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GIOVEDÌ 30 MAGGIO DUE AUTORI A CONFRONTO ALLA LIBRERIA IBS DI FIRENZE

Il 30 Maggio alle 18,00 sarò alla Libreria IBS di Firenze (quello che prima era il Melbookstore di via dei Cerretani 16/R) per presentare due libri:

-          “Sangue gratis e altri favolosi racconti – di Sergio Calamandrei

-          “Arrivederci, mondo” – di Graziano Braschi.

Entrambi i volumi sono autoprodotti dagli autori con Youcanprint.

Con l’occasione vorrei fare alcune domande agli autori, che anticipo qui. Giovedì, però, lo prometto, sarò molto meno prolisso e cercherò di sintetizzare le domande, lasciando spazio agli autori per dire la loro.

 

DOMANDA 1

La prima domanda che vorrei fare a entrambi riguarda proprio questa scelta.

Il mondo dell’editoria è cambiato moltissimo in questi ultimi anni grazie all’avvento degli e-book, del print-on-demand, dei siti di auto-pubblicazione, dei siti di scrittura e lettura virtuale.

In che misura questi nuovi strumenti hanno cambiato il vostro rapporto con la lettura e la scrittura? Quali opportunità e rischi offrono questi nuovi sistemi?

 

DOMANDA 2

Graziano Braschi

Graziano Braschi

C’è un altro aspetto che accomuna questi due libri: la satira della società. Il romanzo di Braschi, sebbene pubblicato oggi, fu scritto nella seconda metà degli anni ’70, in quelli che chiamavamo gli anni di piombo. Si tratta di un mordace libello, che narra proprio di quegli anni di fanfaniana-leonesca memoria, all’apparenza diversi dai nostri tempi berlusconiani, ma in realtà non meno corrotti e malati, solo più ingenui e ignari.

Nel romanzo si dipana, anzi, no si aggroviglia una gran matassa di eventi, idee e situazioni, un gran bailamme, un guazzabuglio letterario che mescola umoristicamente considerazioni sull’inquinamento, l’omosessualità e la cattiva alimentazione, con colpi di Stato e gruppi di pattuglianti democratici che si scontrano tra loro dandosi reciprocamente del fascista, con personaggi emersi da spazi letterari più vari, come il Gatto e la Volpe collodiani e l’Alfonso Menegatti, garzone di macelleria, che kafkianamente si muta in insetto, ma viene accolto con gioia dai familiari (sarà vero quel che si dice a Napoli che “ogni scarrafone è bello a mamma soia”).

È, insomma, questa di cui si prende mestamente gioco Braschi, un’Italia di quarant’anni fa così malconcia e malata e così tristemente simile a quella in crisi di oggi, da farci domandare come diavolo si sia riusciti ad attraversarli davvero questi quarant’anni e come si faccia a non essere in un baratro ancor più profondo di quello in cui purtroppo siamo, con politici per i quali  la sostanza della propria attività era nell’affermazione che qui compare in un bollettino della Democrazia Cristiana: “È soprattutto urgente strappare ai comunisti l’egemonia del ballo liscio!” La politica era spettacolo già prima che ci inventassimo il Presidente Telegenico. 

Sorprende ritrovare in queste pagine “antiche”, appena riemerse in questo millennio, un’attenzione verso la sofisticazione alimentare, verso le diete iper-proteiche, qui ironicamente criticate con immagini come quella del dottore che sostiene il crollo delle qualità morali della classe operaia in connessione con il maggior consumo di carne o dei due tizi che, penetrati nottetempo in un supermercato si sfidano alla “roulette alimentare”, aprendo a turno un barattolo dopo l’altro, fino a trovare quello avvelenato da qualche suo componente.

Che dire poi della descrizione delle concerie di Pontedera, direi ben poco mutate, “antri bui e spettrali in cui si muovono e annaspano, tuffando gli stivali su uno strato di fanghiglia nera e pestilenziale, pochi uomini col volto contratto e gli occhi gonfi per il gas”!

Insomma il soldato Italo attraversa, nel suo folle on-the-road da redivivo “buon soldato Švejk” di Hašekiana memoria, un’Italia surreale e grottesca ma allo stesso tristemente reale, come può esserlo una vignetta di Altan, uno di quelle piene di merda.

Graziano Braschi viene da un’esperienza nella rivista satirica “Ca Balà”. Gli vorrei quindi chiedere quale sia il suo rapporto con la satira letteraria e, soprattutto, come pensi che questa sia cambiata dagli anni ’70 a oggi.

 

DOMANDA 3

Sangue gratis- Sergio Calamandrei

Sangue gratis- Sergio Calamandrei

Anche il libro di Sergio Calamandrei presenta aspetti di satira sociale. “Sangue gratis” è, infatti, una raccolta di tre racconti, il primo dei quali “Sangue gratis e altre favolose offerte”, che dà il titolo al volume, narrando degli incontri-scontri di un vampiro con alcuni personaggi, è l’occasione per mostrarci le storture di un sistema consumistico sempre più esasperato.

Vi incontriamo una società telefonica che fa offerte mirabolanti che non è in grado di mantenere, una banca i cui contratti articolatissimi nascondono commissioni e balzelli fantascientifici, “spam-man” che si aggirano come zombie offrendo prodotti mirabolanti.

Vorrei chiedere anche a Sergio Calamandrei del suo rapporto con la satira e che ci parli della sua scelta di affrontarla inserendola in un racconto di vampiri.

 

DOMANDA 4

In ”Arrivederci, Mondo”, in un caleidoscopio di personaggi, compresi alcuni emersi dalle nostre memorie letterarie come il Gatto e la Volpe di Collodi e un insetto kafkiano, troviamo il soldato Italo, che ricorda il “buon soldato Švejk” di Hašek. Vorrei chiedere a Braschi quale sia il rapporto di questo romanzo con i suoi precedenti letterari.

 

DOMANDA 5

Sergio Calamandrei, Simonetta Bumbi e Carlo Menzinger

Gli autori de “Il Settimo Plenilunio”: Sergio Calamandrei, Simonetta Bumbi e Carlo Menzinger

Gli autori de “Il Settimo Plenilunio”: Sergio Calamandrei, Simonetta Bumbi e Carlo Menzinger “Sangue Gratis e Altri Racconti” scritto da Sergio Calamandrei è una storia che nasce dalla costola del romanzo “Il Settimo Plenilunio” da me scritto assieme a Simonetta Bumbi e, come ha voluto lui si dicesse “con la collaborazione determinante di Sergio Calamandrei”.

Avevo definito “Il Settimo Plenilunio”, edito da Liberodiscrivere nel 2007, una gallery novel, per dire che è un’opera collettiva, scritta da tre autori e reintepretata da ben 17 artisti tra illustratori, pittori e fotografi.

Ebbene “Sangue Gratis e altre Favolose Offerte” si potrebbe forse considerare come una nuova reinterpretazione del romanzo, questa volta non in forma grafica, ma narrativa. Non è né un sequel, né un prequel, né una storia parallela. Forse è uno spin-off. Vi ritroviamo, infatti, lo stesso “Piero De Mastris” de “Il Settimo Plenilunio” e altri personaggi, già presenti nel romanzo, dalla commerciale con i capelli rossi, al tecnico, allo spam-man, al bancario, anche se con altri nomi.

