i dinosauri sono tra noi", in cui parlo delle ucronie preistroriche, da "Viaggio al centro della terra" di Verne e "Il mondo perduto" di Conan Doyle, a "I libri degli Yilané" di Harrison e "Darwinia" di Wilson, per finire con il mio "Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale".

Così ne parla l'editore (appena avrò finito di leggere ne scriverò anch'io più dettagliatamente.

È USCITO IF6 ALTRIMONDI!IF 6 Altrimondi

È in distribuzione il n. 6 di IF (Insolito e Fantastico) dedicato a un tema classico della fantascienza: ALTRIMONDI.In questo numero Riccardo Gramantieri analizza "Solaris"di Stanislaw Lem; Panella scrive su Robert Sheckley, Pestriniero su Clifford D. Simak, Annamaria Fassio su Jack Vance, mentre Bordoni ripropone la sua postfazione per "Lotteria dello spazio" di Philip K. Dick. Completano la densa sezione saggistica Gianfranco de Turris su Tolkien, Carlo Menzinger sui dinosauri e Claudio Asciuti con un prezioso testo su Borges creatore di altri mondi.La sezione narrativa ospita lo scrittore uruguayano, Ramiro Sanchiz, e poi Vincenzo Bosica, Giuseppe Magnarapa, Giuseppe Picciariello, Pierluigi Larotonda, Andrea Coco.Completano questo numero interventi e recensioni di Walter Catalano (“Del sublime immondo”), Maurizio Landini sulla fantascienza militare e Renzo Montagnoli, che intervista Maurizio Cometto.La copertina è illustrata, come sempre splendidamente, da Franco Brambilla con una tavola per “Delany City”.
Un numero da non perdere!

La rivista è distribuita principalmente in abbonamento postale. Ogni copia 128 pagine illustrate al prezzo di 8,00 euro.La campagna abbonamenti a IF per il 2011 è in corso: soli 30,00 euro per quattro numeri.
Ai nuovi abbonati (e a quanti rinnovano) è riservata una copia omaggio del romanzo di Carlo Bordoni, "In nome del padre" (Baroni editore, 2001).

 Ed ecco l'inizio dell'intervista di Ivano Bocceda (che ringrazio molto). 

Bighellonando qua e là nella rete, quell’universo ricco di esperienze offerte alla conoscenza di tutti e di umanità reali, che qualcuno si ostina a definire mondo virtuale, mi sono ritrovato a discutere di libri in uno di quei social network a ciò dedicati e, in quel contesto ho incontrato lo scrittore Carlo Menzinger, un autore nato e cresciuto nella rete, che ha gentilmente accettato di rispondere alle curiosità dei lettori di Yabooks.

Ecco l'intervista che ho realizzato per voi.

Ivano Mario BoccedaLeggo di te che fin a bambino ti divertivi a scrivere storie a fumetti, da ragazzo hai scritto poesie e racconti e a 25 anni hai pubblicato il tuo primo libro. Ci vuoi raccontare come nonostante questa tu passione per lo scrivere, poi ti sei laureato in Economia e commercio e ti sei ritrovato a lavorare in banca? 

Ivano Mario Boceda 

(CONTINUA QUI)

Leggi anche:

- IF n.1 – Robot
- IF n.2 – Oltretomba
- IF n.3 – Ucronia
- IF n. 4 – Giallo & Noir
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- Tutte le interviste a Carlo Menzinger
Le interviste di:
-
Ivano Bocceda su Yabooks

- Stefano Cafaggi su Fragmenta
- Irene Pecikar su Tutto sui Libri
- Barbara Risoli su Nobili Possidenti
- Barbara Risoli su Il Sovrano Lettore
- Argeta Brozi su Ali di cuore
- Chiara Sardelli su Lafinestrasulcortile
- LadyAileen su Una Passione e Oltre
- Teresa Di Gaetano su Due di cuori e Creativity Station 

 

Decennali e ventennali

Il tempo volaCome vola il tempo!
Stavo riflettendo sul fatto che in questi mesi cade la ricorrenza di vari eventi della mia vita che rislagono a 10 o 20 anni fa.

Sono, ade esempio, ormai 10 anni che lavoro continuativamente a Firenze e tra poco saranno 20 anni dalla prima volta che ci ho vissuto.
Il 4 giugno 2001 ho infatti cominciato a lavorare in Viale Mazzini per quello che allora si chiamava Mediocredito Toscano.
Dopo poco ha cambiato nome (e vocazione) in MPS Merchant (all'epoca lavoravo nel marketing e ne curai la trasformazione), per diventare poi MPS Banca per l'Impresa e quindi MPS Capital Services, quale è ancora.
Nel corso di questi dieci anni ho cambiato varie volte attività e anche sede di lavoro ma restando sempre a Firenze.
Del resto di Firenze è mia moglie, qui ci siamo sposati ed è nata, tredici anni fa, nostra figlia.

Il primo luglio 1991 invece ho iniziato uno stage presso il Monte dei Paschi e di lì a poco mi sono trasferito per la prima volta nel capoluogo toscano. Era il 28 ottobre 1991. A lavorare a Firenze sono rimasto solo un paio d'anni, per tornarci solo, come detto, nel 2001. Nel frattempo però era diventata la mia città e con pendolarismi vari (dal Veneto, dalla Lombardia, dall'Emilia, dal Piemonte e, infine, da Siena) vi ho sempre fatto ritorno. 
 Firenze 

Fu in quel periodo (settembre 1991) che conobbi quella che diverrà mia moglie e che ci siamo messi assieme (14 dicembre 1991). Altri vent'anni!
I venti anni dalla mia prima pubblicazione
sono ormai passati da un po' (ho publicato la raccolta di poesie "Viaggio intorno allo specchio" nel 1989) ma presto saranno 10 anni dalla pubblicazione del mio primo romanzo "Il Colombo divergente" (Ottobre 2001). 

