
22/11/’63 – Stephen King
Ho iniziato a leggere “22/11/’63” di Stephen King sapendo poche cose:
- è scritto da un autore che ho scoperto di recente, ma che sto apprezzando molto (It, La Bambina che Amava Tom Gordon, Cell, L’Ultimo Cavaliere);
- riguarda l’omicidio di Kennedy;
- chi l’ha letto lo considera buono, anche se la parte centrale forse è un po’ pesante.
Il fatto che riguardasse Kennedy non mi ispirava particolarmente e i pareri dei lettori che avevo memorizzato mi invogliavano solo in parte. Penso dunque di averlo letto soprattutto perché scritto da King.
È stato dunque per me una sorpresa continua. Questo forse è uno degli aspetti migliori di questo libro, che considero, sostanzialmente, ottimo.
Vorrei ora svelare ciò che mi ha favorevolmente stupito, percui se ancora non l’avete letto, fatelo e lasciate qui questo commento (magari leggetelo dopo averlo finito). Non ve ne pentirete, anche se il libro è piuttosto voluminoso.
La storia inizia ai giorni d’oggi e poco fa presagire agli inizi sugli sviluppi della trama, anche se King ci fa apprezzare i personaggi e le loro sfortunate vicende, dal protagonista Jack lasciato dalla moglie, al bidello zoppo, al misterioso ristoratore Al. Poi arriva la prima bella sorpresa. Jack viene coinvolto da Al in un viaggio nel tempo. Dato che adoro i racconti che li riguardano, a questo punto comincio ad andare in estasi.

Stephen King
C’è ancora qualcosa di nuovo da inventare in fatto di viaggi del tempo? Sono convinto di sì. Non per nulla nel mio romanzo “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” definisco il Tempo un frattale, dove ogni linea rappresenta un passato o un futuro alternativi ovvero un universo divergente (il concetto l’avevo utilizzato negli anni ‘90 con “Il Colombo Divergente”, poi pubblicato nel 2001).
Anche King pensa che ci possa essere qualcosa da dire e ci mostra prima un concetto di Tempo Reversibile: ogni volta che qualcuno si infila nella dispensa di Al si ritrova nel 1958, sempre nello stesso istante. Se compie delle azioni altera il futuro e ne può vedere gli effetti appena torna nel 2011 (dopo ogni viaggio nel 1958, per quanto lungo, nel 2011 sono passati solo 2 minuti). Se dal 2011 torna di nuovo nel 1958 nessuno si ricorda più di lui. È come se non ci fosse stato. Azzera tutte le variazioni apportate nel viaggio precedente.
Già questa mi pare una visione del Tempo piuttosto originale. Da ucronico però non mi convince molto: come dicevo mi piace di più l’idea del Tempo visto come un albero dagli infiniti rami, ognuno che nasce da una diversa scelta.

Ogni volta che qualcuno passa per la porta del tempo (qui la chiamano “la buca del coniglio” e viene da pensare ad Alice nel Paese delle Meraviglie), crea un universo divergente. Jack arriva in un passato che gli pare sempre uguale, ma non lo ha azzerato, come pensava, ne ha solo creato un altro (visione dunque simile a quella dei miei romanzi). Gli universi divergenti King li chiama “stringhe”. Se uno torna troppo spesso nel passato, crea molte stringhe e queste si incasinano, si mescolano. Si creano delle “armonie” (dei deja-vu) che mandano in tilt la realtà, rischiando di farla collassare (concetto invece del tutto assente nei miei libri).
Più sono grosse le variazioni che apportiamo al passato, più il tempo va in crisi. Quando Al compra hamburger ai prezzi del 1958 per il suo ristornate del 2011, il Tempo ne risente poco. Quando prova a salvare una ragazza che rischia di restare menomata, le cose si complicano. Quando Jack prova a salvare John F. Kennedy il mondo va in crisi. Le armonie entrano in vibrazione e provocano sismi tellurici.King fa riferimento alla teoria della farfalla: una farfalla che batte le ali provoca un terremoto nell’altra parte del mondo.
Credo che con le alterazioni del Tempo sia proprio così. Basta cambiare un piccolissimo evento per cambiare il futuro. Ne “Il Colombo Divergente” scrivevo che il gesto di un indigeno sudamericano sarebbe stato sufficiente a impedire a Colombo di tornare dall’America.
King prende alla lettera la teoria della farfalla e dei terremoti e quando Jack torna nel 2011 trova il mondo devastato dalle scosse sismiche.
Questo romanzo però non è solo un viaggio nel tempo. È anche un romanzo storico, che ci parla di come vivevamo alla fine degli anni ’50 e all’inizio dei ’60. È anche un giallo in cui Al e Jack investigano per scoprire se Lee Oswald era solo nell’attentato a Kennedy. È una bella storia d’amore tra Jack e Sadie. È un thriller. È una storia di violenza, quando ci parla della strage della famiglia Dunning, della follia del marito di Sadie, dei misteriosi omicidi di Derry.

Lee Harvey Oswald – L’assassino di John Kennedy
Sì, avete letto bene: Derry! Quando Jack arriva a Derry è incontra i personaggi di “It” ho sussultato: allora questo è il seguito di “It”, ho pensato. In un certo senso è così: c’è la stessa presenza arcana e misteriosa, ma Derry è solo una tappa, poi la storia prosegue per un’altra strada. Non occorre aver letto le vicende del pagliaccio demoniaco per seguire la storia. Qui è solo un accenno, ma molto ben inserito.
Insomma, un romanzo che quando cominci non puoi mollare, un romanzo che ne contiene tanti in sé, ma assai ben amalgamati, un romanzo avvincente, che fa riflettere, emozionare e persino commuovere.
Dicevo all’inizio di aver letto che la parte centrale qualcuno l’ha trovata un po’ pesante. In effetti, la trama sembra allontanarsi un po’ troppo a lungo da quello che sembra l’obiettivo principale: salvare Kennedy. Ma è di questo che il libro parla principalmente? Per fortuna, dico io, no.

Marina Nikolaevna, moglie di Lee Oswald
Ci parla soprattutto del dramma di un uomo qualunque (un insegnante di scuola) che deve reggere sulle sue spalle il peso della Storia, che deve salvare non solo il Presidente, ma il mondo intero, perché dalla morte di Kennedy scaturiranno, forse, quella del fratello Bob, di Luther King (come può morire un King in un libro di King?) e la guerra del Vietnam con tutti i suoi morti. Un uomo che vorrebbe vivere una vita normale, che si innamora, che cerca di proteggere la propria donna, che è costretto a mentire perché la sua verità non potrebbe essere compresa. Un uomo che deve fare continuamente delle scelte, spesso dolorose.
Scoprirà poi che anche se agisce per il Bene, il Bene e il Male sono difficili da distinguere. Aver salvato Sadie dal marito folle, la porterà a morire per mano di Oswald (il cecchino di Kennedy). Salvare il bidello zoppo dalla follia del padre lo porterà a morire in Vietnam. Salvare Kennedy sprofonderà il mondo nella peggiore delle distopie.
E allora che fare? Dopo esser divenuto un eroe e aver salvato tutto quel che poteva salvare, scoprirà di aver fatto solo disastri e non gli rimarrà che scegliere di cancellare tutto, compresa la donna che ama, con la speranza di salvare almeno una cosa: il Tempo. Il Tempo che non vuol esser cambiato e quando lo tocchi “morde”.
Firenze, 21/05/2011
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