Vorrei chiedere a Sergio Calamandrei, come pensa che potremmo definire “Sangue Gratis e altre Favolose Offerte”, il primo dei tre racconti lunghi che compongono il volume, e, soprattutto, come è nata in lui l’idea di riscrivere questa storia.

 

DOMANDA 6

Arrivederci, mondo - Graziano Braschi

Arrivederci, mondo – Graziano Braschi

Un aspetto di “Arrivederci, mondo” mi ha colpito particolarmente: lo stile.

L’argomento del libro è umoristico-satirico, il linguaggio è arguto e raffinato al punto da perdersi in giochi di parole, nell’uso di termini volutamente pomposi in alternanza con altri volgarmente popolareschi se non coprologici e altri dal sapore di neologismo. Basti leggere, per questo, l’incipit:

La notte, il maresciallo Ciavantesta scende nient’affatto bel bello gli orti di Portici. Striscia,

lavorando sodo di gomiti e di ginocchia, tra file di cavoli. Quei cavoli non sono normali. Formano

un’ipertrofica vegetazione con riflessi elettrici e lumacosi, di un verde vomichevole.

- Com’è che dice il poeta? C’è a chi ci piacciono i vruoccoli, i crauti. Ma perché, diosanto? A me danno l’acido in pancia e rutti nel gorgozzule – sagra arrancando.

Le scoregge al cavolo sono le sue spiacevoli madeleines. Gli risvegliano angosce infantili: puzzo di povero, zaffate di lavori pericolosi, il grisou, i minatori, la diossina.

- Ma insomma che è questa puzza!?

Scivola come un lombrico in quella minigiungla. All’improvviso una frenata di gomiti. Davanti a lui un piccolo ostacolo cumuliforme. Rimane di princisbecco. Una merda fresca con pochi minuti di vita, massimo un quarto d’ora. Una neonata. Bestemmiando, cambia filare. Lì ce n’è un’altra ancora più fresca! All’improvviso intravede qualcosa davanti a sé. Una montagnola bianca! Un escremento alieno che si drizza davanti ai suoi occhi esterrefatti.

Che importanza ha l’uso di un termine piuttosto di un altro, l’espressione oscena o quella ostentatamente pomposa?

 

DOMANDA 7

Con il secondo racconto, “Tsunami”, Calamandrei ci porta negli orrori delle isole di Sumatra, dello Sri Lanka e dell’Indonesia, devastate non solo dallo tsunami del 2004, ma anche dalla presenza di un vampiro che si rifà non alla tradizione europea e “transilvana”, ma a quella locale, sebbene non si differenzi molto da quelli che conosciamo. Lo chiama Vagharen.

Il mito del vampiro trae le sue origini dalle leggende popolari di gran parte dell’Europa e si collega a figure di esseri non-morti presenti in numerose culture umane. Tra i non-morti, il vampiro si caratterizza per l’abitudine di succhiare il sangue. Il termine ha origine slava. Come figura nasce dall’antica paura che un morto possa tornare in vita e tormentare i viventi. L’usanza di seppellire i morti può avere motivazioni igieniche, ma il deporre sulla tomba pesanti lapidi, sembra riconducibile alla medesima paura: non sia mai che il defunto lasci la tomba!

Pare che il più antico testo che parli di esseri simili a vampiri sia una tavoletta babilonese, su cui è incisa una formula magica per proteggersi dagli etimmé, i demoni succhia-sangue.

Di simili esseri parlano anche gli antichi romani (Filostrato e Flegone Tralliano) e il mito trova sviluppi in epoche successive.

Sarà però il XIX secolo a delineare questa figura nelle sue caratteristiche attuali.

Pare che, in una sera del giugno 1816, nel salotto di Villa Diodati, vicino Ginevra, alcuni personaggi illustri della letteratura si riunirono e, per gioco, inventarono il romanzo gotico.
Si trattava di Lord Byron, Mary Wollstonecraft, il futuro marito di lei Percy Shelley e la di lei sorellastra (nonché amante di Byron) Claire Clairmont, nonché il medico di Byron, Polidori.

Byron e Shelley si erano già cimentati con i temi della paura, rispettivamente con “Giaour” (1813) e il racconto “Incubo” (1810), che Shelley aveva scritto con il cugino Thomas Medwin. Mary Shelley, dopo quella sera, avrebbe realizzato il suo celeberrimo “Frankestein”.

Fu Byron, in tale occasione, a proporre che ognuno scrivesse un racconto che parlasse di vampiri e scrisse appositamente il c.d. “Frammento”. Lì per lì Polidori non scrisse nulla. Più avanti, però, utilizzando il “Frammento” di Byron, una storia incompiuta, ne riprese vari elementi, sviluppandola.

Prima di leggere “Tsunami” non avevo mai sentito parlare di vampiri con il termine di “vagharen”. Vorrei chiedere a Sergio Calamandrei se si tratta di una sua invenzione o se ha scoperto che anche nella cultura di Sumatra e dello Sri Lanka erano presenti figure assimilabili ai non-morti occidentali.

 

DOMANDA 8

il “buon soldato Švejk” di Hašek

il “buon soldato Švejk” di Hašek

Ancora una domanda a Graziano Braschi. Nel suo romanzo c’è una strana caccia al tesoro, una mappa che porta al Campo dei Miracoli (forse più collodiano che pisano), una Macchina-Fine-del- Mondo da attivare e che il “buon soldato Italo”, si ripromette di utilizzare. Si cela qui la morale di questa storia? È questa la sorte che attende, non dico l’umanità, ma almeno “l’italianità” raccontata in queste pagine?

 

 

DOMANDA 9

In “Alba a Chinde”, l’ultimo dei racconti di Calamandrei, troviamo un demone malinconico e viveur, un ricco Conte, che per sfuggire alla maledizione della luce del giorno, vive in un’eterna notte volando di città in città, di continente in continente, cercando sempre di precedere l’alba, ma questa, lo sanno tutti, prima o poi arriva. Mi ha spiegato Sergio Calamandrei che questo personaggio non è un vero vampiro, ma un demone, eppure ha in comune con i vampiri l’orrore per la luce solare. Questo racconto non è in fondo una metafora delle nostre vite? Non corriamo sempre in avanti, cercando di essere più veloci di una morte che comunque sappiamo che prima o poi arriverà? È questo il senso del racconto o l’autore intendeva parlarci d’altro?

 

DOMANDA 10

Graziano Braschi è stato redattore della rivista satirica “Ca Balà”, suoi disegni e scritti umoristici sono apparsi su importanti riviste italiane ed estere e ha curato numerose antologie, tra cui la recente “Riso Nero”. Vorrei chiedergli di parlarci di queste sue esperienze passate?

 

DOMANDA 11

Sergio Calamandrei ha pubblicato un interessante romanzo giallo ambientato tra scrittori emergenti nella Biblioteca Nazionale di Firenze “L’Unico Peccato” e ha partecipato a varie altre pubblicazioni, compreso “Il Settimo Plenilunio” di cui abbiamo parlato. Chiederei anche a lui di parlarci delle sue esperienze precedenti di scrittura e pubblicazione.

