Amo leggere un po’ di tutto ma i gialli non mi ispirano mai molto. “Nei boschi eterni” di Fred Vargas, Edizioni Einaudi, però sebbene, innegabilmente, appartenga a questa categoria, mi è piaciuto.
Bisogna dire comunque che l’atmosfera non somiglia affatto a quella di genere (come me l’immagino io, almeno, nella mia ignoranza in materia). Fin dalle prime pagine si ha subito l’impressione di avere a che fare con un romanzo gotico, paranormale o magari horror.
Non per nulla si parla subito del fantasma di un’assassina. Il commissario Adamsberg percepisce poi la presenza di un’Ombra. Due delitti su cui indaga portano alla profanazione di altrettante tombe.
Sembrerebbe dunque di essere su un terreno assai poco razionale. Lo stesso protagonista, Adamsberg, poi segue ragionamenti tutti suoi, quasi un anti-Holmes per quanto appare guidato dalle emozioni piuttosto che dalla razionalità.
La trama però poi si sviluppa. Non direi che si appiana, perché l’autrice (si tratta di una donna, Frédérique Audouin-Rouzeau, anche se scrive sotto lo pseudonimo di Fred Vargas) riesce a rendere la narrazione complessa e articolata, ma si dipana verso una soluzione meno irrazionale di quanto si potrebbe pensare, in un processo che mi è parso un po’ l’inverso di quello di “Ansia assassina”.
Da brava giallista ci offre una sospettata, della cui colpevolezza restiamo convinti fino alle
ultime pagine per poi scoprire che la verità è altrove, con un doppio cambio di prospettiva.
La trama si giova di un arricchimento continuo grazie alla comparsa di strane ricette per ottenere l’immortalità, “omicidi” di gatti e cervi, al riaffiorare di antichi conflitti infantili, che riportano al presente odii mai sopiti, e di amori dimenticati da vent’anni, che hanno però lasciato il segno.
I personaggi sono affascinanti e fantasiosi. Dal commissario un po’ lunatico, al “Nuovo” che parla in versi, alla poliziotta grassona e indistruttibile, all’esperta della scientifica specializzata in dissociazione, al coltissimo Danglard, braccio destro di Adamsberg, al commissario depresso, alla “congrega degli uomini”, al bambino Tom, al gatto Palla, lento e pigro, tutti contribuiscono a trasformare questo romanzo in qualcosa di più di un semplice giallo, in una vera opera di letteratura, che merita senz’altro molta attenzione. Finalmente un romanzo originale e fantasioso.
Il tutto poi pare sia arricchito ulteriormente dai vari giochi di parole che nella traduzione italiana non ho potuto gustare (ad esempio, il titolo “Nei boschi eterni”, in francese significa anche “nei palchi eterni” e “nei legni eterni”, traduzioni valide e significative, come si potrà capire leggendo il libro).
Consigliatissimo.
Firenze, 16/02/10







Pubblicato da Tutti i libri del 2010 « La legenda di Carlo Menzinger in 30 dicembre 2011 alle 20:40
[...] Nei boschi eterni – Fred Vargas – Einaudi [...]