IL SERIAL KILLER DELLE ROSE

16 rose arancioni - Michele Ciardelli 16 rose arancioni”, il romanzo di Michele Ciardelli, letto nella nuova edizione GDS, si apre con un gioco di sguardi cinematografico, che lega con maestria persone e storie lontane in viaggio, preannunciando con stile legami che il seguito della storia rivelerà.
Ed ecco che ci troviamo sulla scena di un delitto agghiacciante, che ricorda subito certe scene alla Dan Brown, con riferimenti mistici e rituali: un uomo crocifisso a testa in giù, con dei versi impressi nel ventre e un camino acceso nonostante sia estate.
Da qui però lo sviluppo della narrazione non è quello tipico dell’autore de “Il Codice da Vinci”, anche se ritroveremo altri delitti e altri simili rituali. I riferimenti sono però più immediati e non necessitano indagini complesse per essere interpretati, basta conoscere un po’ la Bibbia. Difatti, l’autore non si perde nel cercare di spiegarceli ma sviluppa invece un racconto intorno ai vivi, più che ai morti, a quell’Antonio che, il giorno del suo diciottesimo compleanno, torna a casa trova il padre crocifisso e la madre impazzita, ad Altero l’amico di famiglia che svolge le indagini, alle loro donne e al piccolo Sergio, il figlio di otto anni di Altero. Il tutto con i toni familiari e spesso rilassati delle fiction televisive, come viene fatto notare all’interno del libro stesso.
La storia comincia in terza persona e verso la metà vira bruscamente assumendo la prima persona. Sarà l’assassino a continuare la narrazione, rivolgendosi direttamente e confidenzialmente al lettore, e questo ci farà capire come mai la sua conoscenza della famiglia sia molto approfondita ma non precisa. Come mai ad esempio quel ragazzino di otto anni si comporti con la saggezza di un adulto e stia sempre nel mezzo anche quando qualunque genitore assennato avrebbe cercato di tenerlo un po’ in disparte. Perché il padre lo coinvolge, dopo che ha da poco perso la mamma, in una storia d’amore appena iniziata e incerta? Anche la parte iniziale, infatti, scopriamo essere la sua versione, quella dell’assassino. Non dobbiamo allora stupirci che certe ricostruzioni psicologiche non siano perfette, del resto un serial killer non può che avere una visione un po’ “strana” della psicologia.
Poi il killer torna a scrivere in terza persona e infine a parlare è l’investigatore.
Gioco questo del cambio del punto di vista non facile, originale ma non nuovo (ne ho appena letto una prova magistrale nelle pagine de “La Trilogia della Città di K.”) ma che impreziosisce il volume, rendendolo un po’ più articolato.
La spettacolarità dei delitti descritti (e, come detto, l’incipit) ben si presterebbe a una resa cinematografica… ma solo per chi non è debole di stomaco, soprattutto per la violenza dell’ultimo.
 
Firenze, 26/04/2011

INTERVISTA A MICHELE CIARDELLI

Dopo aver letto il suo romanzo, ho avuto l'opportunità di fare qualche domanda a Michele Ciardelli, ecco cosa gli ho chiesto e cosa mi ha risposto.

D – Leggendo il tuo romanzo “16 rose arancioni” ho notato delle somiglianze con Dan uomo vitruviano- Leonardo Da VInciBrown, ad esempio nella scena del padre crocifisso a testa in giù, o con Agota Kristof o Kundera per i ripetuti cambi di punto di vista. Ti sei in qualche modo ispirato a loro? C’è qualche autore che ti ha influenzato maggiormente?
 
R- Devo dire che ho letto il libro di Dan Brown a cui fai riferimento (presumo intendessi Il codice da Vinci nella rappresentazione dell’uomo vitruviano!) alcuni anni dopo aver scritto il mio libro. Di Milan Kundera ho letto l’insostenibile leggerezza dell’essere e non ricordo dei passaggi fra la terza e la prima persona, mentre Agota Kristof confesso di non averla mai letta. Quindi, ti rispondo semplicemente dicendoti: no non mi ha influenzato nessuno. Non a caso non ho un genere preferito né di lettura, né di scrittura e nemmeno un autore preferito.
 
D- Alcune scene di “16 rose arancioni” mi sono parse molto cinematografiche. Quando scrivi pensi “per immagini”? Quanto ti influenza il cinema? Se il tuo romanzo fosse trasformato in un film a quale regista ti vorresti affidare? Quali interpreti preferiresti?
  
Micaela RamazzottiSì, hai centrato il punto. Penso per immagini. Ovvero chiudo gli occhi e descrivo ciò che “vedo”.
Come per i libri, anche il cinema non mi ha mai influenzato. Anche perché la vedo dura che un film animato come Il Grinch, oppure Jumanji, La fabbrica di cioccolato o Edward mani di forbice (i miei film in assoluto preferiti) possano influenzarmi tanto da creare delle scene così cruente.
Il regista può essere chiunque… non saprei scegliere. Come interpreti vedrei benissimo: nella parte del pazzo Marco, Raoul Bova (così dimostrerebbe d’essere bravo, oltre che bello!), di Altero, Tirabassi, di Monica , la mia donna preferita: Micaela Ramazzotti. Io vorrei partecipare attivamente alla stesura della scenografia, perché modificherei il libro in un certo modo, e devo dirti che saprei anche come!


D- Ho notato che cambi spesso editore. Persino  “16 rose arancioni” prima l’avevi pubblicato con SBC Communication  e ora con GDS Edizioni. “Due giorni in più” invece l’hai pubblicato con Demian. Come mai? Cosa cerchi in un editore? Che opinione hai del mercato editoriale attuale?
  