 

Per conoscere le risposte, non avete che da venire a Firenze, alla Libreria IBS di Firenze di via dei Cerretani 16/R, il 30 Maggio alle 18,00.

 

UNO SPIN-OFF DE “IL SETTIMO PLENILUNIO”

Sangue Gratis e Altri Favolosi Racconti - Sergio Calamandrei

Sangue Gratis e Altri Favolosi Racconti – Sergio Calamandrei

Come potremmo definire “Sangue Gratis e altre Favolose Offerte”, il primo dei tre racconti lunghi che compongono il volume “Sangue Gratis e Altri Racconti” scritto da Sergio Calamandrei?

È una storia che nasce dalla costola del romanzo “Il Settimo Plenilunio” da me scritto assieme a Simonetta Bumbi e, come ha voluto lui di dicesse “con la collaborazione determinante di Sergio Calamandrei”.

Avevo definito “Il Settimo Plenilunio”, edito da Liberodiscrivere nel 2007, una gallery novel, per dire che è un’opera collettiva, scritta da tre autori e reintepretata da ben 17 artisti tra illustratori, pittori e fotografi.

Ebbene “Sangue Gratis e altre Favolose Offerte” si potrebbe forse considerare come una nuova reinterpretazione del romanzo, questa volta non in forma grafica, ma narrativa. Non è ne un sequel, né un prequel, né una storia parallela.

L’interessante esperimento di Sergio Calamandrei, autore di numerosi racconti e del romanzo L’Unico Peccato”, consiste nel prendere uno dei personaggi de “Il Settimo Plenilunio”, Piero De Mastris, e riraccontare la sua storia a modo suo.

Ritroviamo così sia i contatti del vampiro con la società telefonica, con la banca, con il venditore ambulante, ma cambia l’approccio, non più incentrato sullo scontro epico tra vampiri e licantropi, ma volto a utilizzare ironicamente la figura del vampiro per descrivere (come solo in parte faceva il romanzo originale) un mondo consumistico prossimo venturo, che, come Calamandrei nota nell’introduzione, si sta già avverando con tempi ancor più stretti di quelli che potevamo immaginare solo sei, sette anni fa, quando romanzo e racconto furono concepiti.

In quel periodo, tra l’altro, il romanzo gotico non aveva ancora ritrovato la sua rinnovata attuale popolarità e ci stupimmo del contemporaneo successo di altre storie, come il celeberrimo ciclo di “Twilight”. Ho dunque avuto modo di interrogarmi sul perché di questo rionnovato interesse per vampiri e licantropi e ne ho scritto sulla rivista “IF – Insolito & Fantastico”, nella monografia dedicata ai vampiri e sul mio blog  http://carlomenzinger.wordpress.com/2011/09/17/perche-scrivere-di-vampiri-e-licantropi-nel-terzo-millennio/. Rimando dunque a quegli scritti per un approfondimento, limitandomi a dire che le motivazioni sono molteplici: il vampiro può raffigurare lo straniero che incombe in un mondo globalizzato, può essere la natura violenta che ciascuno reprime in sé, la paura dell’adolescente per un nuovo essere che cresce dentro di lui e lo trasforma, un simbolo della moderna schizofrenia e non solo. Insomma, credo che, in tempi di crisi come il nostro, i mostri fantastici tornino per simboleggiare e esorcizzare i mostri reali.

Sergio Calamandrei - Firenze, Settembre 2012

Sergio Calamandrei – Firenze, Settembre 2012

Dunque ben venga questa raccolta di Sergio Calamandrei.

Gli altri due racconti sono “Tsunami” e “Alba a Chinde”. Con il primo dei due, Calamandrei ci porta negli orrori delle isole di Sumatra, dello Sri Lanka e dell’Indonesia, devastate non solo dallo tsunami del 2004, ma anche dalla presenza di un vampiro che si rifà non alla tradizione europea e “transilvana”, ma a quella locale, sebbene non si differenzi molto da quelli che conosciamo.

In “Alba a Chinde” troviamo un vampiro malinconico e viveur, un ricco Conte, che per sfuggire alla maledizione della luce del giorno, che ogni vampiro teme, vive in un’eterna notte volando di città in città, di continente in continente, cercando sempre di precedere l’alba, ma questa, lo sanno tutti, prima o poi arriva. Questo racconto non è in fondo una metafora delle nostre vite? Non corriamo sempre in avanti, cercando di essere più veloci di una morte che comunque sappiamo che prima o poi arriverà?

Firenze, 06/04/2013

Il Settimo Plenilunio - Carlo Menzinger, Simonetta Bumbi e Sergio Calamandrei

Il Settimo Plenilunio – Carlo Menzinger, Simonetta Bumbi e con la partecipazione determinante di Sergio Calamandrei

A CACCIA DI SIRENE NELLA LONDRA VITTORIANA

Federica Soprani e Vittoria Corella - La Società degli Spiriti

Federica Soprani e Vittoria Corella – La Società degli Spiriti

Una scrittura attenta al dettaglio, precisa e scorrevole caratterizza il romanzo di Federica Soprani e Vittoria CorellaLa Società degli Spiriti” edito da Lite Editions. Una storia ambientata in un’Inghilterra ottocentesca, cui lo stile si adatta prendendone un po’ i ritmi, tanto da far pensare, all’inizio, ai classici dell’horror del XIX secolo, a Poe o a Stoker. Poi lo scettico investigatore (si tratta di un giallo dalle tinte paranormali), accompagnato da un sofisticato medium, seguendo le tracce di un macabro omicidio, finirà in uno stranissimo bordello dove vive una creatura fantastica e dove il reale assume forme sconosciute.

sirena

sirena

Scorre via veloce questa storia, incuriosendo e avvincendo, mentre i personaggi si scavano un loro posto nella memoria del lettore.

Considerando che non stiamo parlando di autrici affermate, ma di scrittrici alle prime armi (credo si tratti per entrambe del primo romanzo) il risultato è davvero pregevole e non posso che far loro i miei complimenti augurando tutto il successo possibile per questo libro il cui principale difetto è forse quello di finire troppo presto!

Firenze, 09/03/2013

TRE FIABE

I RACCONTI CELATI NEL LIBRO NASCOSTO NEL GIARDINO DELLA BELLA ADDORMENTATA

Ciro Comini - Il Giardino Nascosto di Lilith

Ciro Comini – Il Giardino Nascosto di Lilith

Chi era Lilith? Come ci ricorda Ciro Comini nel suo meta-romanzo “Il Giardino Nascosto di Lilith”, costei era la prima compagna di Adamo. Come lui plasmata dalla terra e a lui pari in tutto. Adamo però ne era insoddisfatto, poiché Lilith era troppo autonoma per i suoi gusti. Dio allora, da una costola del primo uomo, creò Eva, che i più credono fosse la prima donna biblica. Deriva da tale visione, la soggezione e l’inferiorità di tutte le donne all’uomo. Se Lilith avesse potuto generare la discendenza di Adamo, il futuro della donna nel mondo semitico (e non solo) sarebbe stato diverso.

Il mito ebraico di Lilith è poco conosciuto, ma non privo di fascino per le implicazioni sociali che comporta.

Ciro Comini

Ciro Comini

Ciro Comino ha giocato con questa storia, inserendola nell’ultimo dei racconti di quest’antologia che, forse un po’ impropriamente ho appena definito “meta-romanzo”. In un cero senso lo sarebbe. È infatti un romanzo (direi un racconto, considerata l’esilità della trama e il piccolo numero di pagine) che contiene al suo interno una raccolta di novelle il cui legame tra loro e con la storia principale, mi pare, in realtà troppo esile perché si possa davvero parlare di meta-romanzo, sebbene “Il Giardino Nascosto di Lilith” contenga persino uno pseudobiblion. Questo testo senza titolo è a sua volta il meta-romanzo (con gli stessi limiti di cui sopra) che contiene i racconti che dicevo.

Lilith

Lilith – la prima donna

La trama del romanzo principale di questa matrioska letteraria è un semplice viaggio in treno in cui un ragazzo fa un duplice incontro: con un libro “misterioso” (ma neanche tanto, per i miei gusti) e con due ragazze straniere, una delle quali dorme per quasi tutto il viaggio. Il ragazzo legge il libro prima da solo e poi con l’altra viaggiatrice.

Il vecchio manoscritto è scritto da un tale che narra le sue vaghe pene d’amore per una misteriosa Lei, intervallandole con alcuni racconti. Con l’ultimo dei quali, che dà il titolo all’opera, ci svela che il nostro “misterioso” autore era innamorato nientemeno che della mitica Lilith.

Alla fine ragazze e libro scompaiono e il giovane si trova, non saprei bene dire perché, considerato il contenuto della lettura, più maturo.Firenze, 10/03/2012

LA MAGICA CACCIA AL TESORO

Luca Ventura - Il Libro della Vita

Luca Ventura – Il Libro della Vita

Luca Ventura è nato a Roma nel 1982. Da sempre interessato alla scrittura, di recente ha ritrovato le bozze di un racconto ideato a 13 anni e ha deciso di trasformarlo in un libro: nasce così Il Libro della Vita”. Questo è quanto si legge nella quarta di copertina di questo romanzo edito da 0111 Edizioni, nella collana Fantasy dedicata ai ragazzi.

In queste informazioni, mi pare ci siano molte indicazioni sulla natura di questo libro. Innanzitutto il target giovanile cui si rivolge, ma anche l’origine dell’idea che nasce da un periodo della vita dell’autore assai vicino a quello dei suoi lettori ideali, cosa che, nonostante un evidente rimaneggiamento in età più matura, si sente soprattutto nella trama, in sostanza una caccia al tesoro di un gruppo di ragazzi, il cui numero cresce progressivamente, in una sorta di rovesciamento della storia dei dieci piccoli indiani. Il loro è il tentativo di ricomporre un puzzle, andandone a ricercare le parti nei cinque continenti, che raggiungono magicamente e disinvoltamente grazie al potere magico di volare, donato loro da cinque misteriosi libri, che ciascuno di loro possiede e che contengono il sunto della vita degli abitanti di ciascun continente, di tutti tranne che del proprietario del libro.

Partono così in volo, lasciando genitori solo moderatamente preoccupati (forse lo sono un po’ di più quelli della ragazza, Jessica) di vedere i figli sparire e mandare loro cartoline un giorno da un continente e il giorno dopo da un altro.

La fiaba, come ogni favola, ha la sua morale e i ragazzi, giunti finalmente alla metà, sapranno rinunciare a quello che dovrebbe essere il
loro premio in nome della libertà dalla forza del Destino, che vivono come una gabbia da cui doversi liberare.

Firenze, 26/02/2012

LE VOCI DEL  TEMPO

Silvia Damiani - Le Voci di Nike

Silvia Damiani – Le Voci di Nike

Quante volte muore Nabil? Non saprei dirlo. Leggendo “Le voci di Nike” di Silvia Damiani, più volte ho dato per spacciato il principe zio della protagonista Nike e più volte l’ho ritrovato ancora vivo, a volte era lui, altre volte no. A volte era buono, più spesso cattivo.

Questo è uno degli effetti del tempo contorto in cui si muove la principessa Nike. Un tempo che muta per magia, perché è nella magia la chiave di questo racconto dal gusto fantasy, ma senza elfi o gnomi.

Silvia Damiani

Silvia Damiani

È una storia familiare. Un conflitto per il potere all’interno di una famiglia reale di un mondo immaginario, con voci sussurrate dal vento, parenti che da amici si fanno nemici, amori indissolubili che invece si spezzano, dolori intensi come le passioni da cui sono nati.

Si tratta del primo romanzo della giovane Silvia Damiani (nata a Milano nel 1987) e l’editore è ExCogita. Le pagine sono 136.

Firenze, 13/02/2012

 

Armentano, Arco e Zanetti

IL PAESE DELLE DONNE

Libero Arbitrio - Caterina Armentano

Libero Arbitrio – Caterina Armentano

Con “Libero ArbitrioCaterina Armentano ci parla di donne, amiche, vicine, parenti, che convivono o s’incrociano in uno spazio e un tempo ristretti, che ha i contorni della Calabria, ma potrebbe essere anche altrove nella provincia italiana. È un mondo fatto di donne, in cui gli uomini ci sono, ma sono comparse, perché sembra valere e contare di più quest’amicizia/ inimicizia che avvicina e allontana ogni donna all’altra e in cui gli uomini sono, al più, le scuse per questi moti femminili.

Nelle prime pagine si ha quasi l’impressione di perdersi in un variegato universo gimnoforme, ma poi due figure emergono nitide, la voce narrante di Rebecca ed Ester, la sua miglior amica, di cui Rebecca ci parla.

Le vite vissute da queste calabresi sono esistenze difficili, non per motivi ambientali specifici, quali la povertà o la criminalità del sud, ma perché la nostra quotidianità è sempre complessa e piena di sorprese non sempre gradite.

La vita di Ester e Rebecca lo è forse più delle altre. I loro crucci sono familiari. La loro pena nasce da delle mancanze. Carenze di mariti o compagni, che e se vanno. Carenze di figli, che non arrivano.

Caterina Armentano

Caterina Armentano

La più debole è Ester e Rebecca la sostiene. La gratitudine di Ester arriva discontinua, più assente che presente. La sua debolezza la rende incapace anche di questo. La sua debolezza la travolgerà.

Questo in sintesi è il romanzo “Libero Arbitrio”, il primo che leggo della brava Caterina Armentano, che si dimostra una narratrice piacevole, precisa, organizzata e che ha prodotto un libro con un piccolo editore, 0111 Edizioni, ma avrebbe potuto benissimo essere pubblicata da case maggiori, se solo queste avessero più risorse per fare n po’ di serio scouting su autori minori e per promuoverli come meritano.

Firenze, 01/11/2012

AVVENTURE ALL’OMBRA DEL MONTE ROSA

Lorenzo Arco - Monterosa Blues

Lorenzo Arco – Monterosa Blues

Perché le avventure di ragazzi continuano a piacermi, anche se ho quasi cinquant’anni?