  Raul Bova Qui tocchiamo un tasto molto dolente. Ho cambiato tre case editrici, per motivi differenti. La SBC Communication, la mia prima casa editrice, l’ho cambiata perché mi ha chiesto e ottenuto soldi per pubblicare. L’ho fatto la prima volta perché non sapevo che esistessero anche quelle non a pagamento. La seconda, la Demian, pubblica gratuitamente, ma non fa, come quasi tutte le case editrici pubblicità. Quindi è inutile pubblicare se nessuno sa che è uscito. Le oltre 6000 case editrici che ci sono in Italia pubblicano i libri, facendo a tutti gli effetti dei tipografi, ma non si preoccupano di promuovere. Perché sanno che la richiesta, noi autori, è alta e non si preoccupano di far fare pubblicità, perché ci pensano gli autori stessi.
Cerco due cose: la pubblicazione gratuita e l’aiuto promozionale. Ovviamente non sono Dan Brown e non posso permettermi di dettare le regole; ma niente mi obbliga ad accettarle! Quindi o trovo tutto o smetto di pubblicare… non è un problema. Io scrivo per divertimento, passione, non per far guadagnare le case editrici. Probabilmente il prossimo libro te lo spedirò per mail… tanto il mio obiettivo non è diventare ricco, ma far leggere a quante persone possibili i miei scritti! Non a caso i proventi della vendita di 16 rose arancioni vanno all’Associazione ONLUS Domenico Marco Verdigi, che si occupa di dare un futuro migliore ai bambini che ne hanno bisogno. Se vendessi un milione di copie, quasi interamente la somma andrebbe a loro… ergo: mi interessa farmi conoscere, non guadagnarci.
 
D- Come è cambiata, se lo è, la tua scrittura tra “La Falena”, “16 rose arancioni” e “Due giorni in più”?
 
R – E’ cambiata moltissimo. Il libro La falena l’ho finito di scrivere nel 2002, Due giorni in più Michele Ciardellinel 2010. In questi otto anni di differenza ci sono stati molti mesi di vero e proprio studio sui libri di grammatica e di analisi logica per colmare le molte lacune, retaggi dei miei 4 scolastici. Oltre alle ore perse dal professore che mi ha dato un sacco di ripetizioni in Italiano… Perché volevo essere capito da tutti. E, come dico sempre, per rispettare il lettore.
Ho mantenuto, però, uno stesso modus scrivendi. Ovvero del cambio di prospettiva, che è la peculiarità del mio scrivere.
I generi sono totalmente differenti. La falena è un noir, 16 rose arancioni è un giallo, Due giorni in più un romanzo. Il quarto che, ovviamente non sai, La vita che vorrei per te, terminato a settembre del 2010, è una favola per adulti. Oltre ad aver scritto 3 racconti brevi: due fantasy storici (La stele di Aker e Il calice della bellezza) e una fiaba (La spiga di grano). E 5 racconti brevissimi, fra cui uno è stato edito nell’antologia 365 storie cattive, dove hanno pubblicato anche Buticchi e Roversi.
 
D- Ora parliamo un po’ di te. Che peso ha la scrittura nella tua vita? Ho letto che hai preso la maturità tecnico-nautica ma in “16 rose arancioni” non si parla di mare o di navi. C’è qualche connessione tra quello che scrivi e la tua vita di tutti i giorni?
 
R – Generalmente no. Io scrivo tutto ciò che la mia mente partorisce… e la mia fantasia mi permette di inventare tutto. Mi sento d’avere la stessa fantasia di un bambino che gioca con i soldatini e a cui fa fare tutto quello che vuole, anche morire. Io sono cresciuto e quei soldatini sono diventati i miei personaggi… a cui faccio fare di tutto! Poi tutto inizia con un nuovo gioco… e quindi con un nuovo libro.
 
D-“16 rose arancioni” è un noir con tinte quasi horror. Percepisci il mondo come un luogo in cui simili delitti siano possibili e frequenti o consideri i mondi che descrivi come fantastici?
 
La morte non è sempre la fine di qualcosa, ma spesso è l’inizio di altro. Ecco come ho concepito i delitti. Purtroppo la realtà che scopriamo dai telegiornali è di gran lunga più lugubre della fantasia più sfrenata. Il libro vuol essere un’accusa alla famiglia e alla società che spesso per fretta non si accorge di ciò che gli gira intorno fino a che non si trova davanti a fatti violenti…
 
D- E per il futuro? Che progetti hai? Quale Ciardelli incontreremo domani?
 
A livello di opere… vedo un domani sterminato. Ho talmente tante idee e storie da raccontare che dovrei diventare un moderno Asimov… Ma io preferisco anche e soprattutto vivere una vita “normale”, e scrivere quando ho voglia di giocare, non perché “devo”. Ogni storia dovrà aspettare… il suo turno.
Vuoi degli esempi? Ho in mente un on-the-road: una storia che si svolge durante un viaggio. La  sceneggiatura di un’opera teatrale: una sorta di 6 personaggi in cerca d’autore al contrario… classico di noi autori emergenti che ci sbattiamo tanto per trovare un nostro pubblico. Il continuo di 16 rose arancioni, che sarà intitolato “L’amore della morte”. Un fantasy che sto scrivendo “Tra le righe di un desiderio”, i cui lettori che prenderanno un libro dalla libreria appena aperta, si troveranno a leggere la storia che hanno sempre sognato di leggere, tanto da viverla realmente! Un fantasy intitolato “L’O.D.I.O”. (L’odio dona irrimediabilmente odio) dove i personaggi (Oliandro, Danilo, Ilaria e Olga… O.D.I.O. appunto) che sono figlio, padre, madre e figlia di una stessa famiglia, proveranno lo stesso tremendo sentimento: l’odio. Finché non finiranno nel castello della loro anima. Continuo?
A livello di pubblicazioni, come ti ho detto non lo so. Se trovo quello che cerco, bene, altrimenti li manderò in PDF agli amici.
 Gatta di MichelePersonalmente lo vedo perfetto. Con tutte le bellezze (mia moglie, la mia gatta) che spero percorrano come me il futuro e con tutte le bruttezze (morte di mio padre, di mio fratello e di mi zio) annesse. La vita non è sempre perfetta e da fiaba. Spesso ti mette di fronte agli orrori della vita: mio fratello è morto che pesava 26 kg.
Voglio farmi un auspicio da solo: spero di rimanere operaio a vita e scrittore per passione, che diventare scrittore per lavoro. Perché vorrebbe dire che ho ucciso tutti i miei soldatini… e che non mi divertirei più, dato che inizierei ad avere scadenze e quant’altro!
Caro Carlo ti ringrazio d’avermi dato modo di avermi fatto questa bella intervista. Ha  solo un difetto… è corta!
 