Certo, non è che ogni volta che leggo un romanzo che ne parla, lo metta subito in top-ten, però ci sono alcune storie di questo tipo che riescono ancora a stimolarmi. Penso, per esempio, a “It” di Stephen King o al nostrano “L’ultima estate che giocammo ai pirati” di Alessandro Soprani o magari persino a “Harry Potter” della Rowling.

Con “Monterosa Blues”, Lorenzo Arco ci porta da quelle parti. Ci fa tornare ragazzi, ci fa vedere le cose con quello sguardo magico che solo i giovanissimi hanno.

La storia si svolge ai piedi del Monte Rosa, che ogni tanto occhieggia dall’alto la scena. Ci mostra l’incontro del giovane protagonista con la banda dei Diodi, un gruppetto di ragazzini dodicenni così svegli però che chiamarli banda è un po’ sminuirli, perché sono colti (quasi nel modo innaturale della bambina de L’eleganza del Riccio della Barbery), come non sono più gli adolescenti di oggi, capaci di costruire i più strani marchingegni, sempre pronti a risolvere misteri e a cacciarsi nei guai. Del resto loro si definiscono una libera associazione di scienziati. Veri “ragazzi universali” che si interessano di tutto, dalla musica, all’archeologia, all’astronomia. Forse un po’ troppo bravi e precisi, ma va bene lo stesso.

Lorenzo Arco

Lorenzo Arco

Certo, ogni tanto, l’autore si fa prendere un po’ la mano e quando li manda a combattere addirittura con dei reduci nazisti il racconto prende un po’ troppo i toni da cartone animato, con i tedeschi a far da macchiette, ma per il resto si apprezzano le teleferiche caserecce, l’interpretazione di strane mappe, le scalate, le esplorazioni subacquee, le cerbottane, le torce speciali.

Insomma, una lettura forse più adatta a un dodicenne che a un adulto, ma comunque piacevole.

Leggendo la biografia, scopro che l’autore, è un musicista che viene dal mondo dello spettacolo (Maurizio Costanzo Show, Zelig Circus, Colorado Café e molto altro).

Firenze, 05/11/2012

UN URBAN FANTASY ITALIANO

Occhi Grigi - Irene Zanetti

Occhi Grigi – Irene Zanetti

Occhi Grigi”, il romanzo autoprodotto da Irene Zanetti con Lulu credo si possa definire “urban fantasy”.

La storia di alcuni ragazzi dotati di particolari poteri telepatici (quando questi si attivano, i loro occhi diventano grigi o rossi), infatti, potrebbe anche essere definita paranormale o fantascientifica, ma la contrapposizione tra i buoni dagli occhi grigi e i cattivi dagli occhi rossi fa troppo pensare al classico manicheismo del fantasy. Certo qui non ci sono elfi, gnomi e draghi, dato che l’ambientazione è moderna e “realistica”, ma lo spirito che si respira è lo stesso.

Le avventure peraltro sono di sicuro assai meno mirabolanti di quelle dei principali fantasy e ogni tanto il ritmo narrativo rallenta e indugia in descrizioni e dettagli. La presenza di protagonisti giovani vuole dare una certa vivacità alla narrazione.

Irene Zanetti

Irene Zanetti

I problemi dell’autopubblicazione mi sono ben noti e creando il gruppo anobiiano “Web-editing” (per la revisione reciproca di testi) ho cercato di ovviarvi. Credo che anche questo volume, se fosse passato per una rilettura attenta, se ne sarebbe potuto giovare, riordinando almeno la punteggiatura ed eliminando qualche inutile refuso.Irene Zanetti

Se non altro, avendo autopubblicato, immagino che l’autrice avrà potuto mantenere i propri diritti e penso che non le sarà difficile realizzare presto una nuova edizione più limata. Del resto neppure i piccoli editori fanno (di norma) editing, ma, rivolgendosi a loro, poi fare una seconda edizione può essere più problematico.

Firenze, 26/11/2012

STORIE DI RE, VISCONTI, CAVALIERI E ALTRO ANCORA

Ultimamente mi è capitato di leggere alcuni romanzi di autori italiani “poco noti” di ambientazione fantasy o medievale e che, comunque, parlano di re, principesse, visconti, conti e cavalieri.

Essendo in vergognoso ritardo (vedi le date in cui li ho recensiti!) nel postare i miei commenti, cerco di rimediare inserendoli tutti  in quest’unico post, scusandomi con tutti e, soprattutto, con gli autori, per non essere riuscito prima a torvare loro uno spazio sul mio blog.

 

IL CANE, IL SANTO, Il PRETE, LA PUTTANA, IL CONTE E IL VISCONTE

Lele Lampione - Il Cane del Santo

Lele Lampione – Il Cane del Santo

Quando ho deciso di distribuire gratuitamente in e-book il mio ultimo romanzo, “La Bambina dei Sogni”, immaginavo di non fare una cosa particolarmente originale, anche se abbastanza nuova. Credo, infatti, che il destino del mercato del libro sia questo: testi digitali distribuiti gratuitamente e finanziati solo tramite la pubblicità veicolata.

Il primo libro che leggo, a parte il mio, pubblicato con lo stesso principio (e-book gratuito) è “Il Cane del Santo”, breve romanzo di ambientazione medievale scritto da Lele Lampione, che si può scaricare gratis (il libro, non il Lampione) e senza DRM dal suo blog

Si tratta di una storia di paese, che si legge facilmente e con piacere. Narra una serie di vicende tra loro più o meno connesse, se non altro per il fatto di svolgersi negli stessi luoghi e di essere legati da una trama generale, che narra del crollo della chiesa locale e dei tentativi di ricostruzione realizzati, in competizione tra loro, dal Conte e dal Visconte, due cugini sempre in gara. Sotto le rovine della chiesa vengono ritrovati gli abiti del prete e della più bella puttana del locale bordello. Qualcuno immagina la conversione di costei e l’assunzione in cielo di entrambi. Il bordello viene santificato. I tentativi di ricostruire la chiesa vengono frustrati da vari eventi quali eserciti di passaggio, nevicate eccezionali, alberi che non si fanno tagliare.

Il tutto si chiude con un colpo di scena finale.

Sicuramente un libro con un ottimo rapporto qualità/prezzo (tendente a infinito!), per il quale, in realtà, meriterebbe spendere anche qualche euro, se si vuole passare qualche ora in spensieratezza.

Firenze, 31/03/2012 

FINISTORIA

Finisterra - Le Sorgenti del Dumrak

Finisterra – Le Sorgenti del Dumrak

Finisterra  – Le Sorgenti del Dumrak” è un romanzo scritto a dieci mani da Sara Bosi, Simone Covili, Massimiliano Prandini, Gabriele Sorrentino, Marcello Ventilati (Edizioni Domino – Dic. 2011).

Avendo scritto anche io il romanzo a sei mani Il Settimo Plenilunio e altre cose a quattro, so bene quanto sia difficile arrivare a produrre un testo omogeneo e lineare. In questo però i cinque autori sono riusciti bene e nella lettura non si percepisce alcuno stacco o salto di stile, segno di una buona regia di gruppo. Il testo, inoltre, è scritto correttamente, cosa mai scontata.