Lo so, si vorrebbe dire sempre di più! Lascio però qui un link alla tua scheda su Apostrofando, con cui collabori, nel caso qualcuno volesse sapere ancora qualcosa di te.
Ciao e grazie a te.

 

LA MIA COLLABORAZIONE CON NICCOLÓ PIZZORNO

 La lupa assassina vista da NiccolòPizzornoQuando il 19 marzo 2007 mettemmo la parola fine alla stesura del romanzo “IL SETTIMO PLENILUNIO” scritto assieme a Simonetta Bumbi e Sergio Calamandrei, mi venne in mente che, trattandosi di un libro per ragazzi, popolato da vampiri e licantropi e con un’ambientazione fantascientifica, potesse essere molto adatto a essere illustrato.
Ci rivolgemmo allora al vasto e profondo web alla ricerca di qualcuno disponibile a darci una mano, dato che nessuno di noi era ed è un esperto disegnatore.
Già frequentavamo tutti e tre la community Splinder e fu lì che incontrai il blog di  Esharhamat. Illustrazione di Niccolò Pizzorno per IL STTIMO PLENILUNIONiccolò Pizzorno http://chinaccia.splinder.comed ebbi modo di apprezzare i suoi disegni.
Lo invitai così a collaborare al nostro progetto. Più o meno in quegli stessi giorni era maturata l’idea di trasformare il romanzo in una “gallery novel”. Volevamo cioè trovare vari artisti che contribuissero con la propria opera d’interpretazione grafica alla descrizione della storia della rossa licantropa Esharhamat, trasformandola in una sorta di galleria di illustrazioni, in un romanzo iperillustrato, ovvero in quello che qualche tempo dopo avrei definito, appunto, “gallery novel”, parafrasando il più comune “graphic novel”.
Niccolò Pizzorno aderì entusiasticamente, contribuendo con oltre cinquanta immagini, tra le più vivaci e le meglio rispondenti al testo. Assieme a lui il progetto ha visto riuniti, oltre ai tre autori, diciassette artisti molto diversi: pittori, illustratori e persino fotografi. Il volume, con quaranta pagine a colori, è stato felicemente pubblicato da Liberodiscrivere all’inizio del 2010.
 Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - copertina Pizzorno 
Nel frattempo avevo in corso l’illustrazione del romanzo di fantascienza “JACOPO FLAMMER IL POPOLO DELLE AMIGDALE  ”. Essendo destinato a un pubblico ideale dagli otto anni in su, ritenevo, infatti, necessario presentarlo all’editore corredato da un certo numero di disegni. Collaborava già con me il bravo Ludwig Brunetti, ma vista la sua abilità, la sua velocità e il suo grande rispetto del testo illustrato, chiesi a Niccolò Pizzorno di affiancarlo nel lavoro.
Hanno prodotto così entrambi numerose tavole, diverse per stile, ma coerenti tra loro e con la storia narrata, rendendo il volume particolarmente ricco e piacevole.
Liberodiscrivere è stato così ben lieto di pubblicare anche questo libro alla fine del 2010 (anche la copertina è di Pizzorno).
 
Nel frattempo una delle migliori autrici di quella folta schiera di scrittori “poco noti” che gravitano attorno agli editori minori pur producendo opere degne della vetta delle classifiche letterarie, Erasmo Forntini - Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - Niccolò Pizzorno Laura Costantini, mi chiese se conoscessi un illustratore per il suo romanzo “La lunga guerra”. Le suggerii Pizzorno, che apprezzò subito, adottandolo per il suo libro, con risultati, davvero invidiabili, che sono stati via via presentati su Facebook.
 
Ora Pizzorno è alle prese con il sequel del mio romanzo sui Guardiani dell’Ucronia: “JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI” e sono certo che il risultato sarà ancora migliore, perché questo ragazzo, nato nel 1983, continua a migliorare e a stupirmi 

Leggi anche:

§    Jacopo Flammer sta arrivando!

§ Jacopo Flammer: una nuova frontiera per la fantascienza.

§ Il Settimo Plenilunio è cominciato!