Si tratta di un fantasy, un libro che potrà piacere a chi cerca storie in cui, come qui, appaiono Cavalieri d’Argento, Uomini della Foresta e Eroi fantasma, in cui ci sono luoghi chiamati Ultima Frontiera, la religione è quella della Triade, contrapposta ai Cento Dei e dove c’è un Imperatore che siede su un Trono di Porpora.

Chi legge questo genere di libri deve amare antiche leggende immaginarie. Per lui sarà allora piacevole scoprire pagina dopo pagina, i segreti di antiche battaglie avvenute cinquecento anni prima e saprà gustare la lunga attesa dell’azione, che si protrae per decine di pagine, anche se non siamo certo dalle parti di film come Stalker o romanzi come Il Deserto dei Tartari, perché alla fine, ben oltre la metà del romanzo, l’attesa, un po’ per volta, finisce, e assistiamo a qualche scontro e qualche avventura. Questo volume del resto si presenta come il primo di una serie e, dunque, parrebbe preparatorio di assai maggiori imprese, che si immagina arriveranno in seguito, come in seguito, forse, riusciremo a comprendere meglio se qualcuno è sopravvissuto al crollo della volta sul capo dei combattenti nello scontro finale.

Insomma, siamo di fronte a un fantasy tradizionale, anche se privo di alcune figure classiche, come elfi, gnomi e troll, che non delude gli amanti del genere con trovate troppo fantasiose, che possono allontanare la narrazione dagli standard.

Certo dopo aver letto “Bestiario stravagante” di Massimiliano Prandini, personalmente, non essendo un cultore del fantasy classico, mi sarei aspettato qualche trovata in più, ma evidentemente la frizzante penna di Prandini che in tale raccolta c’aveva regalato alcuni racconti assai fantasiosi, qui è anche troppo diluita nel gruppo.

Firenze, 14/04/2012

 

IL RE DELLA REPUBBLICA TOTALE

Ombra di Luce - Luca Ventura

Ombra di Luce – Luca Ventura

Di Luca Ventura avevo già letto la piccola fiaba “Il libro della vita”, rivolto a un pubblico di bambini. “Ombra di Luce” è un romanzo fantasy che si rivolge a un pubblico più adulto, anche se sempre con un vigile occhio infantile, come può essere quello degli amanti del fantasy.

Il libro appare diviso in due parti sono marginalmente legate e mostra due mondi alternativi un po’ stereotipati.

Nel primo incontriamo una strana Repubblica con Re e Principesse (! – non dovrebbe essere una Monarchia?), in lotta contro fantasmi cattivi.

La seconda parte diventa più astratta, quasi un mondo surreale.

 

Firenze, 21/07/2012

I DRAGHI ALLE PORTE DI MILANO

I Draghi dei Visconti - Francesca Romana D'Amato

I Draghi dei Visconti – Francesca Romana D’Amato

I Draghi dei Visconti”, come si può intuire dal titolo, è un fantasy due volte italiano. Italiano perché scritto da una nostra connazionale, Francesca Romana D’Amato. Italiano perché ambientato tra il Lago Maggiore e Milano.

Di peculiare ha, oltre all’ambientazione storica nella Lombardia degli anni dal 1322 al 1325, anche la scelta, tra le varie figure fantastiche, di una tra le meno abusate (ma non certo nuove per la letteratura contemporanea, basi pensare a “Eragorn”): i draghi.

I Draghi della D’Amato sono Draghi parlanti, orgogliosi, con una propria dignità e tutto sommato simpatici. Grazie a speciali filtri magici riescono persino a parlare con gli umani, che confondendoli con normali creature, pensano di addomesticarli e sfruttarli come cavalcature nelle loro guerre.

I Draghi non gradiscono il furto delle proprie uova e i centri di addestramento umani, ma anziché arrivare a bruciare e mettere a soqquadro Milano e dintorni, si mostrano fini diplomatici e politici.

Non per nulla, sono Draghi nati nel Paese di Machiavelli!

Insomma, un romanzo piuttosto scorrevole, gradevole alla lettura e, grazie allo sfondo storico nostrano, un po’ più solido e consistente di altre simili storie.

Dunque, non posso che fare all’autrice, ancora poco nota, un grosso “in bocca al…drago”!

 

Firenze, 06/08/2012

Leggere in catena

Su aNobii, nel Gruppo Due Chiacchiere con gli autori è possibile prendere in prestito dei libri direttamente dagli autori. Sono presenti, infatti, numerose catene di letture in cui ogni lettore, dopo aver letto e commentato un libro lo passa al lettore successivo.

C’è poi una lista di lettura particolare, la CATENA MULTIPLA, nella quale i lettori sono anche autori. Ciascuno propone il proprio libro agli altri e mentre il secondo lettore legge il libro del primo autore in catena, questo legge quello dell’ultimo, il terzo legge quello del secondo e così via.

In una di queste catene ho letto due libri: “I Figli del Serpente” e “Amore nel Sangue“.

I FIGLI  DI DAN BROWN

I figli del Serpente – G. L. BaroneLeggere “I Figli del Serpente” di Giuseppe Barone (Edizioni A.Car. – 2010) è stata una bella e piacevole sorpresa. Devo dire che la frase scritta in prima di copertina mi aveva un po’ maldisposto verso la lettura. Accanto all’ombra di un beduino armato di mitra, si legge infatti “Il terrorismo islamico è una pestilenza su scala mondiale, fino a dove siamo disposti a spingerci per annientarlo?” e già mi veniva da immaginarmi una moderna crociata di cristiani pronti ad annientare islamici in una rinnovata pulizia etnica di hitleriana memoria, con il compiacimento dell’autore. Il libro è, per fortuna, cosa diversa e non si respira aria di razzismo. Caso mai i veri estremisti qui sono proprio i cattolici!

I figli del Serpente - G. L. Barone

I Figli del Serpente - G.L. Barone

I personaggi sono delineati bene, senza eccessi, senza ricercare superflui approfondimenti psicologici, ma limitandosi a ciò che è funzionale alla storia. Forse c’è qualche spiegazione di troppo, a volte sottolineata dallo stesso autore (a che serve descrivere il funzionamento di un agenda elettronica o come si nomina un amministratore delegato?), ma la lettura scorre molto bene e coinvolge, senza inceppamenti o appesantimenti.

Insomma, un altro autore ancora poco noto, ma che meriterebbe altri spazi e che, considerata anche la giovane età, quale si intuisce dalla foto sul risvolto di copertina, avrà modo di crescere e stupirci ancora.

Firenze, 01 Novembre 2011

AMAR MAFIA

Amore nel sangue - Fabiana Andreozzi, Vanessa Vescera

Amore nel sangue - Fabiana Andreozzi, Vanessa Vescera

Se fossi abituato a scegliere le mie letture dal titolo o dalla copertina, non penso che avrei mai letto “Amore nel sangue” di Fabiana Andreozzi e Vanessa Vescara (note anche come Licio e Vany su anobii), 0111 Edizioni. Guardando il libro mi viene, infatti, da pensare a un romanzo rosa appena tinto di rosso dal sangue di qualche delitto. Il sospetto potrebbe anche essere quello di trovarsi davanti a un amore vampiresco alla Twilight, ma non è così.

In effetti, c’è davvero una storia d’amore. C’è una bella ragazza dalle origini misteriose e ci sono due cugini che se la contendono.

Quello che c’è in più in questo libro è l’ambientazione nella Palermo del 1989, quella delle stragi in cui perirono i magistrati Falcone e Borsellino. Non si fanno i loro nomi, ma si parla della morte di un giudice che molto ricorda la loro.

Amore nel sangue” è dunque una storia di mafia, di famiglie d’onore, di odii e vendette. Tutto ciò dà un diverso spessore ai tormenti amorosi di una protagonista che altrimenti sarebbe parsa troppo giovane, con i suoi diciotto anni, per poter avere una storia davvero tormentata tra il suo promesso sposo Ciccio e il suo amante Angelo.

Cu fu?

Ecco allora le lotte tra famiglie e all’interno della famiglia stessa per mantenere o acquistare potere.

Certo, poco si dice dei reali interessi economici della mafia, della sua influenza sulla politica, del controllo del territorio, ma le dinamiche dei rapporti di parentela sembrano realistiche.

Alle autrici forse interessa di più mostrare la difficoltà a uscire dal giro della gente d’onore, dai ruoli decisi dai clan, dalla gabbia di un potere violento.

Avendo più volte sperimentato la scrittura a più mani, ne conosco le difficoltà, ma bisogna dire che leggendo mai mi sono trovato a pensare che un brano o un altro fossero di un’autrice piuttosto che dell’altra, segno che le due penne hanno ben amalgamato i rispettivi inchiostri.

Una nota, infine, sull’editore: sembra che finalmente la 0111 Edizioni abbia imparato a rilegare i libri! In passato avevo letto volumi pubblicati da loro che si spaginavano dopo pochi minuti di lettura. “Amore nel sangue” sembra invece ben rilegato, la carta ha un buono spessore e l’impaginazione è corretta.

Firenze, 27/01/2012

Falcone e Borsellino

Falcone e Borsellino

L'agonia di Splinder

In home page della piattaforma blog Splinder si legge: 

ATTENZIONE!
A partire dal 31 Gennaio 2012 il servizio Splinder verrà dismesso.
A breve verrà inviata una comunicazione con le indicazioni da seguire per recuperare tutti i contenuti dei blog ospitati. Sarà inoltre possibile attivare un redirect su un nuovo indirizzo web
.”

Credevo fossero solo voci da splinderiani pessimisti, ma purtroppo il giorno si avvicina: il pianeta Splinder sta morendo e il popolo web ha iniziato la sua diaspora.
Anche io ho così abbandonato mestamente la mia tana digitale degli ultimi anni http://menzinger.splinder per migrare nella galassia Blogger.
Già nel 2008 avevo aperto una pagina su Blogger, ma senza svilupparla, così l'ho riattivata, implementata e avviato da ieri il mio nuovo blog http://carlomenzinger.blogspot.com 
dove continuerò a parlare soprattutto di libri.
Spero che Splinder lasci almeno una versione statica del sito da usare come archivio dei vecchi post, che non mi sembra abbia molto senso esportare in massa e che impegherei troppo a trasferire poco per volta.
Spero di trovare presto molti di voi su Blogger. In ogni caso fatemi sapere dove vi siete rifuggiati per sfuggire al collasso di Splider.
Spero che questo sia un arrivederci e non un addio.

  
 

NESSUNO SCRIVE DA SOLO

Avete mai provato a guardare la pagina dei ringraziamenti di un best-seller o di un libro di successo recente?
Riportano spesso lunghe liste di ringraLa bambina dei sogni - dipinto di Angelo Condelloziamenti. Nessun libro oggi nasce senza un team.  Gli autori maggiori dispongono del supporto di case editrici importanti che mettono a disposizione lettori per l’editing, consulenti promozionali e altro. Hanno poi quasi sempre un agente, che non solo cura i rapporti con l’editore, ma spesso contribuisce all’editing iniziale. Ci sono poi spesso numerosi consulenti sugli aspetti più “tecnici” trattati nel libro (studiosi ed esperti di varie materie).
Un piccolo autore parte dunque svantaggiato anche in questo nella competizione con i grandi nomi.
Cosa può fare allora?
Credo che la rete possa essere una risorsa. Nel web si possono trovare altri autori disposti a leggere un testo, segnalarne debolezze, ingenuità, errori e refusi. Questo magari in cambio di analogo lavoro sui propri testi.
L’idea è che potremmo essere ciascuno il team dell’altro. 

Ho alcuni romanzi ancora inediti. Uno di questi si chiama “LA BAMBINA DEI SOGNI”. Lo sto pubblicando, capitolo per capitolo nello Spazio Autori di Liberodiscrivere http://www.spazioautori.it/autori/schedaAutore.asp?AnagraficaID=1207

Trovate qui i primi capitoli:
1 – Undergound’baby
2 – L’Isola dei bambini perduti
3 – La bambina del sogno
4- la visita

Poiché frequento anche il bel Gruppo “Due chiacchiere con gli autori” su aNobii, anche lì ho aperto una Discussione:

http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3174439#new_thread

Vi aspetto dunque tutti e aspetto i vostri commenti, con la speranza che siano spietati, perché l’obiettivo è quello di fare le pulci al romanzo, individuandone ogni minima pecca.
Anche una frase ballerina lo può rovinare. A volte basta cambiare la posizione di un aggettivo o di una virgola per trasformare un brano. Non fatevi scrupoli!

Grazie a chi vorrà partecipare.
_______________________
L’immagine è un dipinto a olio di Angelo Condello, realizzato come copertina per il romanzo “LA BAMBINA DEI SOGNI”.

Tre piccoli grandi autori

L’ANNO PALINDROMO DI PINOCCHIO
  
Pinocchio 2112 - Silvio DonàComincia come la più cupa delle distopie il romanzo di Silvio Donà Pinocchio 2112”. L’ho letto quasi in contemporanea con “La strada”, il capolavoro di McCarthy e all’inizio mi pareva quasi di leggere la stessa storia. Anche qui siamo in un futuro in cui la Terra non sembra aver fatto una gran bella fine. È il 21.12.2112, data palindroma come poche. La superficie del nostro pianeta è divenuta inabitabile e gli uomini, come novelli Morlock alla Wells, vivono, anzi sopravvivono nelle viscere oscure della Terra. La vita è una continua battaglia. Il protagonista è un uomo stanco e disilluso, senza più speranze che per campare fa il “cercatore di libri”. Questi sono divenuti ormai rari, come dopo un devastante “Fahrenheit 451” e anche se a saper leggere sono rimasti in pochi, c’è sempre qualcuno disposto a pagare per averli. Il Cercatore prima di liberarsene li legge. Dichiara:Silvio Donà 
Quando ho quei libri tra le mani io sono fuori.
Sono libero.