§ La mia collaborazione con Simonetta Bumbi 

§ La mia collaborazone con Sergio Calamandrei

§ La mia collaborazione con Andrea Didato
  autoritratto Niccolò Pizzorno 

 

SCRIVERE A PIÚ MANI: la mia collaborazione con Simonetta Bumbi

 
 Simonetta BumbiConobbi Simonetta Bumbi alcuni anni fa sul sito del mio editore www.liberodiscrivere.it. All’epoca compariva con il nickname simy* e i suoi messaggi erano pieni di svolazzanti farfalline viola.
Era una poetessa che scriveva con grande libertà, senza vincoli metrici o l’ingabbiamento delle rime, abbinando le parole tra loro con uno stile tutto suo.
Io mi sono sempre considerato più un romanziere che un poeta, ma qualche poesia l’ho scritta anch’io, soprattutto in “gioventù”.
Quando un giorno, dunque, pensammo, di scrivere qualcosa assieme, non poteva che trattarsi di una poesia.
Avevo già sperimentato la scrittura a più mani già in diverse occasioni, in particolare con il romanzo “Se sarà maschio lo chiameremo Aida” scritto con Andrea Didato. Scrivere un racconto o un romanzo in due è qualcosa di molto diverso dallo scrivere assieme una poesia, essendo questa qualcosa di assai più personale e, spesso, intimo.
Risolvemmo la cosa realizzando una vera e propria storia in versi. L’idea non era quella Parole nel web - Carlo Menzinger, Simonetta Bumbi, Andrea Didato, Sergio Calamandrei di scrivere un’opera lunga, ma il gioco c’è piaciuto e siamo andati avanti a lungo, scambiandoci numerose e-mail.  Il risultato è stato l’e-tragicommedia in versi “Cybernetic love”, quasi un soggetto teatrale in più atti, pubblicato in seguito da Liberodiscrivere nel volume “Parole nel web”, in cui Simonetta ha potuto esprimere la sua grande sensualità narrativa.
“Cybernetic Love” si basa su due o tre idee fondamentali:

  1. è scritto parafrasando i classici della letteratura;
  2. è scritto utilizzando termini informatici e, specificamente, del web;
  3. è ambientato in una chat.

La trama è abbastanza semplice: descrive un triangolo amoroso con relative gelosie e finale tragico.
Credo che l’abbinamento dei versi aulici della letteratura antica (Eschilo, Sofocle, Shakespeare, Omero e altri, tanto per intenderci), riscritti utilizzando termini come mainframe, chat, link, firewall, abbia un effetto strano, quasi comico, che contribuisce a evidenziare il sapore ironico di questa storia pur altamente tragica.
Alla fine abbiamo strutturato il racconto in alcuni “Atti”, come una tragedia greca.
Quando lo pubblicammo per la prima volta (a puntate) sul sito www.liberodiscrivere.it, raccogliemmo discreti consensi e alcuni ci suggerirono di farne una rappresentazione teatrale. Idea che ancora mi frulla in testa.
 
Un giorno poi, decisi di mettere su carta le cose principali che avevo scritto “a quattro mani”.
Realizzammo così il volume “Parole nel web”, che, come detto sopra, è stato pubblicato nel 2007 da Liberodiscrivere.
Per completarlo pensai potesse essere carino scrivere un racconto con tutti gli autori della raccolta. Avrei voluto cioè che potesse essere scritto da Sergio Calamandrei, Andrea Didato, Simonetta Bumbi e me. Scoprii però, con mio grande dispiacere, che Andrea Didato era morto!
 Il Settimo Plenilunio - Carlo Menzinger, Simonetta Bumbi, Sergio CalamandreiDecidemmo di andare avanti lo stesso e così cominciammo a scrivere il racconto a sei mani. Come già era successo le altre volte il racconto diventò un romanzo! Credo che sia quasi inevitabile per le opere scritte da più autori. È qualcosa che deriva dalla tecnica stessa di scrittura: ognuno aggiunge sempre qualcosa, corregge sempre qualcosa e il lavoro stenta a vedere una fine. È solo nella dimensione del romanzo breve (o della rappresentazione teatrale come nel caso di “Cybernetic Love”), che si riesce a dire: bene, qui c’è abbastanza di tutti noi, qui tutti noi siamo riusciti a dire quello che volevamo.
Il romanzo che abbiamo scritto Sergio, Simonetta ed io si chiama Il Settimo Plenilunio. Scrivere in tre, comunque, è ancora più complesso che scrivere in due, perché ognuno vorrebbe portare la storia in una certa direzione. Nel Settimo Plenilunio, Simonetta era più orientata agli aspetti descrittivi e sensuali, Sergio alla satira di costume ed io al mito e agli aspetti fantastici della trama. Questo è stato sicuramente motivo di arricchimento per il libro, ma ha reso, ovviamente, più difficile seguire una trama comune.
 
Arricchito da 117 illustrazioni realizzate da 17 artisti Il Settimo Plenilunio è stato pubblicato autonomamamente a fine febbraio 2010 da Liberodiscrivere, senza inserirlo in “Parole nel web”, come pensato all’inizio.
Dunque il volume comprende solo “Cybernetic Love”, questa e-tragi-commedia d’amore e morte, il romanzo breve scritto con Didato e a un racconto scritto con Calamandrei, “Lei si sveglierà”. La copertina di "Parole nel web" l’ha realizzata la figlia di Didato, Rosanna, assieme a un suo amico, Pietro Vaglica.
 
Credo che l’esperienza di scrittura collettiva sia qualcosa che ti arricchisce molto, perché ti consente di confrontarti con diversi approcci e diverse idee di scrittura. Scrivere con Simonetta Bumbi, poi, è un’esperienza particolarmente interessante per la sua carica di umanità, la sua sensibilità poetica e la sua inventiva.
Ricordo sempre con grande piacere l’intenso scambio di corrispondenza con Simonetta (che ho potuto incontrare solo molto tempo dopo in occasione della presentazione di un suo libroa Firenze).
 
In merito alla mia collaborazione con Sergio Calamandrei ho scritto qualcosa qui.
24 marzo 2010 Sergio Calamendrei, Simonetta Bumbi e Carlo Menzinger 

LETTORI E INTERVISTATORI

Il Colombo divergente - Carlo MenzingerLeggendo le schede dei miei libri su aNobii mi sono accorto che ormai ci sono tanti lettori che hanno letto più di un mio libro. Ne ho trovati vari che ne hanno letti anche quattro o cinque e qualcuno persino sei!
Questo, come capirete, mi fa molto piacere. Penso, infatti, che se qualcuno legge un tuo libro la prima volta, può essere per caso ma se il libro non gli piace, sarà difficile che ti legga una seconda volta. Magari lo fa perché legge o sente dire da altri lettori che quell’autore vale e decide di darti una seconda possibilità.
Però se uno ti legge tre volte o di più, beh, allora penso che sia davvero un buon segno!
 
Uno di questi lettori è Enrico Matteazzi (anche lui scrive e ho letto il suo Luigino e le pietre della vita, sebbene sia un libro per bambini. Enrico con i ragazzini ci lavora e sa come ci si rivolge a loro. Questa capacità l’ha usata anche nel suo romanzo).
Matteazzi mi ha ora dedicato su La Macchina del Tempo un bel post, in cui parla di tre dei miei libri: Il Colombo divergente, Ucronie per il terzo millennio e  Il Settimo Plenilunio (i link sono quelli ai suoi precedenti commenti).
 
Ecco le prime parole:

Nonostante le cose siano oggi estremamente più facili di un tempo, emergere dal mondo dell’editoria è Ucronie per il terzo millennio - Il Dott. Menzinger e gli Ucronicidifficilissimo. Forse proprio perché in tanti ci possono provare e il mercato si intasa di cose più o meno banali.

Rispetto al “vecchio mondo”, in quello “nuovo” si può pubblicare qualunque cosa, anche gratuitamente, con costi relativamente bassi sia per gli editori che per gli scrittori auto-pubblicantesi. Così la favolosa Rete Internet dà immense opportunità. Allora perché non usare la rete per diffondere la qualità?

Il Settimo Plenilunio - Menzinger e i NotturniTra i colleghi, sempre se posso osare definirmi collega di queste persone fantastiche, uno si chiama Carlo Menzinger di Preussenthal. Ho letto tre dei suoi libri, due dei quali scritti a più mani. Ecco i titoli:

Il colombo divergente (in assoluto il mio libro emergente preferito!)

 
Ucronie per il terzo millennio
(raccolta di racconti ucronici "curati ma non guariti" da Carlo Menzinger)
  
Il settimo plenilunio
(storia di licantropi e vampiri ambientata in un futuro prossimo), 
 

 Luigino e le pietre della Vita - Enrico Matteazzi

Con questo mio post lo voglio dunque ringraziare e augurargli in bocca al lupo per i suoi romanzi.

Se anche voi avete letto più libri miei, fatemelo sapere! Grazie. 

Vorrei poi segnalare un’altra scrittrice, di cui avevo parlato qui, che oggi mi ha intervistato sul suo blog Fragole e Mirtilli.
Si tratta di Giusi Vanella (come blogger usa il nickname HappySummer), la spiritosa autrice della raccolta di aforismi
Se i dolci facessero dimagrire, io sarei anoressica.
Parlando con un’autrice di aforismi, l’intervista non poteva che essere velocissima, con domande e risposte brevi.

Ecco l’inizio:Giovanna e l'angelo - Carlo Menzinger
1 -  Perché hai un Blog?
R- Perché il Times, The Guardian, La Repubblica e Il Corriere della Sera non vogliono che scriva l’editoriale sulle loro prime pagine!
2 – Hai pubblicato diversi libri, tra cui "Giovanna e l'Angelo", che ho letto. Cosa significano per te?
R- Ho infinite storie che si accavallano dentro di me e implorano di uscir fuori. Ogni tanto ne devo liberare una. Mi piace vederle muoversi da sole, in libertà. Sono come dei figli ormai cresciuti. Li hai curati per anni e alla fine è una soddisfazione vedere che hanno una loro vita. Alcuni sanno darti delle soddisfazioni, altri magari ti deludono un po’, ma non si amano meno dei figli solo perché non sono diventati famosi. Si spera sempre che trovino la loro strada. Per ora il posto migliore per incontrarli è su www.menzinger.too.it

CONTINUA QUI

Grazie anche a lei.
Se i dolci facessero dimagrire, io sarei anoressica -Giusi Vanella

ALTRE INTERVISTE CHE MI SONO STATE FATTE RECENTEMENTE sono qui sotto, con domande di:
Stefano Cafaggi su Fragmenta
Irene Pecikar su Tutto sui Libri
Barbara Risoli su Nobili Possidenti
Barbara Risoli su Sovrano Lettore
Argeta Brozi su Ali di cuore
Chiara Sardelli su Lafinestrasulcortile

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SCRIVERE A PIÚ MANI: la mia collaborazione con Sergio Calamandrei

24 - 25 maggio 2008 Carlo Menzinger e Sergio CalamandreiSono arrivato a scrivere a quattro mani con Sergio Calamandrei, dopo aver fatto quest’esperienza già in diverse occasioni. Mi riferisco in particolare alla stesura del romanzo “Se sarà maschio lo chiameremo Aida” con Andrea Didato e dell’e-tragicommedia in versi “Cybernetic love”, quasi un soggetto teatrale in più atti, scritto con Simonetta Bumbi. Entrambi i lavori sono stati pubblicati da Liberodiscrivere nel volume “Parole nel web”. Un altro tentativo interessante, ma fallito, era stato la scrittura di un romanzo da scrivere in venti autori, sulla comparsa ai giorni d’oggi di un gruppo di personaggi famosi del XV secolo (ognuno ne “gestiva” uno).
 
Con Sergio, dapprima, ragionammo sulla possibilità di scrivere un romanzo assieme e ne delineammo scenari, ambientazione, personaggi, trama, target di lettori, poi decidemmo che l’impresa era troppo impegnativa e che ognuno aveva i propri progetti da portare avanti e non ne facemmo niente. Forse avevamo programmato troppo e, alla fine, ci siamo un po’ spaventati per la mole di lavoro che c’aspettava.
In effetti, sia con Andrea, sia con Simonetta avevamo scritto dei lavori piuttosto lunghi, ma partendo semplicemente dall’idea di scrivere un racconto (con Andrea) e una poesia (con Simonetta), poi la cosa c’aveva preso la mano e eravamo arrivati a scrivere cose molto più complesse di quanto pensassimo all’inizio.
 