Sono vivo.” (pag. 33).
Ancora un atto d’amore d’un autore verso i libri e mi viene da pensare a Zafòn, a Kristof, a Lowry, solo per citare quelli che mi è capitato di leggere più di recente.
Il titolo mi pare un po’ fuorviante. Ci si aspetta una versione futuristica di Pinocchio (e questo non ispira) alla “L’uomo bicentenario” o “A.I. Intelligenza Artificiale”.
Cosa c’entra il burattino in questa storia? Poco a dir il vero, se non che ogni cosa si rivelerà essere una grande bugia e  che trai libri trovati dal nostro Cercatore c’è anche la favola di Collodi e sarà grazie a questa che farà amicizia con il boss degli abissi.
Prima però incontrerà un bambino, solo e bisognoso d’aiuto e d’affetto. Sarà lui a ridargli la voglia di vivere, prima di innamorarsi proprio della donna del ferocissimo boss. Ma non vorrei dir altro.
 A.I. Intelligenza artificiale Segnalo solo che quando arriva l’amore, che sia quello verso un bambino o verso una donna, tutto cambia e la vita si colora, la speranza rinasce. Come l’uomo e il bambino di McCarthy vivono l’uno per l’altro e l’uno grazie all’altro, così il Cercatore di Donà e il bambino soprannominato Lucignolo (in omaggio al personaggio collodiano) trovano la gioia di vivere l’uno nell’altro e un cuore arido riuscirà a far fiorire in sé la più piena generosità.
Se questa distopia non raggiunge i livelli inarrivabili della prosa asciutta di McCarthy (che descrive e nulla racconta), con cui ingiustamente mi viene da paragonarla, rimane comunque un ottimo romanzo, ben scritto, scorrevole e coinvolgente, in cui non mancano passaggi da segnarsi a margine come l’iniziale:
Non so se quello in cui lei era ancora viva fosse un tempo migliore o se fossi io a esserlo o se  sono i ricordi a essere meglio di qualsiasi presente; quello che so è che ho estinto la voglia di sognare.” (pag. 11).
Insomma un altro autore poco noto ma degno di ben maggior fama.
  La strada - McCarthy 
Firenze, 19/05/2011

IL LABIRINTO DEL CUORE
  
Il labirinto d'acqua - Annalisa FracassoDi
Annalisa Fracasso avevo già letto e commentato “Bucce d’acino” e “Cuor di Briossshhh.
Ho letto ora anche “
Il labirinto d’acqua”, edito nel 2009 da Cinquemarzo. In prefazione si dice che è la rielaborazione di uno dei racconti di “Tre di me”, opera prima della Fracasso, che non ho letto e con cui non posso far paragoni per capire quanto il testo sia stato rimaneggiato.
Devo dire che di quelli suoi che ho letto questo mi è parso il romanzo più maturo e articolato.
Anche qui non manca un certo pessimismo di fondo che porta verso finali non lieti alcune delle storie che qui si susseguono, ma la conclusione drammatica è forse il suggello ideale di un amore appassionato e straordinario.
Interessante è l’idea (ma cosa mi ricorda?) della vita di una coppia di sfortunati amanti che si ripete a distanza di secoli in quella di altre due coppie.
Complice dunque la magia di una collana e il gorgo misterioso e labirintico di una fontana, l’incanto dell’amore travolge letteralmente le coppie moderne, che ripetendo inconsciamente i gesti dei loro precursori, scivolano inesorabilmente  verso il dramma.
La bella villa che fa da sfondo alle vicende arricchisce la scena, dando spessore all’ambientazione.
Sebbene alcuni quesiti rimangano aperti, credo volutamente (il sub è il marito di Alison? E come è finito nella fontana? È un caso  o no che Dessié stia per urtare Kamila con la moto? Perché Luca scopre che Dessié è morto – o morirà -, se non è vero?), la storia, pur surreale, trova una sua logica e i personaggi prendono forma e rilievo, imprimendosi nella mente del lettore come solo delle storie un po’ speciali riescono a fare.
  Annalisa Fracasso con una copia di Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale di Carlo Menzinger
Firenze, 7/6/2011

BASTASI COLPISCE ANCORA
  
La gabbia criminale - Alessandro BastasiDi
Alessandro Bastasi avevo già apprezzato molto il romanzo “La fossa comune” (ne ho scritto qui). Con “La gabbia criminale” questo autore migliora ulteriormente. Sarà forse che, sganciandoci un po’ di più dalla politica internazionale che nel precedente romanzo aveva un ruolo centrale, e calandosi in una realtà più ristretta, riesce a trovare maggiormente la misura umana del ricordo, della costruzione dei personaggi, della ricerca interiore, realizzando un prodotto più facilmente apprezzabile.
 
Qualcuno consigliava agli autori di scrivere di ciò che conoscono e hanno vissuto. Non sono totalmente d’accordo con quest’affermazione. A volte, soprattutto nella letteratura fantastica, è possibile svincolarsi da questa regola, a patto però di aver studiato bene il mondo, reale o immaginario, che si va a descrivere. L’expertise si compone di conoscenza e esperienza. Per scrivere non sempre occorrono entrambe. Basti pensare alle ricostruzioni salgariane di mondi esotici da lui mai visitati o alla Terra di Mezzo di Tolkien.
Credo però che scrivere di Treviso a un autore come Bastasi che in questa città c’è nato e vissuto, possa averlo aiutato a ritrovare una vena più sentita e sincera, facendo emergere ancor più l’ottima stoffa che già avevamo apprezzato ne “La fossa comune”, ambientato in Russia ai tempi di Eltsin.Alesandro Bastasi 
Quello che si snoda è un giallo il cui disvelamento è soprattutto riscoperta di memorie perdute, di vite passate di questa provincia italiana così per bene ma anche così carica di veleni e falsità.
E come da noi spesso accade è la famiglia, con i suoi vincoli e obblighi, a costruire intorno a ciascuno gabbie sempre più strette, al punto da divenire “criminali”.
È il familismo amorale che vi divora, che fa scomparire solidarietà, legami sociali, senso comune, questa gabbia criminale dalla quale sono scappato appena ho potuto. Questo intreccio di falsità contrabbandate per decoro, buon nome, reputazione, questo cazzo di legame del sangue in nome del quale si possono compiere le azioni più vigliacche” dice saggiamente il protagonista  verso la fine del romanzo (pag. 229), e a noi verrebbe da aggiungere che è da Il padrinoquesto familismo che sono nate mafia, camorra e ndrangheta, è di questo familismo che si è nutrita la Chiesa e con essa certa politica per decenni, è da questo familismo che nasce la diffusione epidemica della raccomandazione, del favore e del favoritismo, è da tutto ciò che nasce la debolezza del nostro Paese, incapace di concepire un sistema sociale in cui il merito, la capacità, l’impegno, l’onestà prevalgano sui legami di sangue, di amicizia, di cordata, di schieramento, di partito.
Se dunque qui Bastasi rinuncia a parlare della politica fatta dai politici, ci parla però, tra le righe, della politica vera, della vita della città, in particolare di quella della sua Treviso (ma certi comportamenti sono comuni da nord a sud).
Se apprezziamo però questa lettura è soprattutto per il calore sincero dei suoi personaggi, che sembrano davvero prender vita e muoversi davanti ai nostri occhi.
Altro pregio di questo volume è un editore, Eclissi, che sembra in grado di confezionare un prodotto di qualità quanto meno migliore di quello delle 0111 Edizioni della precedente pubblicazione.
Auguro dunque ad Alessandro Bastasi tutto il successo che si merita e consiglio sicuramente la lettura.

 
Firenze, 12/07/2011

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