Con Sergio pensammo, allora, di scrivere un racconto ed è così che è nato “Lei si sveglierà”. Questa volta la cosa non si è trasformata in un romanzo, sebbene il finale aperto sarebbe tale da consentirne almeno un sequel ma anche, sicuramente di svilupparlo in un romanzo. Chissà!
L’idea base era di Sergio. Voleva descrivere una storia vista dalla parte del “cattivo”. Se non ricordo male, anche l’idea che si trattasse di una storia d’amore fu sua, poi, cominciammo a scrivere, passandoci il file avanti e indietro per e-mail.
Sebbene si sia trattato solo di poche pagine, comunque le e-mail attorno a questo racconto non furono poche. Perché, sebbene si viva nella stessa città, questa storia l’abbiamo scritta tutta usando la posta elettronica.
Un giorno poi, decisi di mettere su carta le cose principali che avevo scritto “a quattro mani”.
Realizzammo così il volume “Parole nel web”, che, come detto sopra, è stato pubblicato nel 2007 da 24 marzo 2010 - Simonetta Bumbi, Carlo Menzinger e Sergio CalamandreiLiberodiscrivere e riuniva tre testi scritti a quattro mani da me con, rispettivamente, Andrea Didato, Simonetta Bumbi e Sergio Calamandrei.
Per completarlo pensai potesse essere carino scrivere tutti assieme un racconto. Avrei voluto cioè che potesse essere scritto da Sergio, Andrea, Simonetta e me. Scoprii però, con mio grande dispiacere, che Andrea Didato era morto!
Decidemmo di andare avanti lo stesso e così cominciammo a scrivere il racconto a sei mani. Come già era successo le altre volte il racconto diventò un romanzo! Credo che sia quasi inevitabile per le opere scritte da più autori. È qualcosa che deriva dalla tecnica stessa di scrittura: ognuno aggiunge sempre qualcosa, corregge sempre qualcosa e il lavoro stenta a vedere una fine e cresce. È solo nella dimensione del romanzo breve, che si riesce a dire: bene, qui c’è abbastanza di tutti noi, qui tutti noi siamo riusciti a dire quello che volevamo.
Il romanzo che abbiamo scritto si chiama “Il Settimo Plenilunio”. Come sempre avviene avremmo potuto continuare a lavorarci ancora molto, ma ad un certo punto ci parve di aver scritto tutto quello che volevamo. Scrivere in tre, comunque, è ancora più complesso che scrivere in due, perché ognuno vorrebbe portare la storia in una certa direzione. Nel “Settimo Plenilunio”, Simonetta era più orientata agli aspetti descrittivi e sensuali, Sergio alla satira di costume ed io al mito e agli aspetti fantastici della trama. Questo è stato sicuramente motivo di arricchimento per il libro, ma ha reso, ovviamente, più difficile seguire una trama comune.
24 - 25 maggio 2008 Sergio CalamandreiSebbene Sergio abbia lavorato moltissimo sul volume, dando grandi apporti di razionalità, analisi, studi di approfondimento linguistico e grammaticale, alla fine non si è riconosciuto totalmente nel lavoro e c’ha chiesto di poter figurare solo come collaboratore esterno.
Indubbiamente, credo che nessuno possa riconoscersi mai totalmente in un lavoro collettivo. È questo l’ovvio risultato della mediazione continua che occorre fare per realizzarlo. Più sono gli autori e meno di noi stessi ritroviamo nell’opera. Del resto, molti autori (forse tutti), me compreso, non sono mai pienamente soddisfatti del proprio lavoro. Questo aspetto aumenta se il 50% o, come in questo caso, il 66% del libro è frutto della fantasia altrui.
Credo, comunque, che l’esperienza di scrittura collettiva sia qualcosa che ti arricchisce molto, perché ti consente di confrontarti con diversi approcci e diverse idee di scrittura. Scrivere con Calamandrei, poi, è un’esperienza particolarmente arricchente per la grande cura che presta ai suoi scritti, per l’attenzione al dettaglio, per la capacità di organizzare e strutturare il lavoro, per la correttezza formale e per la sua disponibilità ad accettare i punti di vista altrui.
 
Dopo la stesura de “Il Settimo Plenilunio”, ho, infine, avuto il piacere di poter ospitare un racconto di Sergio (Caput mundi) nell’antologia di allostorie “Ucronie per il terzo millennio” da me curata (Ed. Liberodiscrivere – 2007).
Sergio e Carlo a Castel dell'Ovo a Napoli nel 2006L’avventura de “Il Settimo Plenilunio”, però non si era ancora conclusa, infatti, dato che la storia era molto “visiva”, quasi un grande fumetto, pensai che potesse essere bello illustrarla.
Venendo dall’esperienza di “Ucronie per il terzo millennio”, in cui avevo messo assieme diciotto autori, mi parve possibile riunire nella pallida luce de “Il Settimo Plenilunio” altrettanti illustratori. La cosa non è stata ne facile, né veloce, ma alla fine abbiamo ricevuto numerosissime immagini (foto rielaborate, dipinti, disegni, schizzi) e di queste ne abbiamo selezionate ben 117, di 17 autori, trasformando così “Il Settimo Plenilunio” in qualcosa di veramente nuovo e originale: un romanzo collettivo (tre autori), illustrato da una vera e propria galleria di immagini. Per definire questo genere di libro ho pensato a due nomi “visual group book” e “gallery novel”, ma alla fine ho optato per la seconda definizione, che accosta il prodotto alle “graphic novel”, cui è in qualche (vago) modo imparentato.
 
Sono, dunque, assai lieto di aver potuto scrivere assieme a Sergio Calamandrei, perché penso che assieme abbiamo realizzato alcune cose interessanti e spero che questa nostra collaborazione possa avere ulteriori sviluppi.

IL COLOMBO DIVERGENTE IN OFFERTA SPECIALE

  IL COLOMBO DIVERGENTE - Carlo Menzinger - Seconda edizioneUltimamente ho pubblicato anche altre cose, ma vorrei ancora proporvi un libro uscito ormai da tempo e che mi sta molto a cuore, essendo il primo romanzo che ho pubblicato.
Si tratta de IL COLOMBO DIVERGENTE, un’ucronia che narra la vita di Cristoforo Colombo, immaginando che arrivato in America cambi rotta e finisca prigioniero degli aztechi. Il navigatore, però, non si arrenderà. Riuscirà a tornare in Spagna e a raccontare delle sue scoperte o consegnerà al mondo una nuova Storia, senza la scoperta dell’America?
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Potete leggerne i commenti più recenti su aNobii. Quelli alla prima edizione sono qui. Quelli alla seIL COLOMBO DIVERGENTE - Carlo Menzinger - Prima edizioneconda edizione invece sono qui. La scheda su www.menzinger.too.it è qui.
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Chi volesse prenderlo in prestito, può mettersi in coda in questa catena di lettura.
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Vorrei fare ora un’offerta speciale per l’acquisto di una copia della prima edizione, ormai fuori commercio, al prezzo di € 8,00. Potete prenotarvi qui sotto, nei commenti o scrivermi a menzin@virgilio.it
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Chi invece preferisse acquistare la seconda edizione al prezzo di 14,00, può richiederla direttamente all’Editore Liberodiscrivere sul sito www.liberodiscrivere.it, compilando questa scheda.   

IL VANGELO SECONDO SARAMAGO

Il vangelo secondo Gesù Cristo - José SaramagoCi sono materie e argomenti che sono stati rappresentati per secoli e per i quali sembrerebbe che non possano esistere più variazioni. Se poi l’argomento in questione ha natura sacra o è comunque connessa alla religione, i limiti e i confini per queste variazioni appaiono ancor più angusti, a meno che non si voglia essere o apparire del tutto sacrileghi. Una di queste materie è la vita di Gesù di Nazareth, detto Il Cristo.
Per narrare in modo nuovo la vita di un uomo, che si dice sia anche un Dio, dopo venti secoli dalla sua nascita, ci vuole un grande autore. Questo potrebbe essere José Saramago, scrittore portoghese che, pochi anni dopo aver scritto questo libro, “Il vangelo secondo Gesù Cristo” (1991), è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura (1998).
Diciamo subito che la principale novità di questa narrazione, mi pare sia nellaJosé Saramago natura del libro: descrivere la difficoltà di vivere con Dio, di essere suo figlio.
Nella letteratura non mancano esempi di personaggi che patiscono per la mancanza o lontananza di Dio (persino nella Bibbia ne troviamo, credo). Io stesso ho affrontato il tema con il mio romanzo “Giovanna e l’angelo”, in cui quest’ultimo non riesce a comunicare con Dio, né con altri esseri celesti.
Ne “Il vangelo secondo Gesù Cristo” il Nazareno incontra Dio, ci parla, lo interroga e riceve la sua missione. Si tratta però di un compito, come sappiamo doloroso. Doloroso non solo per lui ma anche per tutti coloro che lo seguiranno. Dio stesso gli elenca, con dovizia di particolari, tutte le morti che saranno generate per causa sua o in suo nome.
Gesù vorrebbe liberarsi di tanto peso, vorrebbe essere uno come tanti, vorrebbe riuscire a fare ciò che fa nella storia immaginata, ad esempio, da Nikos Kazantzakis, ne “L’ultima tentazione di Cristo” (di cui ho parlato qui), ma non può.
Cristo Morto di Andrea MantegnaAltra novità della trama è la figura di Giuseppe, che vivrà con la colpa di non aver fatto nulla per salvare i bambini innocenti trucidati da Erode, essendosi solo preoccupato di salvare il proprio figlio. La colpa lo tormenterà per tutta la vita e il desiderio di espiazione lo porterà ad essere giustiziato, in croce, per una colpa non commessa. Il senso di colpa si trasmetterà come una sorta di peccato originale sul figlio, un po’ come pensavano gli antichi greci, e lo stesso Gesù ne sarà tormentato a lungo.
Nel complesso è un romanzo intenso, vibrante di umanità, con una Maria Maddalena passionale e innamorata, con un Gesù in conflitto con la propria famiglia come un qualunque adolescente un po’ ribelle, con gli apostoli semplici e diretti, con Gesù che stenta a capire veramente quel che sta facendo e quel che gli accade, che due volte tenta di ingannare Dio e due volte ne viene beffato, la seconda in modo definitivo. Belle, poi, le figure del Diavolo/Pastore e dell’Angelo/Mendicante.
Ci sono alcuni momenti ucronici, come quando Gesù non resuscita Lazzaro, perché la sua compagna, Maria Maddalena, gli dice che nessuno merita di morire due volte, neanche suo fratello Lazzaro, e, certo, il romanzo non si presta ad essere letto in Chiesa, ma non mi è parso particolarmente blasfemo, dato che comunque non nega la divinità di questo umanissimo Cristo, né del suo padre celeste. Interessante, anche se non canonica, mi parrebbe la descrizione della dualità Dio/Diavolo. Un prete, però, non credo la vedrebbe allo stesso modo. Pare anzi che i vescovi iberici e italiani lo abbiano condannato.
Mi domando (forse qualcuno può rispondermi) fino a che punto abbia preso spunto dai vangeli apocrifi.
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